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mercoledì 11 luglio 2012

Mimì in concerto e l'Italia campione del mondo. Intervista a Mia Martini. 11 Luglio 1982




Questa intervista è stata realizzata a Borgovercelli (TO) l'11 luglio 1982 dal primo fans club dedicato a Mia Martini, diretto da Giorgio Nobis, e pubblicata sulla fanzine n. 4 I sorrisi di Mimì nel 1982.

Ore 21,30: L’Italia è campione del mondo. Mentre anche noi stiamo inneggiando alla vittoria all’interno del locale, ecco arrivare la nostra cara Mimì che sta per entrare in camerino, ma non fa in tempo perché noi molto rapidamente la raggiungiamo prima. Saluti, baci, abbracci e ci invita nel camerino, anche lei è contenta per la vittoria dell’Italia, ma il massimo della felicità lo raggiungiamo noi quando ci fa ascoltare una cassetta con la registrazione di Stelle, una delle canzoni da lei scritta per il nuovo LP. Impossibile descrivere a parole la bellezza di questa canzone, lo dimostrano le lacrime che ci rigano il viso in quel momento!

Ore 22,30: Mimì sale sul palco sulle note di Nanneò, dopo di che saluta il pubblico ‘Buonasera a tutti, grazie di essere venuti lo stesso, nonostante la partita, abbiamo vinto e siamo tutti felicissimi, allora…’. Grida di brava le giungono dal pubblico, lei ringrazia e inizia il concerto! E ancora canto, Ti regalo un sorriso, Danza, Sono tornata, Stai con me, un revival di vecchi successi come Inno, Amanti, Valsinha, Minuetto. Gli applausi sono già fragorosi, ma aumentano alle prime note di E non finisce mica il cielo, segue un brano di Billy Joel  Just The way You Are. Dopo la presentazione dei musicisti, tocca a VolaLa costruzione di un amore e la chiusura con il bis di E non finisce mica il cielo.


L’INTERVISTA

D. Come riesci a superare i tuoi momenti neri?
R. Beh, ne ho tanti di sistemi, mi metto a leggere un libro che mi coinvolge molto, mi metto ad ascoltare la musica, non so, suono, comunque riesco a superarli molto facilmente.

D. Cosa pensi che ti direbbe Movie (la sua cagnolina, n.d.r.) se potesse parlare?
R. Oh mamma mia, la mia Movie mi da solo amore e non chiede niente, una pallina, stare vicino a me, un prato, ogni tanto, e la pappa.

D. Qual è la tua massima aspirazione di donna e di cantante?
R.Mah, non ho aspirazioni come cantante, ho aspirazioni come donna, quello sì e riuscire a piacermi sempre di più.

D. Il concerto che ti ha dato più soddisfazioni?
R. Beh, ce ne sono tanti…però forse l’ultimo che ho fatto l’altra sera vicino a Forlì è stato molto importante….cioè una soddisfazione non solo di pubblico ma anche di entourage, di gruppo, di tecnici, di ragazzi che dovevano girare con altri artisti e mi hanno fatto la sorpresa. Mi hanno detto: ‘No, noi non ti abbandoniamo’. Credo sia la cosa più bella che si possa avere.

D. E il pubblico di stasera, invece, come ti è sembrato?
R. Abbastanza distratto, giustamente, prchè dopo il Mundial era il minimo che potesse succedere…

D. Qual è la canzone che ti è più difficile cantare?
R. Le canzoni che non amo, le trovo molto difficili, non riesco a cantarle..

D. Il tipo di domanda che temi di più durante un’intervista?
R. Che temo? Mah, non ci sono domande che temo, non mi piacciono le domande stupide.

D. C’è qualcosa che rimproveri ai tuoi fans?
R. No!

D. Di farti tante domande…
R. (ridendo)….no….siete stupendi…

D. Cosa ha significato per te la partecipazione al Festival di Sanremo? Ne sei rimasta soddisfatta? Come è visto dietro le quinte?
R. Mah, dietro le quinte non sono riuscita a vedere molto io, i pezzi di Sanremo li ho scoperti dopo, alcuni, pian piano, magari ascoltando la radio….non li ho seguiti. E’ stata una esperienza molto interessante, che io non avevo mai fatto, e il Premio della critica poi è stata una cosa…..

D. Come nascono le tue canzoni, ed in quali occasioni?
R. Oh! Nascono sempre in maniera diversa, secondo l’ispirazione, da tante cose, che puoi leggere su un giornale, che vedi per strada, un’emozione che ti dà una certa musica…sono diversi i motivi che ti spingono a scrivere una canzone….

sabato 7 luglio 2012

Intervista esclusiva a Massimiliano Pani: Mia Martini la voce che spacca nell’anima



Disponibile e gentile, Massimiliano Pani ha accettato volentieri di esprimere la propria opinione su Mia Martini in esclusiva per il club Chez Mimì. Lo ringraziamo vivamente e diamo spazio all’interessante chiacchierata.


• Prima domanda d’obbligo: la sua opinione su Mia Martini come artista e come donna.
  Non posso esprimermi su Mia Martini come donna, non ho avuto il piacere di frequentarla abbastanza a lungo. Come cantante ha nella voce il dolore, la rabbia, il riso e le lacrime…è una grande cantante.

• Se ha avuto modo di conoscerla personalmente: che ricordo ha di lei, può raccontarci qualche aneddoto?
   L’ho incontrata tante volte negli anni, alcune per caso, altre no. La conobbi in occasione di un pezzo che avevo scritto e che le era piaciuto “Già visto” cantato da Mina in “Italiana” nel 1982. Voleva incontrarmi e capire come poteva un ragazzo di 19 anni scrivere un testo così “adulto”…conobbi quel giorno a casa di Mimì anche Ivano Fossati.

• Tra i brani del suo repertorio, quali sono le sue preferenze e quali di essi avrebbe voluto scrivere…..
   …sono un ammiratore di Maurizio Fabrizio e ritengo che i suoi pezzi scritti per Mimì abbiano avuto grazie a lei la migliore interpretazione possibile. Lei ha dato a quei brani di grande eleganza e intensità lo spessore e l’emozione che non sarebbe riuscito a dare nessun altro interprete.


• Quali sono le sue considerazioni in merito allo spinoso ostracismo che l’artista ha dovuto subire, legato alla triste nomea della iella.
   La cultura familiare che mi appartiene, e della quale non ringrazierò mai abbastanza i miei genitori, mi fa dividere le persone, che ho il piacere di frequentare, non tra potenti e no, ricche e no ma tra intelligenti e no, di valore umano e no, di talento e no…per me Mia Martini era una artista di valore assoluto, una donna con me affettuosa e amichevole…qualunque altra valutazione non ha nessun senso e non mi ha mai influenzato.

• Come compositore, ha scritto anche per altri interpreti come Anna Oxa. Ha pensato qualche volta sulla possibilità di affidare a Mia Martini un suo brano?

  Sì, ne sarei stato onorato, ma un autore sa quale dei pezzi che ha nel cassetto è veramente valido e quale…solo normale. Per lei ci voleva un genere di pezzo con le caratteristiche di emozione che poteva permettere a un vero grande cantante di esprimersi. Ma quando mi è venuto quel genere di pezzo, e penso a “Serpenti”, “Fosse vero” e altri, li ho fatti ascoltare prima a mia madre per avere un parere…e non li ha mai rifiutati…quindi proporre un brano meno intenso per Mia Martini non mi sono mai permesso di farlo…

• Sembra che ci fosse in cantiere un progetto discografico per una eventuale partecipazione di Mimì a Sanremo 1996 con la collaborazione degli Audio 2.
   Non ricordo bene, ma può darsi che Donzelli e Leomporro abbiano, come autori , proposto dei pezzi a Mimì per il San Remo di quell’anno.

• Ha avuto l’opportunità di assistere ad un suo concerto?
  Purtroppo no, ma ho visto molti concerti su dvd di Mia Martini.

• Agli inizi degli anni ’80, Mia Martini si presenta al suo pubblico con una voce, come affermava anche lei stessa, modificata nel timbro, più roca e ‘sporca’, rispetto a quella più cristallina del decennio prima. Lei quale preferisce di più?
   Io per età anagrafica conosco meglio questa seconda voce di Mia Martini, ho riscoperto solo negli anni a seguire i suoi primi dischi. Io trovo formidabile l’emozione che quella voce dava lacerandosi e spaccandoti nell’anima…una vera meraviglia.

• Mia Martini cantautrice. Sono in pochi a parlare di questo aspetto. Ha avuto modo di scoprirla in questa veste?
Lei teneva giustamente molto a questo ruolo. Sicuramente un cantante deve “modellare” il suo repertorio se possibile contribuendo a crearlo a “sua immagine”…lei ha fatto questo lavoro assieme ad autori straordinari come Fossati o Fabrizio, ma anche da sola “tessendo” la sua trama musicale per adattarla alla voce straordinaria e cosi personale che andava sviluppando sempre diversa negli anni.

• Mia Martini spesso diceva di considerarsi la ‘Cenerentola’ della musica leggera. Eppure, ha avuto varie collaborazioni artistiche, come quella con Baglioni, Fossati, Aznavour, Murolo, Shapiro. Quale tra queste considera più proficua e incisiva?
Lo so che mi ripeto, ma io amo molto il periodo Mia Martini/Ivano Fossati e Mia Martini/Maurizio Fabrizio.

• Si è parlato di un duetto tra Mia Martini e Mina, che avrebbe dovuto realizzarsi nel ‘96, ma non c’è stato il tempo. C’era questa intenzione o si tratta di leggenda metropolitana?

  Mia madre e Mimì si stimavano molto reciprocamente. Entrambe sono grandissime cantanti anche se diverse nel modo di cantare, cosi personale per entrambe. Sono uguali però nel cercare l’emozione prima di ogni altra cosa nel loro canto…sarebbe stato bello un duetto e ne hanno parlato spesso. Purtroppo il pezzo giusto non era stato individuato in quel momento…

giovedì 5 luglio 2012

L'album "Quante volte ho contato le stelle" raccontato da Mia Martini



Ormai i miei tre anni di assenza dalla scena sono acqua passata. Dallo scorso Sanremo (con E non finisce mica il cielo ) in poi è nata un’altra Mia Martini. Quindi, oggi, non c’è nessun rientro, semmai una prosecuzione della nuova strada intrapresa.
Finora tutti consideravano la mia voce e basta. Ero un’interprete delle cose che altri scrivevano, c’era partecipazione vocale, ma non di testa, di cuore, di sangue. Essere solo una cantante non mi dava più niente, soprattutto perché non dava più niente agli altri e allora mi sono intestardita nella ricerca di un qualcosa che mi offrisse la possibilità di vivere veramente. Ho studiato, ho cercato in me stessa le ‘mie’ verità, sono migliorata e finalmente sono entrata veramente nella musica. Ho scoperto un mondo bellissimo, impalpabile, impercettibile e vastissimo. Adesso si che posso dire di essere viva. Oggi, affrontando appunto questa prova ho capito che essere cantanti di se stessi è un’altra cosa, molto più interessante e completa. Io ho cantato le cose che in certi momenti ho vissuto o ho creduto di vivere. Un’esperienza che è solo l’inizio del mio lavoro futuro e che mi ha fatto finalmente trovare la mia giusta dimensione d’artista.


Anche se non mi voglio più considerare una cantante solamente, è bello sapere di essere gratificata di stima in un ambiente che fa più facilmente trapelare la maldicenza della generosità. Il fatto è che mi ero resa conto di lavorare in un mondo che mi stava stretto. Venivo bombardata da pesanti richieste commerciali, legate al lancio di una ‘immagine’ che non era la mia. La mia voglia invece, è sempre stata quella di potere incidere canzoni scritte da me o da altri, e la libertà di scegliere testi e contenuto.
Artisticamente, con la svolta di scrivere i pezzi, credo di essere maturata molto, è la mia vera identità.
Ho scritto molto. Poesie, testi, parole in libertà. Ho anche ripreso i miei studi di musica classica, ho scoperto di amare il mio tempo libero, la mia casa, il mio uomo, le mie piantine di basilico. Una donna ogni tanto ha bisogno di ritirarsi in casa. Aggiungiamo che tre anni fa ero moralmente distrutta, non avevo più voglia di sopportare un ambiente che mi bistrattava. L’intervallo mi è servito per diventare più forte, più grande: ma soprattutto per scrivere. Poi ho scoperto di essere diventata più fiduciosa verso me stessa, meno fragile, meno vulnerabile: e allora sono tornata.Tutto quello che io provo oggi è dovuto alle esperienze passate. Soprattutto quelle negative. Se una persona non soffre, se non sbatte la testa contro un muro non può maturare né imparare niente, perché le cose che vanno bene si dimenticano troppo presto. Io, per esempio, ho avuto un sacco di batoste che ricorderò tutta la vita perché mi hanno lasciato il segno. Ma solo così sono state, sono e rimangono di insegnamento.

Già con Danza realizzato con Ivano Fossati è successo che io volevo un altro indirizzo artistico perché mi ero stancata di un personaggio da cantante tradizionale che non era mio anche se mi ha dato soddisfazioni come cantare all’ Olympia di Parigi con Aznavour, cose che in Italia pochi sanno proprio perché la promozione che ricevevo io non era minimamente caratterizzata dalla mia vita artistica ma solo dai dischi. Solo quelli contavano e alla loro maniera naturalmente: così, quando ho deciso la copertina di Danza, la coppa di champagne presa a calci che significava visualizzare le mie interpretazioni, loro hanno detto di non essere d’accordo ed è cominciato un periodo di scazzi.
All’inizio, io e Ivano, seguendo un consiglio che ci hanno dato in molti, abbiamo lavorato insieme ma non è stato facile, si finiva per trasportare anche nel lavoro le tensioni del rapporto, tensioni normalissime come quelle di tutti, creandone altre ancora e così dopo E non finisce mica il cielo ci siamo detti di comune accordo che era meglio non lavorare insieme. Ivano mi ha consigliato Shel e devo dire che non sbagliava: Shel è bravissimo come musicista ma è soprattutto una persona che mi aiuta a stare bene, a vincere i miei timori, le mie paure, un amico.

Nel realizzare questo disco, Quante volte.. ho contato le stelle, abbiamo scoperto di pensarla allo stesso modo su molti argomenti della vita, e tra noi si sono accese nuove scintille di fantasia. Abbiamo lavorato con amore, in perfetta serenità, divertendoci: e questo è un aspetto importante per la buona riuscita delle cose che fai. Questo disco rappresenta molto per me sia perché segna il mio ritorno nel mondo della musica leggera, sia perché è il frutto di un mio lungo lavoro di ricerca, oltre che sui testi, sugli arrangiamenti. Trovo fondamentale per un cantautore dare largo spazio alla ricerca musicale, attività che da noi in Italia, forse per il nostro senso d’inferiorità nei confronti degli stranieri, è molto frenata. Da questo momento in poi intendo perfezionarmi continuamente, anche cambiando spesso genere musicale, se necessario. La canzone che preferisco in assoluto è “Stelle” in cui si parla delle illusioni di un mondo, come quello dello spettacolo, in cui sempre più frequentemente in nome del successo si chiede alle persone di tradire se stesse.
Quello che invece è per me fondamentale è riuscire a mantenere questa ‘carica’ che mi porto dentro e che mi impedisce di adattarmi alle situazioni di compromesso, stimolandomi a intraprendere nuove strade.

Anche questa volta, come già con Mimì, ho scritto i testi delle mie canzoni, perché solo interpretandole mi sembrava di non dare abbastanza. Tessere insieme musica e parole è un gioco stupendo.

Alcuni estratti sono inseriti nel libro Mia Martini. La voce dentro

sabato 9 giugno 2012

Mina e Mia Martini: la loro reciproca ammirazione



La grande ammirazione di Mina verso la collega Mia Martini viene confermata dalla risposta che la nostra splendida interprete da sulle pagine di Vanity Fair ad un fan che le chiede cosa ne pensa della indimenticata artista scomparsa prematuramente ma presente nel cuore di molti.


Le viene proposto anche di dedicarle un eventuale tributo con la sue canzoni più belle. Mina con la sua sensibilità ed intelligenza risponde in maniera decisa, senza alcuna esitazione: ‘Per fortuna il suo talento dolente e intenso è rimasto qui, nei suoi dischi, nelle sue apparizioni televisive. Cosa ne penso? Mi piace moltissimo, basta sentirla per imparare sempre qualcosa. La precisione, la purezza, l’uso della voce. La passione no, quella ce l’hai o non ce l’hai. Quella non si impara. Lei ne aveva da vendere. Caro Marco, io ho indegnamente fatto un suo pezzo, per la precisione “Almeno tu nell’universo”, ma meglio se senti la sua versione, credimi’.

La loro reciproca stima risale a parecchi anni fa. Nel 1979, Mina, all’interno del suo programma radiofonico "Incontri musicali del mio tipo", introduce un brano di Mia Martini con questo commento: 'Ragazzi, occhio a Mia Martini, che è veramente forte'.

Nel 1981 si crea la prima oppotunità di una loro collaborazione, purtroppo sfumata, ed è la stessa Mimì a parlarne, molti anni dopo, al suo club ‘Chez Mimì’: ‘Mina ha ascoltato il mio brano "Nanneò", solo strumentale, e avrebbe voluto che si scrivesse un testo per potere realizzare un eventuale duetto. L’idea era originale, purtroppo io non ero molto convinta della produzione artistica affidata a Massimiliano Pani, così non si è fatto più nulla’.

Nel 1978, Mia Martini, avendo assistito ad uno degli ultimi memorabili concerti di Mina, rilascia, sull’onda dell’entusiasmo, la seguente dichiarazione: ‘In vita mia solo tre concerti mi hanno stregata: Ray Charles, Aretha Franklin e Mina. L’esperienza di Bussola domani è stata assolutamente irripetibile. L’ho applaudita a lungo, in piedi sulla poltroncina, fino a spellarmi le mani. Il feeling di Mina è paragonabile solo a quello di alcuni artisti di colore, che io amo particolarmente, e che ho citato. Sorretta da una carica e da un talento micidiali, credo non abbia paragoni nel mondo di noi bianchi. La Streisand? Ma figuriamoci: Mina non fa easy listening, il suo è jazz, quasi sempre, anche quando canta ‘Insieme’. Io ho cominciato con il jazz e qualcosa ne capisco.’

Alla fine del ’94, torna a parlare di Mina in una intervista rilasciata ad una emittente televisiva privata : ‘Secondo me, è la più grande artista in assoluto che abbiamo in Italia, sono pazza di lei, io amo la recente produzione, anche se non mi sembra che lei sia molto presente. E vi confesso che desidererei cantare qualcosa con Mina. E se dovesse tornare a cantare dal vivo, ci andrei a piedi in pellegrinaggio, in processione con gli altri fans’.

Nel 1995, dopo la scomparsa di Mia Martini, in un articolo scritto da Mauro Coruzzi/Platinette, viene data la conferma di una futura collaborazione tra Mia e Mina, che si sarebbe realizzata nel ’96. ‘Si erano già sentite, dichiara Massimiliano Pani, e mia madre aveva intenzione anche di darle un brano, scritto dagli Audio 2, adatto a lei, da presentare a Sanremo’. Purtroppo non c’è stato il tempo.

Quanto dichiarato da Mina su Vanity Fair sembra che faccia tramontare definitivamente la possibilità di un disco intero realizzato da lei dedicato al repertorio di Mia Martini, come desiderano moltissimi estimatori di queste ineguagliabili e geniali artiste uniche.

Ma la speranza è l’ultima a morire.

Elaborazione testo Pippo Augliera inserito in "La voce dentro"

venerdì 1 giugno 2012

La mia recensione de "La voce dentro" libro su Mia Martini



Cosa dire di questo libro, inizio dicendo che era quello che speravo uscisse dopo tanti anni, cioè un libro che descrivesse la carriera e la vita di Mia Martini per aree tematiche, da cui poi trarre interessanti spunti di discussione. Ben inteso la vita di Mimì, pur essendo stata molto breve, è stata così intensa, ricca, densa, importante, che risulta sempre difficile fare una scelta esaustiva in tal senso, ed è poi anche molto difficile poter trattare i vari argomenti.

Augliera, tralasciando volutamente l'aspetto meramente visivo (non sono presenti foto), per una scelta dettata dalla necessità di impegnarsi a livello testuale, e ben sapendo che da un paio d'anni appena è stato realizzato da Caroli e Harari un libro che a livello fotografico e visivo ne valeva dieci, ha deciso di affrontare diverse tematiche, e lo ha fatto con grande bravura, professionalità e scorrevolezza.

Leggere le varie interviste fatte ai suoi colleghi mi provoca sempre una grande emozione, in fondo è da ciò che si capisce che la grande assente ha lasciato un segno indelebile all'interno del mondo dello spettacolo. Alcune di esse mi hanno particolarmente commosso ed emozionato, mi ha addirittura sconvolto l'intervento di Celentano dopo la morte di Mia Martini con parole dure, ma anche foriere di speranza, e miste a una grande consapevolezza che ormai il mondo dello spettacolo era sull'orlo del precipizio e si preparava ad un lento e inesorabile stillicidio, i cui risultati sono sotto l'occhio di tutti: case discografiche che falliscono, dischi che si vendono poco o pochissimo, pochissimi spazi di qualità riservati alla musica, pirateria a ogni latitudine, agonia del supporto fisico e cantanti che non fanno più il proprio mestiere.

Questo fa paradossalmente il paio con il fascino sempre maggiore che Mia Martini riscuote presso molte persone, inutile fare la casistica, non serve a niente. Come dice Jannacci nel libro, gli artisti non muoiono, ed infatti Mimì dopo il 1995 è forse rinata definitivamente. Lei lo pensava secondo me, sapeva perfettamente che sarebbe stata amata ancora di più. C'è comunque da dire, che. a fronte di un mobbing selvaggio, il pubblico l'ha sempre premiata, amata, applaudita, aiutata. Forse era questa grande empatia con la gente normale, con le persone che non facevano parte del suo ambiente, che l'ha fatta rinascere sempre, continuamente.

Lei ha sempre lottato continuamente contro il mondo dello spettacolo, e questa cosa era palese anche nella dicotomia donna/artista. Le sue miserie di donna, la difficile vita, l'amore dato e ricevuto da gente semplice, la difesa e la ricostruzione dei valori erano spunti che la obbligavano a lottare contro le mille ingiustizie di quel sistema, fatto di apparenza e velocità, fatto di tante schifezze. Spesso si fa apparire Mimì come una vittima, forse a ben guardare non lo è stata mai per niente: non lesinava cazziatoni ai suoi discografici, produttori, affini, forse anche in maniera molto rumorosa e eclatante anche, nella difesa totale della sua dignità di artista e di donna.

Mille lotte perse, ma solo perchè quel mondo è fatto di bastardi, perdenti fino al midollo, e forse tremendamente infelici, la sua lotta feroce è continuata con interviste, dichiarazioni, canzoni e scelte varie, che sicuramente hanno attirato tantissimi nemici. Per quanto riguarda quei poveretti che erano i suoi colleghi allo stesso livello, mi viene da dire che sono stati proprio degli scemi a credere a quelle stupide voci piene di cattiverie e rodimento, se quei colleghi andavano per la propria strada senza farsi fare fessi sarebbero durati sicuramente artisticamente qualche anno di più.

Certo, l'invidia in Italia attecchisce facilmente purtroppo, anche perché a fronte di una donna generosa, sensibile, e per forza di cose anche molto dura, leale e sincera, questa diventa furente. Direi che alla fine sono stati tutti perdenti, e che a Mia Martini hanno bruciato solo le doppie punte come disse in Strix dove si fece ardere al rogo, dimostrando a tutti un senso spiccato di ironia, intelligenza e superiorità. Alla fine la bilancia ha pesato dalla sua parte: dal 1989 è ritornata a cantare, e il successo le è ritornato a sorridere nonostante, tanti, in maniera velata, cercassero di nuovo di disarcionare la rompiscatole: questa Mafalda della canzone, che ha sempre portato aria di rivoluzione in quel mondo così pieno di ragnatele.

E' stata grande, dal mondo dello spettacolo è stata trattata come una lebbrosa, ma come una lebbrosa ha vissuto veramente fino in fondo la sua vita. Forse però la sua morte non è stata vana, credo che la sua esistenza difficile abbia salvato le vite di molte persone, sicuramente una tale tragedia porta a pensare, ad essere più forti, a rischiarare la mente e a cercare ciò che è veramente importante.

Mia Martini è stata una Giovanna D'Arco della canzone, e a tutti ha insegnato che il successo vero non significa vendere miliardi di dischi, ma arrivare all'anima della gente con dei discorsi importanti e pieni di significato. Ci ha creduto veramente e fino in fondo, rifiutando da sempre, l'etichetta di vedette, di cantante sofisticata, lei era una del popolo, e lo sarà sempre. Potrei continuare ore: Mia Martini mi affascina, purtroppo mi faccio trasportare, per me non è nemmeno una donna, ma un qualcosa di più forte e chi l'ha conosciuta ancora adesso non riesce a terminare il puzzle, perché lei è come il sole, per vederlo bisogna offuscare la vista, può arrivare sono una parte minima di lei.

mercoledì 30 maggio 2012

L’album ‘Mimì’ raccontato da Mia Martini





Sono rimasta lontana da tutto e da tutti per tre anni: prima di tutto dovevo capire che cos’ero io come donna e come artista. Ero combattuta:ilfatto che ci fossero tutti quei debiti da pagare era il mio alibi per non smettere. Quando Ivano Fossati si è opposto violentemente alla collaborazione con Pino Daniele, alla quale tenevo moltissimo, per un album che dovevo fare, questa lotta tra me e Mia Martini è diventata una cosa feroce. E, infatti, quando sono andata in sala di registrazione per incidere il disco, senza Pino Daniele, mi è andata via la voce, mi sono ritrovata con le corde vocali imprigionate in una spessa membrana di noduli.

E’ stato un periodo particolarmente triste quello che ho appena passato. Aggravato, tra l’altro, da una doppia, dolorosissima operazione alle corde vocali che per mesi mi ha addirittura impedito di aprire bocca. Un silenzio durante il quale ho potuto riflettere, mettere a nudo la mia anima, la mia vita, considerare gli errori del passato, e guardare al futuro come una donna nuova. Mi sono chiesta: perché tanto correre, perché tanto affanno per tenere il successo? Un aereo e una canzone, una corsa in macchina e un’intervista: tutto di fretta, con l’angoscia di non arrivare in tempo, bruciando ore al sonno, a me stessa, alla mia vita. E ho riscoperto il gusto di un sacco di cose: dei bei libri da leggere, ho assaporato il gusto di lasciare il televisore acceso senza degnarlo di un’occhiata, se non ogni tanto. Ma soprattutto ho ritrovato il piacere della musica, ho cominciato a studiare seriamente, prendendo lezioni di pianoforte e chitarra classica, di dettato musicale, di armonia e composizione. Mentre studi, fai gli esercizi, suoni…e suonando ho scoperto che avevo un miliardo di idee dentro da tirare fuori, praticamente un pozzo senza fondo.



Ero sempre stata convinta di non essere in grado di comporre canzoni, sebbene da qualche tempo ne sentivo l’esigenza. Così, sola nella mia casa, senza vedere e parlare con nessuno, ho cominciato timidamente a mettere assieme qualche strofa, a esprimermi scrivendo e il passo per arrivare alle canzoni è stato breve. Queste composizioni potevano restare per sempre solo mie, oppure avrei potuto darle ad altri da cantare. Poi, l’incontro con i dirigenti della D.D.D. mi ha convinto di tornare ad incidere un disco. Con loro i patti sono stati chiari fin dall’inizio e li hanno accettati: niente compromessi, nessuna ‘furberia’ e nessun condizionamento per la ricerca del successo. Devo dire che mi trovo bene con alle spalle una piccola casa discografica e persone che sembrano molto adatte a lavorare con me ed hanno tanto entusiasmo.

Questo disco non è come tutti gli altri. Prima di tutto ho lavorato con degli splendidi professionisti, dei ‘mostri sacri’ che, invece di dare consigli a me, stavano ad ascoltarmi con molta voglia di capire e con molta umiltà. Una grossa lezione, un bagno di professionismo che augurerei a molti miei colleghi. E poi il rapporto con la musica e le parole di ogni canzone è stato vissuto e sofferto con una intensità che prima non avevo mai provato: dar vita e forma giorno dopo giorno a una propria idea è una sensazione sublime, angosciante e dolce al tempo stesso.


I miei testi non sono niente di intellettuale, sono molto semplici, con parole abbastanza musicali. Penso che ci siano talmente tanti problemi in giro che è inutile appesantire la gente quando ascolta musica. L’ importante è non dire cose stupide, avere il limite del buon gusto. Mi rendo conto di rischiare molto: questa volta non ho solo dato lo ‘strumento voce’ ma tutta me stessa, cioè non ho solo arredato una cosa ma l’ho costruita partendo da niente, ma il rischio non mi ha fatto paura, anzi mi ha sempre stimolato. Ora tocca al pubblico decidere e il pubblico è un giudice che non sbaglia mai. Io non posso fare altro che aspettare, cosciente di avere fatto quello che volevo: un disco che sa di giornate a parlarsi senza bugie, ma sa anche di pasta fatta in casa e di basilico.

Finora tutti hanno considerato la mia voce e basta, ero un’interprete delle cose che altri scrivevano, c’era partecipazione vocale, ma non di testa, di cuore, di sangue. Posso finalmente dire che oggi sono consapevole di ciò che faccio e di ciò che voglio, e , affrontando appunto questa prova, ho capito che essere cantanti di se stessi è un’altra cosa, molto più interessante e completa. Io ho cantato ciò che in certi momenti ho vissuto oppure ho creduto di vivere. Un’esperienza che è solo l’inizio del mio lavoro futuro e che mi ha fatto finalmente trovare la mia giusta dimensione d’artista.*

Articolo pubblicato sul libro "Mia Martini-La voce dentro di Pippo Augliera. Ed.Zona

venerdì 11 maggio 2012

E’ questa la nuova Mia Martini



La cantante calabrese ha composto le musiche e scritto i testi del suo nuovo LP. Un intervento chirurgico e tanta rabbia.

Era il 1978 quando Mia Martini incise il suo ultimo disco, che s’intitolava Danza. Fu un’uscita poco felice, perché Mia litigò con la sua casa discografica, che ritirò addirittura i dischi dal mercato. Le era già capitato altre due volte di rompere i rapporti con i discografici, tutte battaglie risolte a suon di centinaia di milioni ( un paio per l’esattezza). Tutte battaglie perse.
Oggi Mimì, come è affettuosamente chiamata dagli amici, torna sulle scene con un album di cui lei è anche autrice. Viene a galla la sua preparazione musicale (studia pianoforte, chitarra e armonica) e le antiche dottrine del bel canto che lei ha assimilato fin da quando aveva cinque anni. Così, mentre tutti hanno il mirino puntato sulla sua voce nel timore che il recente doppio intervento alle corde vocali la abbia minata, Mia Martini risponde nella sua nuova veste di cantautrice, con voce uguale a prima ma con nuove canzoni.
Nuova è anche la sua immagine: capelli cortissimi, abiti non più zingareschi.
Ho fatto il punto sulla mia vita, dice, e ho raggiunto il mio equilibrio. Mi sono auto psicanalizzata, ho allontanato da me tutte quelle remore che fin dall’infanzia mi portavo addosso, ho imparato a conoscere me stessa. In una parola sono cambiata dentro.
-         Che cosa rinneghi del passato?
Sono stata troppo disponibile per il lavoro, ho sempre avuto attorno gente che mi lodava non per quello che sono, ma per quello che potevo rendere loro. Questo della canzone è un ambiente terrificante e ho voluto restarmene fuori, restandomene dietro le quinte per tre anni. Mi sono disincantata. So qual è il marciume che sta dietro a un’artista e non voglio più essere coinvolta. Continuerò a cantare, ma a piccole dosi. Nel mondo dello spettacolo tutti cercano di stritolarti, di infangare la tua dignità. E, alla fine, siamo noi che ne rispondiamo davanti al pubblico, con la nostra faccia.
-         Fammi alcuni esempi.
Il più clamoroso è quello della mia operazione chirurgica. Impresari disonesti, per risparmiare, mi hanno costretta a cantare con impianti sonori di poco conto; mi hanno costretta a tappe forzate sotto la minaccia di una penale. E, così, sono finita due volte sotto i ferri. Dopo l’operazione per tre mesi non potevo neanche parlare. Mi hanno operata tenendomi la bocca aperta mediante un apparecchio d’acciaio che mi ha ferito tutto il palato. E’ stato un periodo dolorosissimo.
-         Un altro esempio
 Nel mondo dello spettacolo impera la superficialità e il malcostume. Per rovinarti basta pochissimo. Un nemico mette in giro una voce sul tuo conto e tutti gli altri ci credono. E tu ti ritrovi improvvisamente solo. Quando qualcuno mi nomina c’è gente che fa gli scongiuri, dicono che io porti iella. Ma perché tanta cattiveria? Basta così poco per distruggere un’artista?
-         Perché dici distruggere?
 Vuoi che continuiamo con gli esempi? Dopo l’uscita del mio disco dovevo partecipare a Saint Vincent, ma Gianni Ravera non mi ha voluto. Dovevo realizzare uno special televisivo che la Rai mi aveva assegnato, ma il funzionario addetto al programma alla fine me lo ha negato. Un programmatore radiofonico e televisivo, che sta curando la realizzazione di un programma estivo per la Rete, ha detto chiaramente ai miei discografici che è molto meglio che io stia alla larga dalla sua troupe, perché porto iella. Tante grazie per questo contributo alla intelligenza. Ma ti sembra giustizia? Ormai ho smesso anche di odiarli e di soffocare la mia rabbia e di disperarmi.  
   -    Come è nata questa storia della iella?
Avevo rotto il contratto con un impresario disonesto che per le sue dimensioni corporee ho soprannominato il  ‘ciccione’. Quella stessa sera dovevo cantare con un gruppo di ragazzi, i Free Love, e, finita la serata, due di loro, un po’ brilli e un po’ drogati, si sono schiantati con la loro macchina e sono morti. Il ‘ciccione’, che era anche il loro impresario, per vendetta ha cominciato a diffondere la voce che loro sono morti perché io sono una che porta male, una menagramo.

-         E tu come hai reagito?
Te l’ho detto, sono soltanto degli imbecilli.

-         Intendo dire con il ‘ciccione’.
 Con lui ho un metodo particolare. Quando lo incontro, prima gli chiedo come sta sua madre, poi gli dico che lo trovo pallido e lui impallidisce sul serio.

-         Saltiamo di palo in frasca. L’amore?
Il mio uomo è Ivano Fossati, ora viviamo insieme a Milano. E’ lui l’artefice della mia maturazione, la persona che è spietatamente critica con me. Insomma, è un’unione perfetta.

(Lorenzo Lo Vecchio – Eva Express 1981)

Alcuni estratti dell'articolo sono contenuti nel libro "Mia Martini - La voce dentro"