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venerdì 8 maggio 2009

Mia Martini perdona il " profeta " Ippoliti e vivace botta e risposta con Luca Barbarossa


Vivace botta e risposta tra la vincitrice annunciata e il vincitore reale della rassegna.



Nervosa. Stressata. Assordata dalle "trombe" che senza requie annunciavano la sua vittoria al Festival. Adesso che si deve accontentare del secondo posto, Mia Martini può confessare tutta l' angoscia che le si era insinuata nell' anima: lo fa con toni sereni, ironici, pacati. Saranno state proprio le grandi strombazzate fuori tempo del suo trionfo a influenzare negativamente la sua gara? Lei non ha nessuna intenzione di recriminare. Anzi, butta decisa acqua sul fuoco: No, non sento d' essere stata danneggiata. Dalle "sparate" mi hanno ardentemente difeso in tanti, soprattutto Pippo Baudo e Alba Parietti. Così quando ho cantato la tensione è svanita, e adesso tutto è passato, è finito.

L'elegantissima Mimì non porta rancore neppure a Gianni Ippoliti, il più insistente e incaponito tra gli annunciatori della sua vittoria. Scambierei volentieri quattro chiacchiere con lui, gli offrirei da bere. Anche perché, redarguito, s' è corretto , è stato carino. Credo abbia capito che noi cantanti siamo dei professionisti. Si merita una valanga d'applausi, sorrisi, "brava, brava". Il vero vincitore Luca Barbarossa, anche lui predestinato sin dall' inizio all' Olimpo festivaliero ma con meno chiasso, si sente messo in secondo piano. E si fa largo, pensando d'essere spiritoso: "Aho' , ho vinto io, non so se v' è arrivata la notizia..." Ne ricava risate con contorno di "buu". Ma il bel Luca che canta "Portami a ballare" alla mamma non si fa intimidire: "Io non lo sapevo per niente che avrei vinto". Mia non resiste e lo interrompe: Eri all' estero? Guarda che nella palla di cristallo c'eravamo tutt' e due. Lui, di rimando: "No, io sulle palle non mi sono mai basato".

 Di nuovo Mimì : "E con mamma come la metti?". Ancora lui, buttandola sul goliardico: "Spogliamoci tutti...". Perfetto, mica che qualcuno pensasse di stare a Oxford in compagnia di gentlemen. E il romano Barbarossa aggiunge: "Mia è un' interprete straordinaria, non capisco perché lo vogliate scoprire tutti oggi. Si dovrebbe vivere il Festival in un modo un po' più dignitoso. Ho visto, anche dietro le quinte, scene da matti: gente che stava male di stomaco e stringeva amuleti". Poi si raddolcisce: "Scusate, ma non ho sabotato io il "sistema" sanremese, mi sento imbarazzato".

Gloria Pozzi (2 marzo 1992) - Corriere della Sera

martedì 5 maggio 2009

Nuova avventura musicale dalla voce di 'Martini Mia'







ERA un ritorno importante quello di Mia Martini a Sanremo, dopo anni di silenzio, di lontananza dalle scene, di storie tristi e sconcertanti.

E' stato un ritorno all' insegna del successo, come testimonia il decimo posto nella classifica dei singoli più venduti in Italia di questa settimana per la sua bella canzone Almeno tu nell' universo. Ecco, almeno in questo il Festival di Sanremo 1989 ha ottenuto un risultato positivo, nel riproporre al pubblico un' artista che è e resta, senza dubbio, una delle più belle voci della musica italiana, un' interprete che non solo ha una forza ed un' energia davvero encomiabili, ma ha soprattutto uno stile, una personalità che sette anni di silenzio non le hanno minimamente intaccato.

 Sette anni infatti sono passati dall' ultimo album che Mia Martini aveva inciso, Miei Compagni di Viaggio, ed il suo nuovo disco, Martini Mia, che la cantante ha presentato martedì sera al Notorius di Roma, in una serata tra amici, una sorta di piccolo showcase, più una festa che una presentazione vera e propria, nella quale la Martini ha cantato alcune canzoni contenute in questo nuovo album. Martini Mia è un disco pregevolissimo, un album ricco di belle canzoni, firmate da autori celebri come Maurizio Fabrizio e Bruno Lauzi una coppia efficacissima come dimostrano ampiamente sia il brano che apre l' album e che la Martini ha presentato a Sanremo, Almeno tu nell' universo, sia l' altra bella canzone del disco, Il colore tuo ed autori giovani come il napoletano Enzo Gragnianiello, un cantautore della nuova generazione, musicista e cantante di gran classe, ed in questo caso autore di tre brani del disco.

Ma c' è anche una Mia Martini autrice in questo album, in due brani che brillano certamente nella raccolta, per la passione stessa con la quale la cantante le esegue: Cantare è un modo di raccontare una storia, un' emozione, un movimento, un ritmo che in quel momento stai vivendo in un determinato modo - dice la Martini - una canzone deve essere qualcosa nella quale io possa credere, se no non riesco proprio a cantarla. La perla del disco è naturalmente il brano presentato a Sanremo, quello in cui Mia Martini esprime al meglio le sue doti d'interprete, la forza e l' emozione del suo stile, ma nell' album ci sono molti altri momenti per lasciarsi catturare dalla voce della cantante, come Amori, scritta dalla Martini stessa, Notturno, che porta la firma di Maurizio Fabrizio e Statte vicino a me, un bel pezzo scritto da Gragnianiello. E' un disco, insomma, per chi vuole riscoprire Mia Martini, un punto di partenza per una nuova avventura musicale, per una sorta di nuova vita per una cantante che ha carattere, stile, personalità ed una voce inconfondibile.
 
Ernesto Assante -Repubblica — 23 marzo 1989

Mia Martini canta "Notturno" dal vivo 1989
http://www.youtube.com/watch?v=-FzJWDzlt9A

giovedì 26 marzo 2009

Mia Martini: Semplicemente donna. Innamorata della musica



“Di questo libro sono semplicemente il curatore, ho solo organizzato i materiali accumulati da un lavoro di gruppo”. Così si chiude la conversazione (telefonica) con Pippo Augliera, 48 anni, di Messina, presidente del fan club ‘Chez Mimì’ sul libro ‘Mia Martini. La regina senza trono’, che è l’ultimo omaggio alla cantante scomparsa dell’associazione autorizzata ufficialmente dall’artista.
“Chiarimmo da subito –continua Augliera- quale sarebbe stato il registro della nostra associazione, poiché lei inizialmente era contraria. Ma dopo gli anni del black out aveva bisogno del contatto con il pubblico”.

Proprio nel 1989, anno del clamoroso ritorno a Sanremo con Almeno tu nell’universo, prende il via Chez Mimì, che la seguirà anche dopo la tragica scomparsa (12 maggio 1995) celebrandone il decennale della morte con il libro edito da Guida.

Augliera, come nasce il legame con Napoli?
Napoli, per la Martini, è stata una delle due città adottive. L’altra è Firenze, dove si unì artisticamente a Bigazzi, fautore del suo rilancio musicale. Ma Napoli la sostenne anche negli anni di buio discografico ed esistenziale, pensi che fu l’unico teatro di alcune sporadiche apparizioni. E poi c’è la collaborazione con Enzo Gragnaniello e Roberto Murolo, tanto significativa nella seconda parte della sua carriera. Non solo; era grande amica di Palummella, allora capo ultras del Napoli di cui era tanto tifosa da disertare una conferenza stampa per vederne una partita! Nel 2005, durante la presentazione dell’ archivio della canzone napoletana in cui ho portato alcuni materiali inediti in napoletano interpretati da Mimì, incontrai Peppe Ponti, manager di Gragnaniello e artefice dell’operazione Cu’mme con il grande Murolo, che mi ha messo in contatto con la casa editrice Guida, così coraggiosa da pubblicare un volume curato da un nome poco noto al mondo editoriale italiano.

Il libro non rassomiglia a una biografia…
E’ piuttosto un omaggio all’artista, ma inevitabilmente finisce per essere una delle poche opere a lei dedicate, vista la notevole lacuna bibliografica sul tema che si sta ridimensionando con la recente riscoperta di Mimì attraverso la ristampa di album, raccolte e la trasmissione di special tv che pur in tarda serata raccolgono ottima audience: il momento giusto per far uscire un libro in cui si senta la viva voce di Mimì. Perché è soprattutto basato sulle interviste che rilasciava a noi in esclusiva e che noi pubblicavamo su una fanzine (rivista ndr) periodica. Cinque anni intensi, in cui si intravedono anche flash back della vita passata e dei legami con i grandi nomi della musica leggera.

La Martini donna…
L’artista e la donna erano la stessa persona: quando parlava nelle interviste della sua carriera era se stessa, profondamente umana. Nel libro ho voluto sottolineare questo: il profilo di una donna intelligente, lontana dalle logiche spietate del mercato, sola, determinata a percorrere un’unica strada, quella della propria arte.
 
Di Giovanni Chianelli da Napoli Più

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Omaggio a Mia Martini. La regina senza trono
Mia Martini Roberto Murolo Enzo Gragnaniello ad "Alta classe" in "Cu'mme"
La regina senza trono a Firenze. Omaggio a Mia Martini
http://www.youtube.com/watch?v=U3-ecz96HM0

domenica 22 marzo 2009

Mia Martini: piena di energia ma così triste e sola:




Vogliamo riproporre un articolo di anni fa scritto proprio da Mauro Coruzzi, quando ancora non era Platinette.


Povera Mimì, così triste e sola. Ci siamo conosciuti nel ‘75, vent’anni fa, in una balera della Bassa. Lei era una grande stella e ricordo indossava un pomposissimo abito bianco tempestato di perline: era il periodo della gran signora, dell’Olympia in Francia e delle serate di giro nella provincia italiana, mentre l’ultima volta che l’ho vista, qualche giorno fa, aveva come sempre in questi anni i morbidi pantaloni Armani con cui cercava di nascondere le gambe non proprio bellissime.

Stavamo preparando una trasmissione radiofonica che la sua casa discografica avrebbe poi distribuito alle emittenti, era presissima dall’idea di fare la conduttrice alla radio, di poter finalmente conversare con il pubblico, di intervistare altri personaggi famosi. Eppure, dietro tanto attivismo, tanta energia, Mimì era una donna davvero sola e profondamente infelice: poche storie d’amore e una, la più importante, lunghissima e finita con le botte, mentre lei andava a cantare a Sanremo.
Da allora, e sono passati più di dieci anni, Mimì ha avuto bassi profondissimi: aveva cercato rifugio in Umbria, dalla quale era fuggita poco tempo fa per andare a vivere a Milano in un residence, prima di fuggire anche da lì per tornare in campagna; ci sono stati periodi lunghi in cui nessuno ha potuto (molti nemmeno voluto) avvicinarla, e poi, straordinario, il ritorno al lavoro, alla fine degli anni ’80 con Almeno tu nell’universo, in cui forse per la prima volta senza vergogna, esibiva quella voce rauca, contaminata da una malattia che per lungo tempo le aveva come paralizzato le corde vocali e che era così diversa da quella argentina degli esordi.

Ma Mimì era fatta così, somatizzava il dolore fino a ferire il proprio corpo, e da quella fine di un amore non si era più ripresa. Aveva la percezione che, per quanto potesse fare, la vita non le avrebbe offerto un’altra possibilità come quella e si comportava come se per lei non ci fosse futuro su cui investire, terra dove andare.
Non aveva un carattere facile e lavorare con lei richiedeva nervi d’acciaio, perché era instabile d’umore e come tutte le primedonne autentiche tendeva ad avere sempre ragione; eppure dietro quella diffidenza verso il mondo, nascondeva un’improvvisa fragilità, come quando poche settimane fa, svegliandomi nella notte, perché lei non dormiva e quando dormiva dormiva male, mi chiese il numero di telefono di una presentatrice della tv perché voleva ringraziarla di una cosa bella detta su di lei. Mimì era così sola: da non poterne più di cantare La costruzione di un amore, che ogni volta le strappava l’anima, o ma non finisce mica il cielo, diceva che il pubblico era stanco (assolutamente falso) di queste sue scelte artistiche.

Mina, la grande Mina, le aveva proposto di cantare insieme e Mimì non vedeva l’ora di cominciare, perché nel lavoro trovava pace, mentre dentro, qualcosa, ogni giorno, piano moriva, fino a ieri, quando non ce l’ha fatta più.

sabato 14 marzo 2009

Mia Martini: Canto per comunicare col cielo e qualche volta sento di riuscirci


Ci sembra stimolante uno studio sulla figura dell’immensa artista di Bagnara, sulla sua arte, sulla sua storia di donna segnata da grandi successi, ma anche da contraddizioni e sofferenze. Uno spettacolo che racconti la storia di una donna di Calabria, capace di emergere dall’anonimato grazie alla sue straordinarie capacità e alla sua rabbiosa sensibilità interpretativa. Una donna, che nel momento in cui il suo mondo, il mondo della musica, stupidamente assecondando superstizioni e maldicenze, l’abbandona, la rifiuta, la scaccia via, riesce, proprio ritornando alle sue radici di “bagnarota”, di donna di Calabria, a risalire la china, lentamente, ma sempre con viscerale determinazione , e a ritornare ad essere, prima del suo tragico epilogo, una delle più intense interpreti, dell’universo “musica leggera”, del novecento.

Battiti e fiati sospesi in emozione di sempre prima volta di morbide labbra
Battiti e fiati sospesi su palcoscenico d’incontri
Voce di graffio Voce di ferita
Vita in melodia Vita di dolcezza infinita dipinta
Risate di canto segnate Risate Singhiozzi urlati
Grandi occhi neri che chiamano vita
Grandi occhi neri che negano pudore
Mano alla mano ti regalo il segreto del mare
Mano alla mano semplicemente mano alla mano
Neve di lamiere
Neve d’ascolto
Viaggio di tempo scolpito
Viaggio di fragile arte che incontra
Viaggio cicacitrice su ossa di cuore



Con Mia Martini. Una donna. Una storia., Teatro Rossosimona continua la sua ricerca teatrale occupandosi, ancora una volta, di figure femminili e, soprattutto, di donne calabresi. Ricerca è qui da intendersi come lunga operazione di scavo, meticoloso lavoro d’approfondimento e d’attento studio rivolto verso vite spesso dimenticate o, in questo caso, troppo facilmente ridotte a leggenda metropolitana, a storiella di quartiere, a chiacchiera nazionale. Ed è toccata proprio a Mia Martini, in realtà Domenica Bertè, la sorte d’essere una di quelle figure “popolari” ricordate, quasi esclusivamente, per aneddoti e ingiurie che esulano da ogni tipo di verità, fondamento e giustificazione, e che hanno la sciocca pretesa, inoltre, di sintetizzare sbrigativamente la stessa con giudizi banali e frasi tanto superficiali quanto lapidarie. Muovendo da queste motivazioni, oltre che dal fascino per questa cantante calabrese di rara sensibilità e perfezione tecnica, si è voluto affrontare un percorso che tenesse conto, per quanto possibile, dell’intera vicenda personale, consci del fatto che un’artista, in special modo un’interprete eccezionale come la Martini, non può essere isolata dal suo contesto formativo, dall’ambiente familiare, dagli affetti, dai suoi amori e dalle sue sofferenze. Si è deciso di sondare la terra d’origine, d’ascoltare le radici, così da poter meglio rintracciare le fratture, i salti, le cadute e le risalite, per avere un quadro decisamente più completo e adatto a descrivere, in un iter drammaturgico che va dall’infanzia alla morte, un’ esperienza umana straordinaria sia in positivo che, purtroppo, in negativo. Un’infanzia, quella di Mimì, avvolta dal mare viola di Bagnara Calabra coi suoi gabbiani, dai cori delle bagnarote al mercato, dai primi suoni e canti che la madre Maria Salvina le instillò nelle orecchie e nel cuore. Ma anche dalla rigidità del padre, dal clima di tensione interna alla famiglia che Mia, assieme alle sorelle Leda, Loredana e Olivia, fu costretta a subire e che inevitabilmente portò alla rottura matrimoniale e familiare, causando ferite mai superate e sanate. Quindi la voglia e la determinazione di Mia ad intraprendere la carriera di cantante - sicura com’era di avere una voce fuori dal normale, potente, solare e piena di sfumature uniche - la portano ad affrontare, ancora ragazzina, il provino a Milano, e da lì i primi successi e le prime difficoltà, come la carcerazione in Sardegna, evento che le permise, nonostante tutto, una forte presa di coscienza, favorendo il riavvicinamento con il padre, oltre che con Dio. Così da incontrare il vero successo con canzoni come Piccolo uomo e Minuetto, i vari festival e concerti in tutta Italia, successi che le due zie bagnarote, zia Sarina e zia Melina, interpretano come rivincite personali della nipote, nei confronti d’un periodo non troppo felice e d’un ambiente già colmo d’invidie e risentimenti. Poi l’incontro con Ivano Fossati, il sodalizio artistico e il loro amore dirompente, pieno di passione rovente, relazione che coincide con il periodo più scuro e doloroso che Mia dovette affrontare, ossia quello dell’accusa infamante di jettatrice, di “porta sfiga”, insinuazione che ben presto, partita da ambienti artistici, si propaga per addivenire refrain assiduo e cantilena acida ripetuta un po’ ovunque, provocando incredibili effetti, tanto nocivi per la sua carriera e, soprattutto, per la sua vita. Vita, questa, messa sul rogo della cattiveria gratuita e della superstizione retrograda, dove Mia, inerte e pubblicamente condannata, novella Giovanna d’Arco, risulta essere il capro espiatorio d’una società bigotta e insulsa, sempre intenta alla ricerca esterna delle “streghe”, pur di non vedere quanto essa stessa sia mostruosamente malefica. Per arrivare, infine, alla rottura violenta e feroce con Ivano Fossati e l’avvento della depressione come nuova compagna di vita, l’amicizia sincera col musicista Toto Torquati, il rapporto burrascoso con Loredana Bertè, gli altri successi quali Almeno tu nell’universo e Gli uomini non cambiano, altri insuccessi, nuove voci e nuove accuse, che porteranno, anche dopo la sua morte prematura - fu trovata sul letto ancora con le cuffie, nata e morta tra le note - a prolungare la grottesca serie di favole e dicerie infamanti che condizionarono e caratterizzarono l’intera esistenza di Mia Martini. Una storia tutt’altro che monotona, banale, superficiale, una vita profonda, piena sia di baratri che di luci, d’una donna sempre alla ricerca dell’amore, non importa se felice o infelice, “basta solo che sia un amore”.

lunedì 9 marzo 2009

Grande successo di Mia Martini a Firenze


Un appassionato recital, tutte le canzoni della vita. Felice, radiosa, emozionata come una ragazzina Mia Martini si lascia coccolare dall’applauso del pubblico. Lunedì sera ha cantato con slancio per oltre due ore di fila, ed ha riempito il teatro Verdi di Firenze con il recital per “Musica d’autore” (la rassegna sponsorizzata da “La Nazione”) e con i suoi vent’anni di canzoni cantate con quella voce forte e roca che graffia il cuore.

Un grande concerto per una grande artista che si offre e si abbandona ai suoi fans, ripercorre con loro le stagioni felici e anche i momenti bui, ripropone tutte le sue più belle canzoni, da quelle degli inizi ai primi successi, dalle ballate tristi che hanno segnato quegli otto anni di lontananza dai riflettori alle canzoni che dal 1989 l’hanno riportata ad essere una delle prime donne della musica italiana.

Mia comincia subito con Gli uomini non cambiano, la “poesia” che ha entusiasmato tutti a Sanremo, e con questo motivo concluderà lo spettacolo dopo tre bis. Ed è proprio vero che questa signora che ha voluto rinascere dopo i quarant’anni e che ha abbandonato gli abiti da hippy per gli smoking bianchi e neri di Giorgio Armani, quando è in concerto non canta e basta ma interpreta con la voce, col viso, col corpo la commedia della sua vita. Ecco Padre davvero, il tema amaro della ricerca dell’affetto paterno e della tenerezza negata, ecco Piccolo uomo e la storia di un incontro d’amore che precipita nell’abbandono. Canzoni che sono come tappe di un viaggio dell’anima, una ricerca infinita di un uomo oppure, in fondo in fondo, solo di un pezzo d’amore. E le paure, le angosce, la solitudine di Mia sono quelle di tutte le donne del mondo.

Poi cominciano i ricordi degli amici. L’incontro con Maurizio Fabrizio è stato molto importante, racconta Mia e non smetterà mai, tra una canzone e l’altra, di parlare col pubblico e di ricordare insieme a tutti le stagioni della vita, dall’infanzia a Bagnara (e da qui la bellissima canzone in dialetto calabrese, l’adolescenza più scontrosa, dalla giovinezza fino a questa felicissima maturità. E proprio Fabrizio ha scritto per lei Dove il cielo va a finire e poi Inno che Mia ha eseguito accompagnata dalla musica dei sei musicisti dalla sua band con Mark Harris al piano, Massimo Fumanti alla chitarra, Maurizio Galli al basso,Giancarlo Parisi, agli strumenti a fiato e lo scatenato Walter Calloni alla batteria.

Brividi e ancora brividi per Canto alla luna, per Di tanto amore e poi per Del mio amore, la canzone che Mia Martini ha scritto da sola per l’album che forse le è più caro, Mimì.
Tutti urlano “brava” quando attacca con E non finisce mica il cielo, la canzone del riscatto, il motivo che nell’82 le ha fatto vincere il premio della critica al festival di Sanremo. Sul palcoscenico del teatro Verdi Mia si muove sicura e delicata, sullo sfondo di un grande sole infuocato e di mille magnifici fasci di luce che tagliano e disegnano la scena come un quadro astratto. E quella che canta oltre ad una artista è soprattutto una donna, e una donna forte: lo provano le interpretazioni di Vecchio sole di pietra e Stelle, il motivo dedicato alle star nell’ombra, a quelle stelle dello spettacolo dimenticate che la Martini ha incontrato troppe volte.

Ho fatto tutte le mie scelte dopo l’incontro con Paolo Conte, racconta ancora la cantante, un altro uomo per continuare il viaggio. Poi tutto un crescendo da  Almeno tu nell’universo alla  Africana, composta da Mimmo Cavallo, e infine il grande feeling con l’ultimo compagno di viaggio , Enzo Gragnaniello, il compositore e chitarrista napoletano; “un uomo molto solare”che le ha dedicato Donna e che ha scritto per Mia e per Roberto Murolo Cu’mmè. Lunedì sera anche Enzo ha cantato al Verdi ed è stato come un grande abbraccio quando ha intonato una fantasia di vecchi motivi napoletani.

I più commossi sono Giancarlo Bigazzi che ha scritto con Dati l’ultimo motivo di Sanremo e Riccardo Del Turco, editore dell’LP Lacrime, seduti, entusiasti tra la gente. Mia è la più brava di tutte – dice Bigazzi – e forse è ancora un po’ sottovalutata dal punto di vista commerciale. Un’artista vera anche un po’ pazza, ma così deve essere. E il pubblico lo ha capito e applaude alla grande e alla fine è tutto seduto per terra sotto il palcoscenico per ascoltare La costruzione di un amoreLacrime  e ancora inevitabilmente  Gli uomini non cambiano.
 
Servizio di Eva Desiderio per La Nazione 1992

Mia Martini canta Per amarti Canto alla luna Del mio amore E non finisce mica il cielo:

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http://questimieipensieri.blogspot.com/2009/03/allo-smeraldo-l-atteso-concerto-di-mia.html

giovedì 5 marzo 2009

Canta Mia Martini: voce, cuore e passione.


Un’ottima band, una bella regia e Enzo Gragnaniello ospite in un recital in cui, come sempre, la Martini non si è risparmiata. E’ stata brava, bravissima, più brava che mai, e ha chiuso in bellezza, con uno spettacolo saporito ed elegante il suo tour “Per aspera ad astra”.

Perfettamente a suo agio sia con le atmosfere raffinate dei nostri migliori cantautori sia con quelle del rock, del soul e del blues, Mia Martini si è riconfermata ancora una volta (madonna, quante volte) la voce italiana più bella, più generosa e più viva, e ha catturato il pubblico che gremiva il Sistina fin dalle prime note di Gli uomini non cambiano, il brano con cui ha rischiato di vincere l’ultimo Sanremo.

Forte delle sue splendide doti vocali, nonché di un’eccellente band (Mark Harris e Nico Gaeta alle tastiere, Giancarlo Parisi ai sassofoni, Massimo Fumanti alle chitarre, Maurizio Galli al basso e Walter Calloni alla batteria, tutti bravissimi e dal sound smagliante), degli arrangiamenti di Harris (più da club che da teatro, assai efficaci e variati, puntano all’accostamento voce-strumenti e lasciano ampio spazio ai solisti) e della bella regia di Pepi Morgia (che ha costruito, con luci e scenografie, un palco semplice ma di grande effetto e suggestione), Mia Martini ha creato subito quel magico clima che nasce solo quando a cantare è qualcuno che lo fa col cuore e con la passione, oltre che con una voce stupenda, ed è persino riuscita a sdrammatizzare la sua bravura e le atmosfere spesso drammatiche di diverse canzoni scherzando con rilassatezza fra un brano e l’altro.
Gli uomini non cambiano, Padre davvero, Piccolo uomo, Sola, Minuetto, Dove il cielo va a finire, Inno, Canto alla luna, Volesse il cielo (di Vinicius De Moraes), E non finisce mica il cielo di Fossati, Stelle , uno Spaccami il cuore di Paolo Conte (introdotto dalle prime battute del celebre gospel Nobody know the troubles I’ve seen) e ancora l’Almeno tu nell’universo che a Sanremo ’89 le ha fruttato un meritatissimo premio della critica, Africana (con Parisi alla zampogna), alcuni brani in coppia con Enzo Gragnaniello, cantautore di razza che ha firmato diversi pezzi degli ultimi album di Mia (Donna, l’intensa Cu’mme incisa a due voci con Roberto Murolo nell’ultimo album del maestro, Ottantavogliadicantare, un Luna rossa omaggio a Napoli, Scenne l’argiento), e poi La costruzione di un amore di Fossati, prologo al finale con Rapsodia, Lacrime e una bordata di bis invocati a gran voce dalla platea: questa la scaletta della serata, il cui incasso è andato all’Associazione per la cura del bambino cardiopatico.

E’ stato un bel concerto, che ha alternato con il giusto senso della misura e dello spettacolo i brani più intensi e intimi a quelli più spettacolari e trascinanti, e che non ha lesinato quelli affascinanti momenti in cui Mia canta accompagnata da un solo strumento (pianoforte, per esempio, o chitarra) e che, ci si perdoni per un paragone già usato e forse sacrilego, ricordano un po’ l’indimenticabile immagine della grande Billie Holiday.
Mia Martini, lasciatecelo dire, resta l’unica voce femminile italiana in grado di penetrare fra le pieghe del blues con la passione e la partecipazione che il blues esige, e di questi tempi non è davvero poco.
Di Fabrizio Zampa da “Il Messaggero” mercoledì 20 maggio 1992
Mia Martini in "Dove il cielo va a finire" da "Per aspera ad astra" live 1992
http://www.youtube.com/watch?v=V7MfepHc-O4