A Mia Martini è dedicato uno spettacolo Ultima notte Mia, tratto da un monologo di Aldo Nove, diretto dal regista Michele De Vita
Conti e con protagonista Erika Urban che impersona Mia Martini. Il trucco e le luci contribuisco a evidenziare i tratti somatici che la
Urban ha in comune con Mimì. Ecco l'intervista nella quale l'attrice parla di questa esperienza e naturalmente di Mia Martini.
Mia Martini è una delle pochissime artiste che ancora oggi riescono a scuotere profondamente, come se non fosse mai morta; la voce di un’attrice come si confronta con quella di una grande cantante? Bruno Lauzi la paragonò a Barbra Streisand.
In realtà, come hai visto, nello spettacolo non intono neanche una nota perché col regista abbiamo deciso che non avrebbe senso il confronto, anche la più brava cantate italiana odierna non arriverebbe a quei livelli; quello che cerco di fare io, come lei usava la voce per esprimere e trasmettere le emozioni, io uso la mia voce per cercare di trasmettere quelle che potevano essere le sue emozioni. Usiamo la voce in due modi diversi, non c’è alcun confronto, assolutamente.
Cosa impari da una persona che usa la voce in modo diverso, con questa portata?
Io mi sono proprio immersa in lei, nella sua musica, le sue interviste, cercando di leggere anche un po’ la sua vita, attraverso, poi, le parole di Aldo Nove, che sono molto belle e che aiutano molto a tirare fuori le emozioni, questo percepire attraverso le vibrazioni della sua voce quello che poteva essere la vibrazione interna, i suoi sentimenti. Conoscendo un po’ la sua storia e pensando a lei come a una vera artista, con tutti i lati positivi e negativi di questa cosa, una persona senza pelle, completamente permeabile, prendeva tutto e dava tutto. Ricevendo tutto riceveva anche molto male e molte persone si sono approfittate, se vogliamo dire questa parola.
Nella pièce voi dite: tutto il mondo canta e le canzoni te lo fanno ascoltare. Lei sicuramente non era l’unica ad avere un rapporto così intimo con temi così alti come la musica, l’arte, eppure nel suo stesso ambiente si è alimentata questa maldicenza assurda: come è possibile che chi è cantautore, fa cultura apprezzato e riconosciuto eccetera si ritrovi in una situazione così grottesca, in un ambiente in cui dovrebbero prevalere la cultura, l’apertura mentale, la ricerca?
Guarda, a me vien da dire che un po’ l’Italia è un paese ancora molto superstizioso.
Ma tu dici che potrebbe succedere ancora oggi?
Ma certo: ci sono ancora oggi delle persone che non vengono nominate nel nostro ambiente. È ancora così. Ancora adesso è pieno di persone che vanno a farsi le carte, che credono in queste cose, la fortuna, la sfortuna. E poi soprattutto perché lei era brava e quindi lei apriva la via a tante invidie, come dice il testo: “se uno veramente non ce l’ha il talento, come ti posso distruggere?” Così, dicendo che porti sfortuna, non ho altre armi. Però questa cosa è un’arma tremenda perché veramente può uccidere.
Ma certo: ci sono ancora oggi delle persone che non vengono nominate nel nostro ambiente. È ancora così. Ancora adesso è pieno di persone che vanno a farsi le carte, che credono in queste cose, la fortuna, la sfortuna. E poi soprattutto perché lei era brava e quindi lei apriva la via a tante invidie, come dice il testo: “se uno veramente non ce l’ha il talento, come ti posso distruggere?” Così, dicendo che porti sfortuna, non ho altre armi. Però questa cosa è un’arma tremenda perché veramente può uccidere.
Voi cominciate dal momento della morte, avete
allestito praticamente una camera ardente, in qualche modo. E poi il monologo,
che è una specie di dialogo con lo spettatore: io ho percepito
quest’attenzione, come se fossero tutti insieme a te, è quasi un ponte tra noi
e lei, forse anche grazie a questo immenso suo carisma che aveva, nonostante
fosse una abbastanza schiva. Quanto il suo fascino ancora così presente sta
aiutando questo spettacolo?
Sicuramente tantissimo, tantissimo. Perché lei non se n’è mai andata. Non solo le sue canzoni, lei è sempre stata amata dal pubblico.
Sicuramente tantissimo, tantissimo. Perché lei non se n’è mai andata. Non solo le sue canzoni, lei è sempre stata amata dal pubblico.
Ma non solo dal pubblico però.
Tantissimo più dal pubblico che dagli addetti ai lavori. Comunque c‘è sempre stata questa cosa strana, non lo so perché forse perché aveva tanto talento e quindi veniva un po’allontanata. Quello che cerchiamo di fare noi, come dice il regista, è una specie di “woodoo teatrale”: siamo come dei medium e cerchiamo di dare voce perché poi, in fondo, la sua vera storia non è che si conosca poi così tanto. Questa è una parte di vita sua, si conoscono le sue canzoni, si sa che lei aveva questa nomea ma non veramente come è nata, proprio con questi episodi STUPIDI.
Tantissimo più dal pubblico che dagli addetti ai lavori. Comunque c‘è sempre stata questa cosa strana, non lo so perché forse perché aveva tanto talento e quindi veniva un po’allontanata. Quello che cerchiamo di fare noi, come dice il regista, è una specie di “woodoo teatrale”: siamo come dei medium e cerchiamo di dare voce perché poi, in fondo, la sua vera storia non è che si conosca poi così tanto. Questa è una parte di vita sua, si conoscono le sue canzoni, si sa che lei aveva questa nomea ma non veramente come è nata, proprio con questi episodi STUPIDI.
Era troppo brava per essere italiana. Non
esiste ancora oggi un fenomeno culturale massificato di riferimento come
è avvenuto in altri paesi, non è come è avvenuto col cinema.
Un po’ l’italiano non è così musicale come altre lingue…
Un po’ l’italiano non è così musicale come altre lingue…
È rimasto un po’ nell’opera.
Sì più che altro sì, il bel canto che voleva il papà di Mia Martini: avrebbe preferito il canto lirico; quello è rimasto come riferimento dell’Italia. Lei comunque avrebbe avuto la possibilità di diventare una cantante internazionale quando Charles Aznavour la invitò all’Olympia di Parigi, poi lei per amore è tornata.
Sì più che altro sì, il bel canto che voleva il papà di Mia Martini: avrebbe preferito il canto lirico; quello è rimasto come riferimento dell’Italia. Lei comunque avrebbe avuto la possibilità di diventare una cantante internazionale quando Charles Aznavour la invitò all’Olympia di Parigi, poi lei per amore è tornata.
Sempre nel testo voi dite: per molti la
bravura degli altri è un’offesa personale perché se il talento non ce l’hai
cerchi di distruggere l’altra persona. Poi parlate anche di prezzo da pagare
per vivere il proprio talento, prezzo che paga l’artista. Chi è che decide
questo prezzo? Chi ci guadagna? E ci si guadagna davvero a distruggere e a
perdere un’artista?
“Bisogna tenere conto che Mia Martini era molto sensibile ma era anche molto conscia del proprio talento e lottava con i denti e con le unghie per la sua indipendenza, quindi ha dato molto filo da torcere a quasi tutte le case discografiche con cui ha lavorato perché voleva lavorare come voleva lei, cantare le canzoni che voleva lei, scriverle come voleva lei. Ha pagato anche in questo senso il prezzo del talento e dell’indipendenza e le persone troppo indipendenti danno un po’ fastidio, soprattutto se sono donne, spesso. Secondo me è stato un po’ questo: lei è sempre stata una molto pura e compromessi non li ha mai amati.
“Bisogna tenere conto che Mia Martini era molto sensibile ma era anche molto conscia del proprio talento e lottava con i denti e con le unghie per la sua indipendenza, quindi ha dato molto filo da torcere a quasi tutte le case discografiche con cui ha lavorato perché voleva lavorare come voleva lei, cantare le canzoni che voleva lei, scriverle come voleva lei. Ha pagato anche in questo senso il prezzo del talento e dell’indipendenza e le persone troppo indipendenti danno un po’ fastidio, soprattutto se sono donne, spesso. Secondo me è stato un po’ questo: lei è sempre stata una molto pura e compromessi non li ha mai amati.























