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domenica 14 luglio 2013

Riflettori su Mia Martini: Spero che questo samba non finisca mai



 
Dopo la trionfale sua esibizione quest’estate al Teatro Romano per la Rassegna Canzone d’autrice e dopo la fugace apparizione al Festivalbar in Arena, torna a Verona – stasera al Teatro Corallo, per l’organizzazione di Musica viva – Mia Martini, rediviva star della canzone, grande interprete dalla generosa vitalità, riabbracciata con calore ed entusiasmo da critica e pubblico dopo l’ultimo Sanremo.

Al prossimo Festival della Canzone l’interprete calabrese parteciperà con la canzone La nevicata del 56 scritta per lei da Carla Vistarini e Franco Califano. Ma altri impegni importanti l’attendono: il nuovo Lp da incidere a gennaio, lo show televisivo Europa Europa da condurre su Raiuno a marzo.
 
L'INTERVISTA

Intanto c’è questo tour invernale che la riporta stasera a Verona. E la musica c’è, insieme alla ritrovata gioia di vivere e di cantare.

E’ ancora immenso, profondo il piacere che mi ha fatto tornare tra i vivi – ci dice Mia Martini - , un piacere talmente grande da diventare una parte di me, qualcosa di sottile, delicato e tenero, che vive continuamente insieme a me. E’ stata una gioia immensa essere tornata al mio pubblico, una gioia pari per intensità ad un grande dolore: uno di quei dolori che sembrano opprimerti e distruggerti, e che senti poi dentro di te, parte di te, tanto da abituarti a quel peso, a farlo diventare un compagno di viaggio.

Cosa ti accadde ieri?

Tante cose, tutte terribili. Mi sentivo molto debole, non riuscivo a capire quale fosse la mia identità, tutto si stava confondendo, ciò che io volevo essere e ciò che gli altri volevano io fossi… Le infiltrazioni che mi arrivavano dall’esterno erano tante e troppo continue. Le lotte che dovevo fare erano immense, i miei nemici mi sembravano dei giganti. Mi sembrava davvero di combattere contro i mulini a vento! E così mi sono arresa, mi sono lasciata sopraffare, proprio per non finire stritolata. L’unica soluzione fu quella di ritirarmi, l’unica via d’uscita possibile.
 

venerdì 14 giugno 2013

Sergio Endrigo: l’artista e la sua collaborazione con Mia Martini. Intervista di Chez Mimì




 
Sergio Endrigo se ne è andato il 7 settembre del 2005. In questa intervista, concessa a Chez Mimì, realizzata prima della sua scomparsa da Alessandro Wagner e pubblicata sul numero 29 della nostra fanzine, racconta della sua carriera: i successi, gli anni bui e la sua collaborazione con  Mia Martini.
                                                                  
Lei viene considerato un cantautore della scuola genovese. Ma in realtà è istriano…
Sì, di Pola. Nei primi anni '60 ho cantato in diversi night club di Milano ed è stata una esperienza divertente. Successivamente, sono riuscito ad avere un contratto con la Ricordi per la quale incidevano Paoli, Bindi, Tenco. Ho cominciato a comporre con l'ausilio di una chitarra e sono nate “Bolle di sapone”, “I tuoi vent'anni”, “La brava gente”. Poi, sono passato alla Rca e sono arrivati i miei primi successi: “Io che amo solo te” e “Teresa”. Per non avere imposizioni, visto che alla Rca volevano che io, vicino allo stile di Jacques Brel, cantassi anche la rumba, ho firmato con la Fonit Cetra. Ho partecipato a vari Festival di Sanremo, nel '67 con “Adesso sì”, nel '68 ho vinto con “Canzone per te”  in coppia con Roberto Carlos, venuto dal Brasile perché in Italia nessuno voleva cantarla, neanche la Zanicchi, perché era una canzone melodica mentre andava di moda il beat. Nel '69 e '70 ottengo un secondo e terzo posto con “Lontano dagli occhi” e “L'arca di Noè”. L'ultimo mio successo discografico risale al '74 con “Ci vuole un fiore”. Tra i miei lavori più interessanti vi è “La vita, amico, è l'arte dell'incontro”, omaggio al grande Vinicius De Moraes, con lui ho realizzato un album per i bambini tutto dedicato agli animali : “Il pappagallo”, “La pulce”, “L'anatra”, con i testi tradotti da Sergio Bardotti.
La sua produzione discografica è andata progressivamente scemando, perché?
Dall’ ‘80 al ’95 ho fatto cinque album, uno prodotto da Edoardo De Angelis e l’ultimo, realizzato con Antonio Marangolo, arrangiatore di Paolo Conte, non ha avuto promozione. Ho detto, allora, basta: dischi non ne faccio più, assolutamente.
Cosa ne pensa dei cantautori genovesi?
Li conosco bene. Con Lauzi sono stato ospite recentemente a Roma al concerto di Bindi, è stata una cosa carina, ma noi colleghi siamo cani sciolti…
…. E quelli di oggi?
Conosco De Gregori, Dalla, Venditti e c’è qualcuno che mi piace di più e qualcuno di meno, chiaramente. Ligabue è molto simpatico. Io mi sono fermato ai Beatles. Pelù e i Litfiba non li critico ma non li capisco, è come se parlassero cinese.
Lei ha scoperto Marisa Sannia, interprete di molte sue canzoni.
La Fonit aveva indetto alla fine degli anni ’80 un concorso per voci nuove e con il musicista Bacalov abbiamo scelto la Sannia per la sua voce particolare e Gianni Pettenati.
Parliamo di Mia Martini. Le due canzoni fatte con lei nel ’75 per l’album “Canzoni Venete” sono state una partecipazione occasionale…
… Beh, sì, eravamo entrambi alla Ricordi,  serviva una donna che interpretasse queste canzoni,   abbiamo duettato  e in “O Dona Lombarda” e “Cecilia”. Con Mimì abbiamo avuto un ottimo rapporto. Mi ricordo, anni fa, un incontro a Cefalù in Sicilia, ad una serata organizzata da Rizzoli con parecchi cantanti, io sono arrivato un po’ in ritardo, era una grande sala all'aperto con gli ombrelloni di paglia sopra i tavoli pieni di gente. Lei, invece, stava in un tavolo da sola, io sono andato là, mi sono seduto vicino a lei, mi ha abbracciato. La cosa più drammatica che può succedere ad una artista è quando si dice che porta jella, è una vergogna incredibile, assoluta. Restavo fuori dal coro e insultavo i coristi quando mi capitavano a tiro, cercavo di trasmetterle solidarietà, l'affetto per l'essere umano fragile, la stima per l'artista tangibile. Al ritorno da uno dei miei periodici viaggi in Brasile le feci conoscere una canzone che sembrava scritta per la sua voce: 'Milho Verde'. Le piacque, la incise: un'esecuzione soave e delicata come una farfalla rosa’.
 
Lo sa che è un disco che non si trova più, una rarità…
In Italia di mio non si trova niente…..  Oggi sono riconoscente verso il mio pubblico e i miei simili in generale e mi piacerebbe dire che l’uomo che non ride è comunque un uomo felice.
Amen’.
 
Intervista di Alessandro Wagner con integrazioni di Michele Bovì.

 
 
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venerdì 10 maggio 2013

Una domenica insieme a Mia Martini


 Nel mese di Novembre del 1994, il club Chez Mimì è invitato ad una trasmissione televisiva privata del Sud condotta da Patrizia Casale e, a sorpresa, Mia Martini , accetta, di partecipare, su invito, in collegamento telefonico, mentre sullo schermo scorrono alcune sue immagini inedite tratte da una conferenza stampa tenuta a Messina nell'estate del 1992, prima di un suo concerto.

°° Ho saputo che vi sareste riuniti per parlare di me, mi piacerebbe sapere il vostro parere su questo mio ultimo  disco, a me sembra molto bello, mi coinvolge molto, mi soddisfa veramente dall’inizio alla fine e non salto nemmeno un pezzo quando lo riascolto. Ve lo assicuro: ho fatto tanti dischi e non mi era mai capitato prima; sarei molto contenta che quello che penso io combaciasse con i vostri gusti.

** E’ un lavoro di ottimo livello, senza ombra di dubbio. Abbiamo di recente letto sui giornali dichiarazioni tue su alcune artiste della musica leggera, in particolare Anna Oxa e Fiorella Mannoia.°° Io non amo parlare di altri artisti, è brutto farlo, però perché non chiedono alla Mannoia e Anna Oxa cosa pensano di me? Tra l’altro, io ascolto altro tipo di musica, prevalentemente jazz. Ho detto, comunque, ai giornalisti che i giudizi su queste artiste sono parziali, io non conosco la loro produzione, posso dare una valutazione sui pezzi che ascolto alla radio, mentre sono in macchina. Credo che sia diverso giudicare un artista quando conosci tutta la sua opera omnia, piuttosto che attraverso qualche brano. Anna Oxa mi diverte perché ha una immagine bella, però, a mio avviso, è molto finta, il suo look appartiene ad un discorso puramente di immagine fotografica. Un essere umano non può vivere in quella maniera, mi sembra molto buffa; tra l’altro, non riesco a capire cosa canta, quando accade questo o mi metto a ridere o cambio canale. Di Fiorella Mannoia ho detto che interpreta delle splendide canzoni, lei ha questa fortuna di essere una delle artiste preferite da grandi autori come De Gregori, Bubola e Ivano Fossati, che scrivono appositamente per lei e che sono completamente diversi tra di loro; tra l’altro la Mannoia dovrebbe ringraziarmi perché sono stata io, mentre ci trovavamo in un autogrill, a suggerirle Ivano come compositore che poteva permetterle il salto di qualità. Ora Fiorella ha la fortuna di  uno stilista  come Fossati che a mio avviso – anche se gli uomini non cambiano – è sempre più affascinante di un Romeo Gigli. Purtroppo, a me sembra, che canti qualsiasi canzone alla stessa maniera, è sempre uguale : non ha delle grandi estensioni vocali, per cui riesce a far apparire simili anche degli artisti così diversi. Tra Fossati e De Gregori, ad esempio, c’è un pianeta di differenza, ma, ascoltandola cantare, non si nota. Non riuscirei a capire che sta cantando Fossati, se non vedo scritto l’autore, non noto alcuna distinzione con le altre canzoni; manca di colore, personalmente penso che ci siano svariati modi di interpretare.

** Sempre a proposito delle tue dichiarazioni sulle colleghe, è stato riportato da un giornalista che tu non ami molto la recente produzione di Mina.
°° Ho detto di Mina che sono pazzo di lei, io amo la recente produzione, anche se non mi sembra che lei sia molto presente, d’altra parte non mi sento nemmeno di giudicarla perché è soprattutto una mamma, per cui realizza dei dischi nei quali tutta la produzione artistica è di suo figlio. E’ ovvio, quindi, che con il passar degli anni, viene fuori una produzione musicale simile, monotona. Ricordo certi suoi brani splendidi, come ‘Un anno d’amore’, ‘E se domani’, oltretutto ancora oggi ha una voce bellissima come quando era una bambina, ha la stessa voce di tanti anni fa. Secondo me, Mina, è la più grande artista in assoluto che abbiamo in Italia e uno dei miei sogni è che mi piacerebbe tanto sentire un disco di Mina arrangiato da Quincy Jones, credo che lo ascolterei almeno per un paio d’anni. E vi confesso che desidererei cantare in coppia con lei, sarebbe stupendo.
 
** I tuoi rapporti con Loredana Bertè
°° I miei rapporti con Loredana sono tempestosi, ci amiamo, ci vogliamo molto bene, però c’è un problemino: non ci sopportiamo. Ho tentato di starle vicino, aiutarla, non c’è niente da fare, è impossibile qualsiasi tentativo di approccio con lei, ti attacca persino quando le parli al telefono, rende la vita impossibile, io, comunque, non perdo la pazienza, sono un po’ come il mio fans club, la prendo cosi com’è. Quando mi dice: ‘dimenticati che sono tua sorella, non chiamarmi più, io faccio passare qualche mese e poi la richiamo. Tra l’altro, al telefono non mi può succedere nulla.

 
** Due anni fa, però, a Sanremo avete cantato insieme  Stiamo come stiamo
°° …Sì, eravamo messe male, però. La canzone era molto bella, è riuscita a rovinare questa esperienza e a rendere inutile tutti  i miei sforzi per aiutarla. Questo mi è dispiaciuto molto.

** A proposito di fan club, si crea per Ambra, per un Jovanotti, si crea pure per Mia Martini…
°° Mi pare che questo nostro sia stato creato precedentemente. Beata Ambra che è così giovane, ma noi siamo arrivati prima, il mio club ha una grande pazienza di sopportarmi e di resistere alle mie angherie, questo è un segno di grande amore e cercherò di non deludervi mai.

** Parliamo dei tuoi progetti immediati…
°° Per il momento mi sto occupando esclusivamente della promozione del disco, quindi non penso ancora alla tournée teatrale. Vorrei che fosse molto bella e ben studiata, con brani di Fossati e De André nel primo tempo e musica etnica nel secondo; è un lavoro affascinante che mi richiederà parecchi mesi di lavoro, soprattutto a livello di preproduzione da attuare in casa, penso, quindi, che slitterà per l’anno prossimo.

** Ci vuoi lasciare con uno splendido saluto per noi?
°° Piccoli uomini, piccole donne, non mandatemi via, io piccola donna sola morirei. Non posso stare senza di voi, è verissimo. Ciao.
 
Intervista elaborata da Pippo Augliera apparsa sulla fanzine Chez Mimì e sul libro Mia Martini. La regina senza trono
 

La “Mia” piccola italiana. Intervista a Mia Martini
http://questimieipensieri.blogspot.it/2013/04/la-mia-piccola-italiana-intervista-mia.html

L’album "La musica che mi gira intorno" commentato da Mia Martini
http://questimieipensieri.blogspot.it/2011/01/lalbum-la-musica-che-mi-gira-intorno.html

La musica che gira attorno a Mia Martini. Intervista del 1994 apparsa su Chez Mimì
http://questimieipensieri.blogspot.com/2011/01/la-musica-che-gira-attorno-mia-martini.html

Mia Martini: 'Il canto? Una comunicazione col cielo'
http://questimieipensieri.blogspot.com/2011/01/mia-martini-il-canto-una-comunicazione.html

Mia Martini, un'artista dalla straordinaria versatilità. Intervista a Fio Zanotti
http://questimieipensieri.blogspot.com/2011/01/mia-martini-unartista-dalla.html

Mia Martini era innamorata della Sicilia e l'ha scelta per iniziare l'ultimo tour
http://questimieipensieri.blogspot.com/2010/06/era-innamorata-della-sicilia-e-lha.html

Per Mia Martini viva l'amore anche quando non c'è
http://questimieipensieri.blogspot.com/2010/02/viva-lamore-anche-quando-non-ce.html
 

giovedì 25 aprile 2013

La “Mia” piccola italiana. Intervista a Mia Martini

 
La “Mia” piccola italiana preferisce cantare.
Ma anche al volante si
diverte. E sogna un’auto
ecologica. A batteria. 
 


Mia Martini, signora e cantautrice. È tornata a cantare, dopo un lungo silenzio volontario, durato dieci anni e interrotto soltanto qui e là. Motivi personali, vicini al cuore. Il silenzio dev’essere una condizione abbastanza naturale, per questa ragazza nata con un nome così domestico, familiare: Domenica. Detta Mimì. Ma non per via della fioraia (pucciniana, malata e parigina), ma per un vezzo di casa, molto meridionale. Mimì, un nome svelto e allegro, per chiamare una bimba un poco schiva, invece. Mimì, comunque, serviva bene, per la vita di casa. Ma, come nome d’arte, si dimostrò inadatto. Perché di cognome, poi, questa Mimì si chiamava Berté, accidenti agli accenti.   Era accaduto, dunque, che, agli inizi degli anni settanta, Alberico Crocetta, l’inventore del Piper a Roma, talentscout prodigio, capisse che la signorina Domenica aveva tanta voce in cuore da poter incantare anche le platee meno disposte ad ascoltare fino all’applauso.

Ma che ci scriviamo sopra i manifesti? “Mimì Berté” sapeva di caricatura, un nome esagerato; il pensiero correva a quel cafè-chantant che suggeriva immagini non pertinenti, anzi ingiuste, persino impertinenti.
Alberico Crocetta sapeva pensare, E gelò la situazione in questo concetto: il cognome da scegliere dev’essere familiare anche alle orecchie più straniere, Dev’essere italiano, ma non creare problemi per la retta pronuncia, Di parole così, in italiano ne abbiamo solo tre: pizza, spaghetti e martini (aperitivo principe, inventato da un ragazzo di genio, di cognome Martini, oriundo d’Arma di Taggia, assunto al bar dell'Hotel Knickerbocker di New York nel 1906; il primo a gradire il martini di Martini fu John D. Rockefeller, l’uomo più ricco del mondo: gli altri vennero dopo). Tra i tre nomi, non sembrò il caso di contrastare la scelta di Martini. E Mimì diventò Mia, perché le piaceva il nome di Mia Farrow e c’era anche il gusto di appropriarsi, ancora più intimamente, di sè.

Mia Martini, dunque, dapprima cantante di musiche altrui (Piccolo uomo, Minuetto, Donna sola) investe gli anni settanta con questa voce che soffre in maniera dura, evidente. Una voce che cerca le sue pene più alte proprio lassù, dove il pentagramma ha le sue nevi intatte. E’ il successo. A questo punto, ecco l’evento straordinario del ‘77: arriva la tournée con Charles Aznavour, girandola d’emozioni, fino al trionfo: all’Olympia di Parigi. Ma è qui, che arriverà il silenzio. Per dieci anni. Una storia d'amore, naturalmente. Perché una donna può soltanto tacere per amore, avendo quella voce.

E l’auto? Dice Mia Martini: Certo, mi diverte guidare. Un gioco, ecco cos’è. Di meccanica non so proprio nulla, La manutenzione, credo che si chiami così, non è materia per me.

L’altro giorno...». L’altro giorno ha rischiato. Per fortuna, alla fine è riuscita a fermarsi. La signora non vive in città. Frequenta la città, che poi è più spesso Roma, ma la sua casa è a Calvi dell’Umbria, in provincia di Terni. Giusto un niente d’arteria provinciale e c’è subito l’Autostrada del Sole. Dall’altro capo, Roma. In città, non guido, spiega Mia Martini.. E dice anche una cosa precisa: ora ha una Tipo Dgt, e quando la cambierà ne prenderà un’altra italiana.

Continuerà ad arrivare a Roma, la metterà diligente in garage e chiamerà il solito taxi. Guidare non l’affascina, anche se la diverte. Ora in Italia si fanno delle macchine belle, con la faccia simpatica. C’è gusto ad averne una. Specie adesso che si parla di vetture ecologiche, come la Panda, che va addirittura a batteria. Vivere in campagna spiega la signora, è una continua lezione. Una lezione d’amore per la Natura, e nella sua forma più chiara. Chi vive in città non ha un contatto serio con l’ambiente. Vorrei un’automobile capace di non inquinare, se esiste. Esiste? Ci farò un pensierino. Sarà una scelta meditata, E sorride. Ma le canzoni? E’ uscito, appena ieri, un nuovo disco pieno di passioni, di lancinanti assoli. Ora riprenderò, e proprio per la gioia di cantar bene cose scritte, sofferte da persone diverse da me. Interpretare è molto bello, penetrare i significati, segnare con la matita blu, ma il cuore degli altri…..
 
Intervista di Marco Mascardi  Chorus giugno 1990  
 
La foto è di Guido Harari


L’album "La musica che mi gira intorno" commentato da Mia Martini
http://questimieipensieri.blogspot.it/2011/01/lalbum-la-musica-che-mi-gira-intorno.html

La musica che gira attorno a Mia Martini. Intervista del 1994 apparsa su Chez Mimì
http://questimieipensieri.blogspot.com/2011/01/la-musica-che-gira-attorno-mia-martini.html

Mia Martini: 'Il canto? Una comunicazione col cielo'
http://questimieipensieri.blogspot.com/2011/01/mia-martini-il-canto-una-comunicazione.html

Mia Martini, un'artista dalla straordinaria versatilità. Intervista a Fio Zanotti
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Mia Martini era innamorata della Sicilia e l'ha scelta per iniziare l'ultimo tour
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Per Mia Martini viva l'amore anche quando non c'è
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venerdì 12 aprile 2013

Mia Martini. Grande "piccola donna", regina e cenerentola


Mia Martini con Enrico De Angelis
Esile e sfrontata, passionale, voce eccezionalmente estesa, quasi una nostra Edith Piaf
 
Chi poteva immaginare che ci fosse ancora da aggiungere qualcosa a canzoni assolute come La donna cannone,  Come together, Proud Mary dei Creedence Clearwater Revival o certi primi pezzi di Pino Daniele; o altri capolavori meno celebri ma già perfezionati dai loro autori, tipo It’s money that I love di Randy Newman  e  La costruzione di un amore di Ivano Fossati?

Mia Martini ci riesce. La sua  è  una grande voce internazionale che si riappropria di questa materia incandescente e la riplasma in fogge ulteriori, rimanendo elegantemente femminile anche nel pieno del rock.

Prende il pezzo lineare di Fossati e comincia a dondolarlo, ad altalenarlo in su e giù, ma sempre lungo un percorso netto, privo di sbavature, perché questa è una voce che anziché sulle ambiguità o sulle sfumature di contorno punta su un altissimo grado di densità: limpida o rauca che sia, va seccamente al sodo, concentra grandi emozioni in brevi attimi, senza fronzoli, senza annacquare il sugo.

Prende De Gregori, soppesa e valorizza ogni parola, ogni nota, al momento cruciale esce dalla melodia e, sempre con precisione millimetrica, vi rientra bel bella, come se niente fosse.

Prende Randy Newman e si fa blues, si fa soul, e schiaccia tutto in un agglomerato formidabile di potenza e humour.

Prende Pino Daniele o anche Paolo Conte (Spaccami il cuore, un brano anomalo nel repertorio di Mia, forse perché troppo stilizzato e astratto per 'l'anima' con cui le canta) e qui, come una negra smaliziata, dialoga disinvoltamente col sax altrettanto sciolto di Eric Daniel (uno dei sei bravi musicisti, chi più chi meno, di cui Mimì è bonaria regina.

Questo per dire dei ‘classici’. Ma Mia Martini  è  forse ancora più stupefacente quando, al contrario, maneggia autori  ‘medi’  o  poco più (tutti i Baldan Bembo, i Maurizio Fabrizio, i Califano, i Pintucci, i Maurizio Piccoli che ha usato nella prima parte della sua storia)  e  improvvisamente li rende credibili, ne innalza il livello. Se la canzone è melodrammatica, come Minuetto, lei la corregge con orgogliosa sobrietà; ma se è un'invettiva violenta come la sessantottesca Padre davvero, la giustifica proprio cantando sopra il rigo. Della mediocre Piccolo uomo fece e fa tuttora un hit che trascina chiunque. Agapimu è solo un divertissement, eppure anche cantando in greco trasmette la sensazione che stia puntualmente aderendo ad ogni vocabolo con intelligenza ed emotività.

Tra il primo gruppo di titoli e l'altro, c'è anche un suo repertorio originale di indiscutibile valore. Amanti, per esempio: una piccola gentile dichiarazione d'amore, di un amore discreto, non invadente, un po' malinconico, che poi cresce fino alla 'pazzia' dell'istante, fino al diritto di sbagliare, almeno una volta. Lei se la canta come se la cullasse nel letto, prima di addormentarsi; e quella musica è tanto connaturata ai versi che non la si nota nemmeno più (è la vera magia delle canzoni), restano le parole, soavemente 'conversate' come in una pièce teatrale.

Valsinha di Vinicius De Moraes e Chico Buarque De Hollanda (che Mimì incise in contemporanea con Patty Pravo) è l'attimo fuggente raccontato in terza persona, con sospesa delicatezza e finissima precisione di dettagli: e lei lo racconta con civile tenerezza, sorridendo e piangendo insieme, sommessamente commossa ed entusiasmata come stesse parlando di sé. Un gradino di poesia più in alto della media è anche Danza, che precorre il Fossati 'etnico' degli ultimi dischi. In Per amarti Mia dà i brividi perché sembra dover scoppiare, tanto grida (ma senza aggressività). Bella è anche Stelle, una canzone tutta scritta da lei, e così i pezzi recenti di Enzo Gragnaniello, Donna e Statte vicino a me. E pure la canzone dell'ultimo Sanremo, Almeno tu nell'universo (della ricorrente accoppiata Bruno Lauzi-Maurizio Fabrizio): un altro esempio di melodia lineare, pacata, saggia, appagata, che la voce di Mia sonda in profondità, aggiungendo quel pizzico di turbamento, quello slancio inquieto che accrescono la canzone ben al di là della sua struttura.

Queste ed altre sono le cose che abbiamo sentito giovedì sera al Corallo, dove Musicaviva ha portato Mia Martini senza purtroppo fare il 'pieno' che la serata meritava. Un grande recital, subito appassionato ed emozionato fin dal primo momento, senza alcun bisogno di 'scaldarsi' progressivamente.

Sul palco Mia Martini si presenta come una  ‘piccola donna’  in grigio, esile, colloquiale, affettuosa, apparentemente modesta e persino dimessa, in realtà padrona della scena, improvvisamente sfrontata come una bambina. Si muove danzando mani  e  braccia, un rosso sorriso spicca maliziosamente nel grigio, è principessa  e  cenerentola insieme. Canta spesso a occhi bassi, come cercando la concentrazione molto al di dentro di sé, magari poi aprendo il canto ma senza estroversione, passionale più che drammatica. Passa da note basse, roche, sporche, imbronciate, a vette estreme sottili e vibranti; da una voce stanca  e  lontana al tono prorompente  e  vitale di un inno d’amore, a un registro strozzato che comprende anche tutti gli altri.
 

E’, lo possiamo dire?, una nostra Edith Piaf di fine secolo. Lo  è  nella voce, nella statura, nei gesti, nelle mani tremanti portate ai capelli, nell’ergersi sulla punta dei piedi, nell’abbigliamento scuro, nell’ardore e nell’assolutezza, e anche in tutta quella sequela di grandi autori che canta, quei  ‘compagni di viaggio’  che cita lungo il cammino: tanti, troppi uomini  e  autentici talenti per quella gonna lunga  e  chiusa in fondo: per quella figura monastica interrotta dall’unica civetteria del rossetto, intorno a cui persino i vapori della pop music diventano incenso: per quella piccola solitudine che nemmeno tutti quei musicisti sembrano poter lenire.



Enrico De Angelis per L’Arena di Verona
 
 
Articolo inserito nel libro Mia Martini La regina senza trono
 
 


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domenica 7 aprile 2013

Roberto Murolo e Mia Martini: la corrispondenza d’amorosi sensi tra il rabdomante e la sua piccerella


 
Ecco due lettere scritte da Roberto Murolo e Mia Martini nelle quali esprimono la loro corrispondenza d’amorosi sensi. Un documento prezioso.
L’incontro con Mia Martini è stato bellissimo e ho capito subito il valore di questa donna – afferma   Roberto Murolo  - , nel disco che abbiamo fatto insieme a lei è stata veramente brava, ci siamo incontrati in questa canzone splendida dal calore napoletano con la sua voce bella e personale, un’interpretazione sentita. L’altro pezzo lo ha scelto lei, perché ama il testo ottimista che parla del mare e dei pescatori, ed io sono stato d’accordo perché è un classico che ancora oggi a Napoli cantano tutti. Avremmo voluto tanto fare insieme “Reginella”, ma il produttore non ci ha dato la possibilità di inserirla nel disco.
Lei era una persona simpaticissima, tranquilla, in tournèe ci divertivamo molto, soprattutto quando andavamo a cena tutti insieme. Ogni volta che ci incontravamo era una festa, potevo essere suo padre, anzi suo nonno, ma lei scherzava con me come un vecchio compagno di sempre. E giocavamo a farci i complimenti a vicenda: lei diceva che io ero l’ultimo rabdomante della canzone napoletana, sempre alla ricerca dell’eterna melodia: io mi incantavo a vederla ‘vestire’ una canzone. Mia Martini non cantava le canzoni, le indossava, anzi le viveva.
 
E quando canta Napoli, vive Napoli, la sua voce è quella di Napoli, forse perché  è una donna del sud, forse perché ha sofferto tanto, forse perché cantare non è soltanto una professione per lei, ma soprattutto è un modo di trasmettere ogni sentimento, dal più dolce a quello più disperato… Perciò poteva passare come pochi da un classico dell’800 a un pezzo di Gragnaniello. Dalla Napoli di ieri alla Napoli di oggi.
E perciò Napoli l’ha ripagata con entusiasmo, spesso mi ha mostrato, commossa, un foto scattata ad un suo concerto al Teatro Mediterraneo dove c’è un ragazzo con uno striscione e lo slogan: ‘Mia, Napoli ti adotta come Maradona’. E lei a ripetere: ‘Sono troppo buoni, eppure mi entusiasma tutto questo affetto e mi elettrizza vedere di chi mi ascolta in faccia l’effetto della mia voce’.
Ogni tanto mi chiedeva di spiegarle Napoli, dice che le mie canzoni, come quelle di Pino Daniele, le servono come chiave per entrare in un mondo emozionante. Eppure  è  stata lei, con la sua voce sanguigna, a condurre per mano tanta gente in questo mondo. Il successo di ‘Cu’mme’  ha riportato il dialetto napoletano in classifica, cosa che riusciva solo a Daniele, ma con suoni più moderni e contemporanei. Lei ha creduto in quella scommessa, dicendomi: ‘Se osi tu, Roberto, io non ci penso su nemmeno un momento’. Abbiamo osato, abbiamo vinto  e  con noi la canzone napoletana. 
La mia piccerella non c’è più. La vita è strana, lei si preoccupava sempre della mia salute, si informava, non dimenticava mai di farmi gli auguri di compleanno. E oggi tocca a me salutarla, anche a nome di tanti amici che hanno vissuto come me la magia della sua voce. Alcuni di quegli amici mi hanno raccontato che domenica scorsa era andata al San Paolo, si era avvelenata per la sconfitta del Napoli, aveva tifato, aveva urlato…. Vorrei ricordarla così, a tirare pugni verso il cielo, capace di non rassegnarsi mai. Ma forse no, c’è un altro ricordo che mi riempie: un paio di anni fa, era estate, eravamo su una terrazza con una vista splendida, davanti a noi c’era tutto il Golfo. Mimì, quasi di nascosto, uscì dal balcone e, nel buio, si mise a cantare con un filo di voce. La raggiunsi, e restai a guardarla e ad ascoltarla, senza farmi notare, senza rompere quell’incantesimo.. Addio mia piccerella. Ricordo ancora che una volta mi scrisse una lettera e si firmò ‘la tua piccerella. Canta ancora per noi, mia piccerella. Non ci lasciare in questo silenzio assordante.
 
Peppe Ponti, manager che, negli anni '80, fu tra i primi ad accogliere la cantante a Napoli, nel pieno della crisi esistenziale e professionale, porta alla luce, come documento importante, una lettera di Mia Martini scritta a Roberto Murolo.
E’  un personaggio carismatico di altissimo valore artistico e professionale che è andato oltre i confini nazionali, è un pezzo sacro della storia della musica e cultura napoletana: il suono della sua voce, che nei registri gravi evoca profondità marine diventa solare e cristallina nei registri medi creando un insieme avvincente e straordinario di variazioni tonali. Murolo non si è mai arroccato nella tradizione, ha saputo sempre essere antico e moderno. Il suo accostamento ad Enzo Gragnaniello, originale talento rappresentativo della Napoli di oggi,  ha dato alla canzone napoletana nuovo vigore, grinta e valenza. Murolo come rabdomante è rimasto costantemente votato alla ricerca di una nuova linfa poetica che sapesse dare alla canzone della sua Napoli il motivo di esprimere la dolcezza e l’amarezza della realtà di oggi. Quando canta le sue labbra accompagnano dolcemente le parole che sono l’espressione di una partecipazione vissuta, sofferta, fatta sua nell’animo, così che la canzone, come per incanto, diventa poesia cantata. E’ un grandissimo maestro per chi come me ha la fortuna di stargli vicino e godere della sua persona e della sua arte. Grazie Roberto, la tua piccerella.
 
Documenti apparsi nei libri “Mia Martini. La voce dentro” e “Mia Martini. La regina senza trono”.
 
 
 
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lunedì 1 aprile 2013

Franco Califano ricorda: Mia Martini? Un talento nell’indifferenza


Non riesce a nascondere il suo dolore. La voce è più roca del solito, mastica parole affidando a poche parentesi silenziose le vere, forti immagini di lei che ha ancora impresse nell'anima. Franco Califano ricorda Mia Martini, amica e cantante, senza la retorica e l'enfasi delle tristi occasioni.

Non ci legava una frequentazione assidua, anzi sono poche le occasioni nelle quali io e Mia ci siamo ritrovati vicini a parlare di musica, di quella musica che per lei era in qualche modo uno strumento di liberazione, un modo per dimenticare.

Il nostro incontro risale al ’73. Avevo appena finito di comporre Minuetto e sentii subito che si trattava di un pezzo del quale Mia Martini avrebbe colto perfettamente tutte le sfumature, la sua malinconia, la sua storia di amore disperato. Glielo affidai e Mia vinse il Festival d’ Europa e il Festivalbar. In qualche modo Minuetto segnò il suo grande successo, la nascita di un’interprete impareggiabile, che osservava il mondo e gli uomini e gli uomini con una straordinaria sensibilità.

Sono contento di aver rifatto Minuetto nel mio cd Luci della notte, come omaggio a Mimì, alla grandissima artista che è stata. Mi ricordo che all'epoca cominciò in altre mani. Tutti gli altri, oltre a Baldan Bembo che aveva scritto la musica, ci misero del testo sbagliandolo tutti. Io ero a Milano e fui chiamato per ultimo, come sempre. Mi sono fatto dare i testi sbagliati, ho visto dove hanno sbagliato ed è lì che ho azzeccato il testo, facendomi raccontare da Mimì un po’ della sua vita in quel momento. E gliel’ho scritta addosso, insomma. Ho fatto un po’ il sarto e un po’ l’artista. La parte che assomiglia di più a Mimì di questa canzone è quella centrale, dove tutti quanti avevano sbagliato ripetendo sempre la stessa parola. Io invece lì ci ho fatto il discorsivo (canta la canzone). L’attesa drammatica di una donna che aspetta il suo uomo, che arriva quando vuole. E ce ne sono di ‘machi’ che arrivano quando vogliono e se ne vanno quando vogliono.


 
Sinceramente non so da cosa fuggisse, non si confidava con me, anche se le rare che ci siamo visti lei non era mai serena. Abbiamo vissuto sempre in due mondi ben distinti ma legati comunque da una comune sensazione di emarginazione, di solitudine. Probabilmente per Mia ogni torto che subiva era una ferita vera. Diversamente da lei, la mia è stata una solitudine scelta, voluta. Mi chiedo perché in Italia i migliori talenti di qualsiasi settore ad un certo punto siano destinati a morire, a finire nell’indifferenza.
 
 
 
 
 
Poi, dopo, troppo tardi, arriva il dovuto riconoscimento. Non capisco questa frenesia di inventare sempre qualcosa di nuovo, di sfornare in continuazione giovani scoperte che magari si rivelano delle meteore. In Francia avviene esattamente l’opposto: più un artista invecchia, più lo si apprezza. Forse è vero, per me come per Mia e per altri artisti, che l’anagrafe ci ha incasellati in un’epoca sbagliata.
Nel ’90 scrissi La nevicata del ‘56 e Mia se ne innamorò subito. Lo presentò al Festival di Sanremo ottenendo il premio della critica. La sua fu un’interpretazione perfetta, dolce e nostalgica. A pensarci ora, Minuetto e La nevicata del ‘56 scandiscono la vera nascita e la più matura rinascita di Mia Martini. La sua voce? Grandissima, viscerale, sempre capace di trasformare la quiete in rabbia per ridiventare, infine, nostalgicamente arrendevole.

Autore: Leonardo Jattarelli e Vincenzo Mollica

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