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sabato 9 giugno 2012

Mina e Mia Martini: la loro reciproca ammirazione



La grande ammirazione di Mina verso la collega Mia Martini viene confermata dalla risposta che la nostra splendida interprete da sulle pagine di Vanity Fair ad un fan che le chiede cosa ne pensa della indimenticata artista scomparsa prematuramente ma presente nel cuore di molti.


Le viene proposto anche di dedicarle un eventuale tributo con la sue canzoni più belle. Mina con la sua sensibilità ed intelligenza risponde in maniera decisa, senza alcuna esitazione: ‘Per fortuna il suo talento dolente e intenso è rimasto qui, nei suoi dischi, nelle sue apparizioni televisive. Cosa ne penso? Mi piace moltissimo, basta sentirla per imparare sempre qualcosa. La precisione, la purezza, l’uso della voce. La passione no, quella ce l’hai o non ce l’hai. Quella non si impara. Lei ne aveva da vendere. Caro Marco, io ho indegnamente fatto un suo pezzo, per la precisione “Almeno tu nell’universo”, ma meglio se senti la sua versione, credimi’.

La loro reciproca stima risale a parecchi anni fa. Nel 1979, Mina, all’interno del suo programma radiofonico "Incontri musicali del mio tipo", introduce un brano di Mia Martini con questo commento: 'Ragazzi, occhio a Mia Martini, che è veramente forte'.

Nel 1981 si crea la prima oppotunità di una loro collaborazione, purtroppo sfumata, ed è la stessa Mimì a parlarne, molti anni dopo, al suo club ‘Chez Mimì’: ‘Mina ha ascoltato il mio brano "Nanneò", solo strumentale, e avrebbe voluto che si scrivesse un testo per potere realizzare un eventuale duetto. L’idea era originale, purtroppo io non ero molto convinta della produzione artistica affidata a Massimiliano Pani, così non si è fatto più nulla’.

Nel 1978, Mia Martini, avendo assistito ad uno degli ultimi memorabili concerti di Mina, rilascia, sull’onda dell’entusiasmo, la seguente dichiarazione: ‘In vita mia solo tre concerti mi hanno stregata: Ray Charles, Aretha Franklin e Mina. L’esperienza di Bussola domani è stata assolutamente irripetibile. L’ho applaudita a lungo, in piedi sulla poltroncina, fino a spellarmi le mani. Il feeling di Mina è paragonabile solo a quello di alcuni artisti di colore, che io amo particolarmente, e che ho citato. Sorretta da una carica e da un talento micidiali, credo non abbia paragoni nel mondo di noi bianchi. La Streisand? Ma figuriamoci: Mina non fa easy listening, il suo è jazz, quasi sempre, anche quando canta ‘Insieme’. Io ho cominciato con il jazz e qualcosa ne capisco.’

Alla fine del ’94, torna a parlare di Mina in una intervista rilasciata ad una emittente televisiva privata : ‘Secondo me, è la più grande artista in assoluto che abbiamo in Italia, sono pazza di lei, io amo la recente produzione, anche se non mi sembra che lei sia molto presente. E vi confesso che desidererei cantare qualcosa con Mina. E se dovesse tornare a cantare dal vivo, ci andrei a piedi in pellegrinaggio, in processione con gli altri fans’.

Nel 1995, dopo la scomparsa di Mia Martini, in un articolo scritto da Mauro Coruzzi/Platinette, viene data la conferma di una futura collaborazione tra Mia e Mina, che si sarebbe realizzata nel ’96. ‘Si erano già sentite, dichiara Massimiliano Pani, e mia madre aveva intenzione anche di darle un brano, scritto dagli Audio 2, adatto a lei, da presentare a Sanremo’. Purtroppo non c’è stato il tempo.

Quanto dichiarato da Mina su Vanity Fair sembra che faccia tramontare definitivamente la possibilità di un disco intero realizzato da lei dedicato al repertorio di Mia Martini, come desiderano moltissimi estimatori di queste ineguagliabili e geniali artiste uniche.

Ma la speranza è l’ultima a morire.

Elaborazione testo Pippo Augliera inserito in "La voce dentro"

venerdì 1 giugno 2012

La mia recensione de "La voce dentro" libro su Mia Martini



Cosa dire di questo libro, inizio dicendo che era quello che speravo uscisse dopo tanti anni, cioè un libro che descrivesse la carriera e la vita di Mia Martini per aree tematiche, da cui poi trarre interessanti spunti di discussione. Ben inteso la vita di Mimì, pur essendo stata molto breve, è stata così intensa, ricca, densa, importante, che risulta sempre difficile fare una scelta esaustiva in tal senso, ed è poi anche molto difficile poter trattare i vari argomenti.

Augliera, tralasciando volutamente l'aspetto meramente visivo (non sono presenti foto), per una scelta dettata dalla necessità di impegnarsi a livello testuale, e ben sapendo che da un paio d'anni appena è stato realizzato da Caroli e Harari un libro che a livello fotografico e visivo ne valeva dieci, ha deciso di affrontare diverse tematiche, e lo ha fatto con grande bravura, professionalità e scorrevolezza.

Leggere le varie interviste fatte ai suoi colleghi mi provoca sempre una grande emozione, in fondo è da ciò che si capisce che la grande assente ha lasciato un segno indelebile all'interno del mondo dello spettacolo. Alcune di esse mi hanno particolarmente commosso ed emozionato, mi ha addirittura sconvolto l'intervento di Celentano dopo la morte di Mia Martini con parole dure, ma anche foriere di speranza, e miste a una grande consapevolezza che ormai il mondo dello spettacolo era sull'orlo del precipizio e si preparava ad un lento e inesorabile stillicidio, i cui risultati sono sotto l'occhio di tutti: case discografiche che falliscono, dischi che si vendono poco o pochissimo, pochissimi spazi di qualità riservati alla musica, pirateria a ogni latitudine, agonia del supporto fisico e cantanti che non fanno più il proprio mestiere.

Questo fa paradossalmente il paio con il fascino sempre maggiore che Mia Martini riscuote presso molte persone, inutile fare la casistica, non serve a niente. Come dice Jannacci nel libro, gli artisti non muoiono, ed infatti Mimì dopo il 1995 è forse rinata definitivamente. Lei lo pensava secondo me, sapeva perfettamente che sarebbe stata amata ancora di più. C'è comunque da dire, che. a fronte di un mobbing selvaggio, il pubblico l'ha sempre premiata, amata, applaudita, aiutata. Forse era questa grande empatia con la gente normale, con le persone che non facevano parte del suo ambiente, che l'ha fatta rinascere sempre, continuamente.

Lei ha sempre lottato continuamente contro il mondo dello spettacolo, e questa cosa era palese anche nella dicotomia donna/artista. Le sue miserie di donna, la difficile vita, l'amore dato e ricevuto da gente semplice, la difesa e la ricostruzione dei valori erano spunti che la obbligavano a lottare contro le mille ingiustizie di quel sistema, fatto di apparenza e velocità, fatto di tante schifezze. Spesso si fa apparire Mimì come una vittima, forse a ben guardare non lo è stata mai per niente: non lesinava cazziatoni ai suoi discografici, produttori, affini, forse anche in maniera molto rumorosa e eclatante anche, nella difesa totale della sua dignità di artista e di donna.

Mille lotte perse, ma solo perchè quel mondo è fatto di bastardi, perdenti fino al midollo, e forse tremendamente infelici, la sua lotta feroce è continuata con interviste, dichiarazioni, canzoni e scelte varie, che sicuramente hanno attirato tantissimi nemici. Per quanto riguarda quei poveretti che erano i suoi colleghi allo stesso livello, mi viene da dire che sono stati proprio degli scemi a credere a quelle stupide voci piene di cattiverie e rodimento, se quei colleghi andavano per la propria strada senza farsi fare fessi sarebbero durati sicuramente artisticamente qualche anno di più.

Certo, l'invidia in Italia attecchisce facilmente purtroppo, anche perché a fronte di una donna generosa, sensibile, e per forza di cose anche molto dura, leale e sincera, questa diventa furente. Direi che alla fine sono stati tutti perdenti, e che a Mia Martini hanno bruciato solo le doppie punte come disse in Strix dove si fece ardere al rogo, dimostrando a tutti un senso spiccato di ironia, intelligenza e superiorità. Alla fine la bilancia ha pesato dalla sua parte: dal 1989 è ritornata a cantare, e il successo le è ritornato a sorridere nonostante, tanti, in maniera velata, cercassero di nuovo di disarcionare la rompiscatole: questa Mafalda della canzone, che ha sempre portato aria di rivoluzione in quel mondo così pieno di ragnatele.

E' stata grande, dal mondo dello spettacolo è stata trattata come una lebbrosa, ma come una lebbrosa ha vissuto veramente fino in fondo la sua vita. Forse però la sua morte non è stata vana, credo che la sua esistenza difficile abbia salvato le vite di molte persone, sicuramente una tale tragedia porta a pensare, ad essere più forti, a rischiarare la mente e a cercare ciò che è veramente importante.

Mia Martini è stata una Giovanna D'Arco della canzone, e a tutti ha insegnato che il successo vero non significa vendere miliardi di dischi, ma arrivare all'anima della gente con dei discorsi importanti e pieni di significato. Ci ha creduto veramente e fino in fondo, rifiutando da sempre, l'etichetta di vedette, di cantante sofisticata, lei era una del popolo, e lo sarà sempre. Potrei continuare ore: Mia Martini mi affascina, purtroppo mi faccio trasportare, per me non è nemmeno una donna, ma un qualcosa di più forte e chi l'ha conosciuta ancora adesso non riesce a terminare il puzzle, perché lei è come il sole, per vederlo bisogna offuscare la vista, può arrivare sono una parte minima di lei.

mercoledì 30 maggio 2012

L’album ‘Mimì’ raccontato da Mia Martini





Sono rimasta lontana da tutto e da tutti per tre anni: prima di tutto dovevo capire che cos’ero io come donna e come artista. Ero combattuta:ilfatto che ci fossero tutti quei debiti da pagare era il mio alibi per non smettere. Quando Ivano Fossati si è opposto violentemente alla collaborazione con Pino Daniele, alla quale tenevo moltissimo, per un album che dovevo fare, questa lotta tra me e Mia Martini è diventata una cosa feroce. E, infatti, quando sono andata in sala di registrazione per incidere il disco, senza Pino Daniele, mi è andata via la voce, mi sono ritrovata con le corde vocali imprigionate in una spessa membrana di noduli.

E’ stato un periodo particolarmente triste quello che ho appena passato. Aggravato, tra l’altro, da una doppia, dolorosissima operazione alle corde vocali che per mesi mi ha addirittura impedito di aprire bocca. Un silenzio durante il quale ho potuto riflettere, mettere a nudo la mia anima, la mia vita, considerare gli errori del passato, e guardare al futuro come una donna nuova. Mi sono chiesta: perché tanto correre, perché tanto affanno per tenere il successo? Un aereo e una canzone, una corsa in macchina e un’intervista: tutto di fretta, con l’angoscia di non arrivare in tempo, bruciando ore al sonno, a me stessa, alla mia vita. E ho riscoperto il gusto di un sacco di cose: dei bei libri da leggere, ho assaporato il gusto di lasciare il televisore acceso senza degnarlo di un’occhiata, se non ogni tanto. Ma soprattutto ho ritrovato il piacere della musica, ho cominciato a studiare seriamente, prendendo lezioni di pianoforte e chitarra classica, di dettato musicale, di armonia e composizione. Mentre studi, fai gli esercizi, suoni…e suonando ho scoperto che avevo un miliardo di idee dentro da tirare fuori, praticamente un pozzo senza fondo.



Ero sempre stata convinta di non essere in grado di comporre canzoni, sebbene da qualche tempo ne sentivo l’esigenza. Così, sola nella mia casa, senza vedere e parlare con nessuno, ho cominciato timidamente a mettere assieme qualche strofa, a esprimermi scrivendo e il passo per arrivare alle canzoni è stato breve. Queste composizioni potevano restare per sempre solo mie, oppure avrei potuto darle ad altri da cantare. Poi, l’incontro con i dirigenti della D.D.D. mi ha convinto di tornare ad incidere un disco. Con loro i patti sono stati chiari fin dall’inizio e li hanno accettati: niente compromessi, nessuna ‘furberia’ e nessun condizionamento per la ricerca del successo. Devo dire che mi trovo bene con alle spalle una piccola casa discografica e persone che sembrano molto adatte a lavorare con me ed hanno tanto entusiasmo.

Questo disco non è come tutti gli altri. Prima di tutto ho lavorato con degli splendidi professionisti, dei ‘mostri sacri’ che, invece di dare consigli a me, stavano ad ascoltarmi con molta voglia di capire e con molta umiltà. Una grossa lezione, un bagno di professionismo che augurerei a molti miei colleghi. E poi il rapporto con la musica e le parole di ogni canzone è stato vissuto e sofferto con una intensità che prima non avevo mai provato: dar vita e forma giorno dopo giorno a una propria idea è una sensazione sublime, angosciante e dolce al tempo stesso.


I miei testi non sono niente di intellettuale, sono molto semplici, con parole abbastanza musicali. Penso che ci siano talmente tanti problemi in giro che è inutile appesantire la gente quando ascolta musica. L’ importante è non dire cose stupide, avere il limite del buon gusto. Mi rendo conto di rischiare molto: questa volta non ho solo dato lo ‘strumento voce’ ma tutta me stessa, cioè non ho solo arredato una cosa ma l’ho costruita partendo da niente, ma il rischio non mi ha fatto paura, anzi mi ha sempre stimolato. Ora tocca al pubblico decidere e il pubblico è un giudice che non sbaglia mai. Io non posso fare altro che aspettare, cosciente di avere fatto quello che volevo: un disco che sa di giornate a parlarsi senza bugie, ma sa anche di pasta fatta in casa e di basilico.

Finora tutti hanno considerato la mia voce e basta, ero un’interprete delle cose che altri scrivevano, c’era partecipazione vocale, ma non di testa, di cuore, di sangue. Posso finalmente dire che oggi sono consapevole di ciò che faccio e di ciò che voglio, e , affrontando appunto questa prova, ho capito che essere cantanti di se stessi è un’altra cosa, molto più interessante e completa. Io ho cantato ciò che in certi momenti ho vissuto oppure ho creduto di vivere. Un’esperienza che è solo l’inizio del mio lavoro futuro e che mi ha fatto finalmente trovare la mia giusta dimensione d’artista.*

Articolo pubblicato sul libro "Mia Martini-La voce dentro di Pippo Augliera. Ed.Zona

venerdì 11 maggio 2012

E’ questa la nuova Mia Martini



La cantante calabrese ha composto le musiche e scritto i testi del suo nuovo LP. Un intervento chirurgico e tanta rabbia.

Era il 1978 quando Mia Martini incise il suo ultimo disco, che s’intitolava Danza. Fu un’uscita poco felice, perché Mia litigò con la sua casa discografica, che ritirò addirittura i dischi dal mercato. Le era già capitato altre due volte di rompere i rapporti con i discografici, tutte battaglie risolte a suon di centinaia di milioni ( un paio per l’esattezza). Tutte battaglie perse.
Oggi Mimì, come è affettuosamente chiamata dagli amici, torna sulle scene con un album di cui lei è anche autrice. Viene a galla la sua preparazione musicale (studia pianoforte, chitarra e armonica) e le antiche dottrine del bel canto che lei ha assimilato fin da quando aveva cinque anni. Così, mentre tutti hanno il mirino puntato sulla sua voce nel timore che il recente doppio intervento alle corde vocali la abbia minata, Mia Martini risponde nella sua nuova veste di cantautrice, con voce uguale a prima ma con nuove canzoni.
Nuova è anche la sua immagine: capelli cortissimi, abiti non più zingareschi.
Ho fatto il punto sulla mia vita, dice, e ho raggiunto il mio equilibrio. Mi sono auto psicanalizzata, ho allontanato da me tutte quelle remore che fin dall’infanzia mi portavo addosso, ho imparato a conoscere me stessa. In una parola sono cambiata dentro.
-         Che cosa rinneghi del passato?
Sono stata troppo disponibile per il lavoro, ho sempre avuto attorno gente che mi lodava non per quello che sono, ma per quello che potevo rendere loro. Questo della canzone è un ambiente terrificante e ho voluto restarmene fuori, restandomene dietro le quinte per tre anni. Mi sono disincantata. So qual è il marciume che sta dietro a un’artista e non voglio più essere coinvolta. Continuerò a cantare, ma a piccole dosi. Nel mondo dello spettacolo tutti cercano di stritolarti, di infangare la tua dignità. E, alla fine, siamo noi che ne rispondiamo davanti al pubblico, con la nostra faccia.
-         Fammi alcuni esempi.
Il più clamoroso è quello della mia operazione chirurgica. Impresari disonesti, per risparmiare, mi hanno costretta a cantare con impianti sonori di poco conto; mi hanno costretta a tappe forzate sotto la minaccia di una penale. E, così, sono finita due volte sotto i ferri. Dopo l’operazione per tre mesi non potevo neanche parlare. Mi hanno operata tenendomi la bocca aperta mediante un apparecchio d’acciaio che mi ha ferito tutto il palato. E’ stato un periodo dolorosissimo.
-         Un altro esempio
 Nel mondo dello spettacolo impera la superficialità e il malcostume. Per rovinarti basta pochissimo. Un nemico mette in giro una voce sul tuo conto e tutti gli altri ci credono. E tu ti ritrovi improvvisamente solo. Quando qualcuno mi nomina c’è gente che fa gli scongiuri, dicono che io porti iella. Ma perché tanta cattiveria? Basta così poco per distruggere un’artista?
-         Perché dici distruggere?
 Vuoi che continuiamo con gli esempi? Dopo l’uscita del mio disco dovevo partecipare a Saint Vincent, ma Gianni Ravera non mi ha voluto. Dovevo realizzare uno special televisivo che la Rai mi aveva assegnato, ma il funzionario addetto al programma alla fine me lo ha negato. Un programmatore radiofonico e televisivo, che sta curando la realizzazione di un programma estivo per la Rete, ha detto chiaramente ai miei discografici che è molto meglio che io stia alla larga dalla sua troupe, perché porto iella. Tante grazie per questo contributo alla intelligenza. Ma ti sembra giustizia? Ormai ho smesso anche di odiarli e di soffocare la mia rabbia e di disperarmi.  
   -    Come è nata questa storia della iella?
Avevo rotto il contratto con un impresario disonesto che per le sue dimensioni corporee ho soprannominato il  ‘ciccione’. Quella stessa sera dovevo cantare con un gruppo di ragazzi, i Free Love, e, finita la serata, due di loro, un po’ brilli e un po’ drogati, si sono schiantati con la loro macchina e sono morti. Il ‘ciccione’, che era anche il loro impresario, per vendetta ha cominciato a diffondere la voce che loro sono morti perché io sono una che porta male, una menagramo.

-         E tu come hai reagito?
Te l’ho detto, sono soltanto degli imbecilli.

-         Intendo dire con il ‘ciccione’.
 Con lui ho un metodo particolare. Quando lo incontro, prima gli chiedo come sta sua madre, poi gli dico che lo trovo pallido e lui impallidisce sul serio.

-         Saltiamo di palo in frasca. L’amore?
Il mio uomo è Ivano Fossati, ora viviamo insieme a Milano. E’ lui l’artefice della mia maturazione, la persona che è spietatamente critica con me. Insomma, è un’unione perfetta.

(Lorenzo Lo Vecchio – Eva Express 1981)

Alcuni estratti dell'articolo sono contenuti nel libro "Mia Martini - La voce dentro"

venerdì 10 febbraio 2012

Mia dell'Anima. Intervista a Mia Martini


Parlare di Mia Martini è estremamente facile: Mia è una di noi, la sua storia potrebbe essere la nostra. Momenti di grande successo si sono alternati a vicende di intenso dolore e forte solitudine. La vita è così per tutti, l’importante è trovare il coraggio di dare un senso a tutto questo e Mia l’ha fatto. Profonda e sensibile interprete delle emozioni, ci parla di sé e della sua esperienza con confidenziale spontaneità.


Due anni fa hai proposto una fantastica canzone, “Donna” è il titolo: che tipo di donna descrivevi e che tipo di donna vedi oggi?
Non vi è descritto un sol tipo di donna, si parla di diverse violenze che si fanno alle donne e non solo quelle fisiche; come diceva il grande Lennon ‘la donna è il negro del mondo’! La donna è colei che deve capire, è il trait d’union, èquell’equilibrio…la donna è la cattiva coscienza, è la madre; la donna è la follia, la donna è satana, è la tentazione; la donna è il dubbio ma è anche la soluzione.

Chiacchierando con te si nota una raffinata e serena saggezza: cosa ti ha aiutato ad acquisire una virtù così tanto rara oggi?
E’ dovuta al troppo dolore. Quando si soffre tanto, si rischia d’impazzire ma si cerca anche di capire e per cercare di capire, la prima cosa da fare è di abbandonare assolutamente il vittimismo e cercare di essere obiettivi; mai dare la colpa agli altri e dire che la colpa di tutto ciò che succede è essenzialmente nostra, allora questo significa che per capire, per conoscere, per sapere, ti devi spogliare di qualsiasi tipo d’orgoglio e soprattutto non devi lasciarti prendere dalla tentazione di giustificarti; questa è una cosa in cui eccediamo volentieri e molto spesso. Bisogna diventare obiettivi e per esserlo bisogna vagliare i pro e i contro. Invece di dire ‘quello non era il padre che io volevo, in verità ho un altro padre’, bisogna cominciare a chiedersi: io sono la figlia di mio padre…’, tutto ciò ti rivolta completamente la situazione. Quando tendi a volerti giustificare e non lo fai nei tuoi confronti ma pensi all’altra persona, allora riesci a capire…

In un’intervista dicevi che hai voluto metterti allo specchio senza pietà.
Ho impiegato tanto tempo per capirlo; mi sono dilaniata, ho dovuto farlo. Ho avuto bisogno di cercare mio padre, quindi di cercare me stessa e sciogliere molti pregiudizi e tante mie debolezze, tante mie vigliaccherie, tante mie colpe, tante mie superficialità, senza cercare di comprendere se quello che mi era stato detto era vero o no; non bisogna dare mai nulla per scontato!

Cos ‘è per te la poesia?
Secondo me la poesia è la ricerca della verità perchè significa amore, curiosità, aver voglia di conoscere e conoscere significa entrare dentro, dentro le cicatrici dell'essere che vuoi amare.

Massimiliano Taroni  Dimensioni - Giugno 1991
L'elaborazione grafo pittorica della foto è di Alfonso Farina

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venerdì 3 febbraio 2012

Come nasce una canzone. Mariella Nava racconta “Le altre”, l’inedito postumo di Mia Martini


Ai microfoni di Chez Mimì, Mariella Nava racconta volentieri l’aneddoto legato al brano Le Le altre, scritto per Mia Martini e rimasto nel cassetto per vari anni.


Ho un ricordo bellissimo. Partirei, innanzitutto, dalla mia passione per Mimì, e, visto che avevo iniziato a scrivere canzoni, a volte richieste da grandi voci, ho coltivato questo sogno di potere comporre qualcosa per la sua grandiosa voce. Allora, mi è venuta l’ispirazione per questa canzone intitolata Le altre creata ai miei esordi, nel periodo 1988/89.

Ho realizzato il provino in studio e gliela mandai su una cassetta e non ne ho più saputo niente. Ho pensato che non fosse mai arrivata o che non era risultata di suo gradimento. Sono trascorsi molti anni, più di una volta ho cercato di avvicinarla: man mano che io crescevo nella mia popolarità e lei confermava di nuovo il suo meritato ritorno aumentavano le possibilità di incontrarci.

Ci siamo ritrovate affiancate in più di una occasione, però non ho mai trovato il coraggio di chiederle se avesse avuto il piacere di cantare qualche mia canzone o ascoltare qualche altra cosa, scivolando e glissando su questo argomento riguardante Le altre.

Poi, la vita è quella che è, Mimì è venuta a mancare, quindi questa voglia di scrivere per lei mi è rimasto come un boccone non andato giù. Dal momento che avevo composto per Renato Zero e per alcune voci femminili come Ornella Vanoni, Syria, Mietta, mi chiedevano spesso perché non avevo pensato di farlo per Mimì che è più vicina come modo, meridionale, un po’ graffiante. Mi limitavo a rispondere che purtroppo il tempo è stato breve, nonostante la mia intenzione di proporle qualche cosa, e che il mio sogno era rimasto un desiderio insoddisfatto, senza possibilità di realizzazione, ormai.

E, invece, proprio in un mio momento di grande buio, esattamente tre anni fa nel 2007, quando avevo quasi deciso di non cantare più, ho ricevuto un telefonata di Maurizio Piccoli che mi informava di avere trovato un manoscritto di Mimì dove aveva tirato giù il testo di questa canzone Le altre, annotando che era mio.

Al suo chiedermi se sapessi qualcosa, l’ho informato che si trattava di un provino inviato in tempi antichi e, non avendo saputo più nulla, ho pensato che non fosse piaciuto. Maurizio ha messo in dubbio questa mia convinzione, conoscendo l’abitudine di Mimì, cioè di appuntare i testi quando aveva l’intenzione di fare dopo una eventuale registrazione.

Sorpresa ed emozionata, ho riferito che per me sarebbe stata la notizia più grande della mia vita, come un regalo dal cielo, considerata la situazione difficile che stavo vivendo dal punto di vista professionale. Piccoli si è adoperato immediatamente e ha fatto una ricerca accurata tra i provini di tutto il materiale che aveva a disposizione. Ha scoperto che il pezzo era stato realizzato con una base particolare. Mimì deve avere deciso dopo di non inserirlo in nessun album, probabilmente avrebbe dovuto fare parte di Lacrime, ma nell’assemblare il disco, ha pensato di lasciarlo fuori, chiuso per anni in un cassetto.

Quando ho ascoltato il brano, sia l’originale e quello nuovo rivestito di un nuovo arrangiamento, ho provato un qualcosa di indescrivibile, tanto da commuovermi anche adesso, è come se avessi ricevuto una iniezione di fiducia, un messaggio di sprono a continuare con il mio lavoro. Devo a Mimì se ancora faccio l’artista…. 

domenica 22 gennaio 2012

Mia Martini racconta come è nata "Versilia" di Giancarlo Bigazzi

Mia Martini racconta alla radio come è nata "Versilia", scritta da Giancarlo Bigazzi e inserita nell'album "Lacrime" del 1992

E' un gioco, gli autori, che vengono dalla Versilia  e  amano questo posto, mi hanno detto che c'è anche  una specie di leggenda intorno a Forte dei Marmi, fanno un po' d'ironia, però un'ironia sonnacchiosa, perché siamo d'estate e quindi sotto il sole, Gli autori immaginano un'avventura con questa turista, che può essere una romana o una milanese. Fanno riferimento a queste milanesi stese al sole sugli asciugamani, su questa spiaggia della Versilia e raccontano la storia come quella degli indiani che vanno all'assalto di questo  "Forte Alamo dei Marmi". E' abbastanza divertente il testo, anche se non molto impegnativo. La musica e gli arrangiamenti sono interessantissimi, con questa fusione di elettronico e computer con all'opposto molti strumenti acustici. L'orchestra ad archi acustica insieme a delle tastiere computerizzate, batteria elettronica insieme a batteria vera, per cui i suoni risultano abbastanza accattivanti.

Testo raccolto da Mila Giordani

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