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venerdì 23 agosto 2013

E alla fine Sanremo salvò Mia Martini. Articolo di Gino Castaldo


 
Dopo anni di ingiustizie, la cantante torna al successo.
Lunedì sera è in concerto al Sistina

Se fosse un cantautore, si avrebbe buon gioco a svelarne un indicativo anagramma: ‘intima rima’, ma anche essendo sostanzialmente un ‘interprete’, Mia Martini (che canterà al Teatro Sistina lunedì 18 maggio) ha effettivamente cercato di tirar fuori dalla sua voce le ragioni del cuore, una rabbiosa e viscerale potenza che non ha mai mancato di stupire i suoi innumerevoli estimatori. Ma a volte la voce non basta, e alla fine Mia Martini è stata protagonista di una delle più incredibili storie che abbiano popolato il nostro mondo dello spettacolo.

Al suo esordio, nei primi anni Settanta, Mimì Bertè, in arte Mia Martini, aveva colpito favorevolmente il pubblico italiano, e in pochi anni si era costruita un ruolo piuttosto unico nel panorama nazionale. Aveva, intanto, una splendida voce, ma soprattutto sembrava una delle poche, se non l’unica, interprete femminile a stare al passo con i tempi, a parlare il linguaggio della musica pop, coniugando con una certa raffinatezza la tradizione melodica italiana a quello che in quel periodo il gusto musicale per il mondo imponeva. Sembra poco, ma in Italia in quel momento le interpreti femminili, pur bravissime, erano tutte in qualche modo classiche, molto meno legate alla freschezza del nuovo gusto imperante.

Mia Martini trovò la sua strada in questo equilibrio, con ottimi risultati. Nulla di rivoluzionario, ma quanto basta per essere rispettata anche da chi preferiva musiche più avvincenti e innovative. Era l’epoca di “Piccolo uomo”, “Agapimu”, “Padre davvero”, “La costruzione di un amore” e tante altre. Poi la catastrofe. Grazie ad una serie di incredibili maldicenze, nell’ambiente musicale si creò un deciso e sempre più insormontabile ostracismo nei suoi confronti, al punto da stroncarle la pur promettentissima carriera. Per anni e anni di lei non si è sentito più parlare, col pubblico che, ignaro, aveva finito col dimenticarla, e l’ambiente della musica ben consapevole invece di questa profonda e assurda ingiustizia, le cui ragioni forse sono da ricercare nel suo temperamento, spigoloso, poco accondiscendente, qualche volta arrogante.

Sono stati anni di buio, fino a quel fatidico Sanremo del 1989, che può giustamente essere indicato come il momento della rinascita. Con l’aiuto di alcuni amici disposti a sfatare le assurde maldicenze che l’avevano colpita, fu deciso di farla partecipare al festival con un pezzo di grande effetto, dal titolo “Almeno tu nell’universo”, valido proprio perché riusciva a mettere in luce le sue qualità vocali. L’esperienza andò bene, e da quel momento si è finalmente rotto quel muro di ostilità che le impediva letteralmente di svolgere il suo lavoro, con un crescendo che porta al secondo posto ottenuto al festival di Sanremo di quest’anno. Si potrebbe dire che almeno per una volta il tanto criticato festival sia servito a qualcosa, quantomeno a riportare attivamente nel nostro panorama canoro una voce che non poteva mancare. L’incasso realizzato per il concerto di Mia Martini sarà devoluto in beneficenza all’Associazione per la cura del bambino cardiopatico.
 
Gino Castaldo per Music Box 1992

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domenica 18 agosto 2013

Intervista a Ivan Cattaneo. Mia Martini: Una grandissima voce e un enorme talento

 
Ivan Cattaneo concede a Chez Mimì un'intervista  nella quale parla della sua carriera e naturalmente di Mia Martini.
  Personaggio di tendenza negli anni '70 e grande icona degli anni '80, tra avanguardia e provocazione, look e diversità. Cantautore atipico con dischi alternativi; esperto look-maker ed inventore di personaggi. Ha lanciato e curato il look punk della prima Anna Oxa nel 1978. Poi, il grande successo personale con il brano "Polisex" nel 1980 ed il clamoroso trionfo discografico negli anni '80 con il revival ultramoderno di "Italian Graffiati", "Bandiera Gialla" e "Vietato ai minori", la trilogia dedicata alle cover di brani anni '60, una moda da lui lanciata e tuttora in voga. A seguire, il volontario esilio dal mondo dello spettacolo interrotto di recente da una ripresa ma non chiassosa attività live che alterna ad una serie di spettacoli multimediali in spazi atipici come chiese e locali alternativi.
 
D. Ci vuoi parlare di questo tuo nuovo percorso multimediale? In che cosa consistono queste tue nuove performance artistiche?
R. E' la mia voglia di cercare di amplificare il ristretto mondo della canzone completandolo con immagini, video, gestualità, danza e, ove possibile, gusti e profumi.

 D. Artista notoriamente poliedrico,  ti sei cimentato anche nel musical. Sei stato, infatti, la guest-star, nei panni del faraone, del cast di Joseph e la strabiliante tunica dei sogni, adattamento in italiano dell'opera di Tim Rice. Sei soddisfatto di questa esperienza?
R. Moltissimo, e poi per me è un'esperienza nuovissima e terapeutica. Io sono un artista anarcoide, abituato ad esibirmi da solo…qui invece siamo tantissimi in scena…è come se stessi facendo il servizio militare eh eh eh eh eh….

D. Negli ultimi anni hai accentuato il tuo aspetto spirituale di uomo e di artista. Raccontaci di questa tua evoluzione…
R. …E' stata durissima…ho abbandonato il mondo della musica e non la musica, naturalmente! Mi sono rifugiato in una casa isolata dal mondo insieme ai miei cani e a pochi amici. E ho cominciato a praticare l'amore, la visione differente della vita che non è solo lavoro, soldi, desideri, rapporto di coppia, famiglia, stress eccetera….Attraverso la meditazione, ho praticato modelli nuovi relativi al cibarsi, comportarsi e muoversi nel mondo. Gran parte di questi insegnamenti li devo al mio maestro indiano Osho morto dodici anni fa. Tutti i maestri sono importanti da vivi, perché quando muoiono ci costruiscono delle religioni che tradiscono in parte la natura del loro insegnamento, per questo ho deciso di percorrere la mia strada da solo, senza Buddha, senza sacerdoti, senza altri tramiti tra me e Dio!


 D. Questa fanzine è dedicata a Mia Martini. Fra i tuoi colleghi, sei stato tra i primi a firmare affinché il premio della Critica del Festival di Sanremo venisse intitolato a Mimi'. Sappiamo anche che l'hai conosciuta. In quali occasioni?
R. Per un certo periodo abbiamo avuto lo stesso impresario di Padova, Tosetto. Mi ricordo una bellissima tournèe fatta in Sicilia, lei vestiva con scarpe da ginnastica, tutte dipinte a mano da lei stessa, era molto schiva e lunatica ma bastavano pochi sguardi perché si aprisse totalmente. Era un po' stanca di tutte le dicerie su di lei, era secondo me una donna che aveva bisogno di essere amata da qualcuno che le facesse sentire il vero peso-profondità dell'amore. Forse aveva gente intorno a lei che voleva solo succhiare l'ultima linfa…sfruttarla e poi… E' purtroppo la storia di tutti noi cantanti che se non ti sai proteggere…se sei troppo vulnerabile, sono pronti a risucchiarti nel vortice del profitto musicale e basta.

D. La tua opinione su Mia Martini artista e cantante…
R. …Una grandissima voce e un enorme talento gestiti da gente troppo inferiore alla sua grande potenzialità.


 D. Il nostro club da anni porta avanti l'intento di realizzare un disco-tributo a Mimi' con i suoi brani interpretati dai suoi colleghi/e. E' gradita la tua partecipazione….
R. …Sarò felicissimo di partecipare…fatemi sapere.

Intervista realizzata da Salvatore De Falco e apparsa sulla fanzine Chez Mimì n° 30


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martedì 13 agosto 2013

Ron: Ho sempre ammirato il modo di cantare di Mia Martini. Intervista di Chez Mimì


 
In occasione dei concerti abbinati alla Mostra del Cinema del Lido di Venezia, sono riuscita ad incontrare Ron prima che effettuasse le prove del suo spettacolo. Si è dimostrato subito una persona gentile e disponibile a parlare, soprattutto dopo avere saputo che ero una componente di Chez Mimì.

 
Ci puoi dire la tua opinione su Mia Martini come artista e come donna?

 …Mimì…, dico subito che non sono amico suo, nel senso che non la conosco in maniera così stretta da considerarmi tale, ma è  una persona che io stimo molto da lontano, dal momento che ci vediamo molto poco.

Ho sempre ammirato il suo modo di cantare  e  di essere così coerente con se stessa, anche le canzoni che interpreta sono assolutamente in sintonia. Secondo me, però gli autori non hanno sempre fatto uno sforzo così grande per scriverle brani all’altezza, mi spiego meglio: lei  è  più brava delle canzoni che canta, sebbene molte siano belle. Ad esempio, credo che Almeno tu nell’universo sia un capolavoro assoluto  e lei, infatti, è perfetta. Quando la ascolto, ancora adesso, alla radio, mi viene la pelle d’oca, provo una grande emozione.
 

domenica 28 luglio 2013

Mia Martini: Nella pace dei borghi antichi


 
La mia Umbria, la parte più morbida e semplice di questa regione, comincia per chi viene dal nord, quando lungo l’autostrada A1 si incontra Fabro, un gomitolo di case appollaiate su una collina. Di paesi così, nella terra dove ho scelto da quattro anni di abitare, ce ne sono moltissimi. Tutti simili nella loro storia orgogliosa di borghi medioevali e genti povere, ma fiere.

Mia Martini, da qualche tempo tornata al successo, deve forse ai luoghi dove si è trasferita la bellezza serena che traspare dal suo viso.

Vi porterò volentieri dentro questo viaggio verde: per me incontrare la campagna, il fiume, il lago, le colline di questo pezzo d’Italia è stato importante e mi piacerebbe che anche voi ne riportaste la pace e la tranquillità che ci ho trovato io.

Il nostro viaggio dunque parte da Fabro?
No: Fabro è una porta ‘mentale’ del nostro itinerario, nel senso che molti borghi dei quali parleremo gli rassomigliano, ma anziché trovarli di fianco all’autostrada, bisognerà andare a cercare. E sarà Baschi il primo nucleo amico nel quale fermarci. Situato sopra uno sperone, molto pittoresco, questo paese  conserva una magnifica Chiesa parrocchiale cinquecentesca, quella di San Nicolò. Qui si acquista e si beve del favoloso ‘Orvieto bianco’.

Per quale strada ci incamminiamo?
Propongo la statale n.205 che si snoda in un magnifico panorama con fondovalle lussureggianti e agglomerati molto caratteristici di case coloniche. Uno dei più graziosi, proseguendo presso sud, è quello di Tenaglie in mezzo a una selva di quercioli. Poi vale la pena di deviare a destra per Alviano: Situato dentro una cerchia di colli sgretolati dal tempo, un tempo fu un feudo della famiglia Liviani. La rocca quattrocentesca è davvero grandiosa con le sue torri e il cortile rinascimentale. Nella cappella della piccola Chiesa c’è un affresco del ‘600 dove si narra del miracolo delle rondini: San Francesco, mentre predicava in Alviano, fece tacere le rondini che lo disturbavano.

Com’è la campagna da queste parti?
Dire bellissima mi sembra poco. Si alternano prati a coltivazioni di ulivi, viti, grano. E poi ci sono cipressi, alberi da frutta, mille varietà di piante. E proprio ritornando sulla strada statale n.205, si giunge a Lugnano in Teverina in alto su un colle. La natura non è solo ricca di per sé, è come se gli abitanti volessero migliorarla. Tutti qui hanno il culto del verde, anche i bambini. I campi sono ben tenuti, le piante curate singolarmente.. C’è un’armonia speciale tra questa gente e la sua terra.

Cosa ci consiglia di mangiare nelle trattorie locali?
Certamente la carne. In umido o alla brace è sempre squisita. Le bestie sono allevate secondo gli usi antichi. A proposito, se voleste acquistare qualcosa da regalare a un amico, suggerirei non di comprare oggetti di artigianato, ma generi alimentari: l’olio, gli insaccati, i funghi, le creme di porcino e tartufi e inoltre un magnifico amaro, tipico di queste parti, che si chiama amaro Viparo.

martedì 23 luglio 2013

Concerto di Mia Martini : L’omaggio a Napoli di una magnifica Mimì


 
 
Così prometteva la pubblicità del concerto con cui si  è  conclusa sabato sera al Teatro Mediterraneo la festa dell’Amicizia. E omaggio a Napoli  è  stato con una straordinaria Mimì capace di cantare lo spirito della Napoli tradizionale come di quella contemporanea. Quella classica di  Reginella, eseguita in coppia con Mario Maglione; quella moderna di Enzo Gragnaniello con  Va a Marechiaro, la magnifica  Donna  e  la struggente  Rosè, storia di una Lilì Marlene dei Quartieri spagnoli intonata in duetto con l’autore, salito sul palco con Joe Amoroso alle tastiere, Michele Montefusco alla chitarra e Flavio Piscopo alle percussioni.

L’animale Martini e l’animale Gragnaniello, animali da palcoscenico naturalmente, insieme fanno scintille.

Una lunga storia d’amore tra Mimì  e  Napoli, un amore ricambiato da questa città che l’aveva già adottata in un momento difficile della sua carriera, in cui aveva trovato rifugio quando più nessuno credeva in lei.

Ma non solo Napoli canta Mimì, con la sua voce dalla grana grossa di chi conosce a fondo la vita ed  è  stato  tre volte nella polvere, tre volte sull’altare.

E’ tenera  e  rabbiosa, sensuale ed infantile, nostalgica e sbarazzina. Sa passare da capolavori della nostra migliore canzone d’autore – una suadente La donna cannone -  ai suoi successi di ieri e di oggi, nazional – popolari quanto si vuole, ma comunque capaci di rivolgersi alla gente al di là delle logiche di mercato”.

domenica 14 luglio 2013

Riflettori su Mia Martini: Spero che questo samba non finisca mai



 
Dopo la trionfale sua esibizione quest’estate al Teatro Romano per la Rassegna Canzone d’autrice e dopo la fugace apparizione al Festivalbar in Arena, torna a Verona – stasera al Teatro Corallo, per l’organizzazione di Musica viva – Mia Martini, rediviva star della canzone, grande interprete dalla generosa vitalità, riabbracciata con calore ed entusiasmo da critica e pubblico dopo l’ultimo Sanremo.

Al prossimo Festival della Canzone l’interprete calabrese parteciperà con la canzone La nevicata del 56 scritta per lei da Carla Vistarini e Franco Califano. Ma altri impegni importanti l’attendono: il nuovo Lp da incidere a gennaio, lo show televisivo Europa Europa da condurre su Raiuno a marzo.
 
L'INTERVISTA

Intanto c’è questo tour invernale che la riporta stasera a Verona. E la musica c’è, insieme alla ritrovata gioia di vivere e di cantare.

E’ ancora immenso, profondo il piacere che mi ha fatto tornare tra i vivi – ci dice Mia Martini - , un piacere talmente grande da diventare una parte di me, qualcosa di sottile, delicato e tenero, che vive continuamente insieme a me. E’ stata una gioia immensa essere tornata al mio pubblico, una gioia pari per intensità ad un grande dolore: uno di quei dolori che sembrano opprimerti e distruggerti, e che senti poi dentro di te, parte di te, tanto da abituarti a quel peso, a farlo diventare un compagno di viaggio.

Cosa ti accadde ieri?

Tante cose, tutte terribili. Mi sentivo molto debole, non riuscivo a capire quale fosse la mia identità, tutto si stava confondendo, ciò che io volevo essere e ciò che gli altri volevano io fossi… Le infiltrazioni che mi arrivavano dall’esterno erano tante e troppo continue. Le lotte che dovevo fare erano immense, i miei nemici mi sembravano dei giganti. Mi sembrava davvero di combattere contro i mulini a vento! E così mi sono arresa, mi sono lasciata sopraffare, proprio per non finire stritolata. L’unica soluzione fu quella di ritirarmi, l’unica via d’uscita possibile.
 

venerdì 14 giugno 2013

Sergio Endrigo: l’artista e la sua collaborazione con Mia Martini. Intervista di Chez Mimì




 
Sergio Endrigo se ne è andato il 7 settembre del 2005. In questa intervista, concessa a Chez Mimì, realizzata prima della sua scomparsa da Alessandro Wagner e pubblicata sul numero 29 della nostra fanzine, racconta della sua carriera: i successi, gli anni bui e la sua collaborazione con  Mia Martini.
                                                                  
Lei viene considerato un cantautore della scuola genovese. Ma in realtà è istriano…
Sì, di Pola. Nei primi anni '60 ho cantato in diversi night club di Milano ed è stata una esperienza divertente. Successivamente, sono riuscito ad avere un contratto con la Ricordi per la quale incidevano Paoli, Bindi, Tenco. Ho cominciato a comporre con l'ausilio di una chitarra e sono nate “Bolle di sapone”, “I tuoi vent'anni”, “La brava gente”. Poi, sono passato alla Rca e sono arrivati i miei primi successi: “Io che amo solo te” e “Teresa”. Per non avere imposizioni, visto che alla Rca volevano che io, vicino allo stile di Jacques Brel, cantassi anche la rumba, ho firmato con la Fonit Cetra. Ho partecipato a vari Festival di Sanremo, nel '67 con “Adesso sì”, nel '68 ho vinto con “Canzone per te”  in coppia con Roberto Carlos, venuto dal Brasile perché in Italia nessuno voleva cantarla, neanche la Zanicchi, perché era una canzone melodica mentre andava di moda il beat. Nel '69 e '70 ottengo un secondo e terzo posto con “Lontano dagli occhi” e “L'arca di Noè”. L'ultimo mio successo discografico risale al '74 con “Ci vuole un fiore”. Tra i miei lavori più interessanti vi è “La vita, amico, è l'arte dell'incontro”, omaggio al grande Vinicius De Moraes, con lui ho realizzato un album per i bambini tutto dedicato agli animali : “Il pappagallo”, “La pulce”, “L'anatra”, con i testi tradotti da Sergio Bardotti.
La sua produzione discografica è andata progressivamente scemando, perché?
Dall’ ‘80 al ’95 ho fatto cinque album, uno prodotto da Edoardo De Angelis e l’ultimo, realizzato con Antonio Marangolo, arrangiatore di Paolo Conte, non ha avuto promozione. Ho detto, allora, basta: dischi non ne faccio più, assolutamente.
Cosa ne pensa dei cantautori genovesi?
Li conosco bene. Con Lauzi sono stato ospite recentemente a Roma al concerto di Bindi, è stata una cosa carina, ma noi colleghi siamo cani sciolti…
…. E quelli di oggi?
Conosco De Gregori, Dalla, Venditti e c’è qualcuno che mi piace di più e qualcuno di meno, chiaramente. Ligabue è molto simpatico. Io mi sono fermato ai Beatles. Pelù e i Litfiba non li critico ma non li capisco, è come se parlassero cinese.
Lei ha scoperto Marisa Sannia, interprete di molte sue canzoni.
La Fonit aveva indetto alla fine degli anni ’80 un concorso per voci nuove e con il musicista Bacalov abbiamo scelto la Sannia per la sua voce particolare e Gianni Pettenati.
Parliamo di Mia Martini. Le due canzoni fatte con lei nel ’75 per l’album “Canzoni Venete” sono state una partecipazione occasionale…
… Beh, sì, eravamo entrambi alla Ricordi,  serviva una donna che interpretasse queste canzoni,   abbiamo duettato  e in “O Dona Lombarda” e “Cecilia”. Con Mimì abbiamo avuto un ottimo rapporto. Mi ricordo, anni fa, un incontro a Cefalù in Sicilia, ad una serata organizzata da Rizzoli con parecchi cantanti, io sono arrivato un po’ in ritardo, era una grande sala all'aperto con gli ombrelloni di paglia sopra i tavoli pieni di gente. Lei, invece, stava in un tavolo da sola, io sono andato là, mi sono seduto vicino a lei, mi ha abbracciato. La cosa più drammatica che può succedere ad una artista è quando si dice che porta jella, è una vergogna incredibile, assoluta. Restavo fuori dal coro e insultavo i coristi quando mi capitavano a tiro, cercavo di trasmetterle solidarietà, l'affetto per l'essere umano fragile, la stima per l'artista tangibile. Al ritorno da uno dei miei periodici viaggi in Brasile le feci conoscere una canzone che sembrava scritta per la sua voce: 'Milho Verde'. Le piacque, la incise: un'esecuzione soave e delicata come una farfalla rosa’.
 
Lo sa che è un disco che non si trova più, una rarità…
In Italia di mio non si trova niente…..  Oggi sono riconoscente verso il mio pubblico e i miei simili in generale e mi piacerebbe dire che l’uomo che non ride è comunque un uomo felice.
Amen’.
 
Intervista di Alessandro Wagner con integrazioni di Michele Bovì.

 
 
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