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venerdì 19 dicembre 2014

Io canto, non mi spoglio. Intervista a Mia Martini


Il concerto di Mia Martini al salone delle feste del Casinò di Saint Vincent è durato mezz'ora. Prima della cantante calabrese, Enrico Beruschi era rimasto in scena per quarantacinque minuti : troppi per un comico il cui repertorio non è ancora così nutrito da evitare lunghe pause di noia.
Con un lungo abito di lino traforato, sotto al quale si intravedeva un tanga molto decorativo,la cantante calabrese, che è solita esibirsi per un'ora e mezza, si è congedata quando il pubblico cominciava ad intensificare gli applausi. Fra cantanti che si presentano già nude, altre che si spogliano mentre cantano, oltre a quelle che sospirano solamente invocando i "cicciolini", oggi bisogna soltanto riabituarsi all'idea di una donna che canta soltanto.
Non sono andata oltre la mezz'ora - spiegherà più tardi Mia nel suo camerino  -  perché questo non è il genere di pubblico e di ambiente che preferisco. Voglio preferibilmente i giovani e un ambiente più vasto, non ristretto a quattrocento persone in un teatro. Sono per i concerti, ecco,e li accetto a percentuale non a cachet .


A Saint Vincent, la Martini ha cantato a cachet perché la percentuale su quattrocento persone, a ottomila lire a biglietto, le avrebbe fruttato soltanto le spese di viaggio per lei e i componenti la sua orchestra, più le due coriste. E' stata un'occasione per apprezzarla e per aggiornarsi sulla sua evoluzione. Un accenno a Minuetto, a Donna sola, a Piccolo uomo, i suoi primi successi registrati cinque anni fa e poi via via con Da capo , quindi Volesse il cielo, da una poesia di De Moraes che hanno costituito i pezzi forti di una voce sempre calda, in continua evoluzione, impressionante sui toni alti nonostante le quaranta sigarette al giorno. I temi ruotano attorno alla donna, ma non intesa come donna femminista, Mia Martini era "piccola donna" poi "donna" quindi "sola" e ancora "libera". Situazioni diverse, poesie musicali, la sofferenza per l'amore prima di tutto, come vittima dell'uomo.

Spigliata, cordiale, semplice alla fine del concerto ha spiegato se stessa, ha anticipato i suoi programmi: Io canto, non mi spoglioIl mercato discografico registra questa moda delle cantanti sexy ma la gente si è già stancata e durerà poco. Ci vuol altro per restare a galla. Sono impegnatissima. Studio chitarra e flauto, giro con il flauto in borsa, più nessun albergo mi vuole perché zufolo in camera ad ogni ora della notte. Oggi non sono in classifica ma dopo il lancio del nuovo 45 giri Vola, parole e musica di Ivano Fossati , voglio presentare un 33 giri rivoluzionario, una cosa nuova per l' Italia.Voglio riassumere in un disco un intero spettacolo, voglio che il pubblico ascoltandolo viva la sensazione di essere in teatro, con uno spettacolo tutto mio. Voglio cambiare abito, rinnovarmi, smetterla di eseguire cose fatte da altri. A Saint Vincent ho offerto un repertorio da piano bar, ma le mie ambizioni sono altre, dai concerti in su. Il trionfo con Aznavour in Italia, all'estero e all'Olimpia mi stimolano ad impegnarmi. Chiuderò questa estate a Montecarlo, inizio di settembre, dove sono impegnata per sei giorni. Poi mi concentro sul 33 giri che sarà un boom.



Franco Costa  Agosto 1978


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sabato 29 novembre 2014

Io sono bagnarota: Mia Martini parla delle sue radici e racconta la leggenda di Bagnara Calabra


Il rapporto e il legame tra Mia Martini e Bagnara Calabra era, lo sappiamo tutti, veramente forte. Non a caso, Mimì scelse nel 1981 di ambientare proprio in quel luogo lo special 'Io sono Mia' realizzato dalla Rai.

Tutte le volte che tornava a Bagnara si rigenerava,  conquistava gli abitanti, i Bagnaroti,  con la sua  disarmante semplicità e immediatezza e aveva dei riferimenti ben precisi: Zia Sarina, con la quale aveva instaurato un legame fortissimo, e Radio Perla del Tirreno, emittente locale. Qui ha lasciato, oltre a innumerevoli ore di registrazioni radiofoniche, tanta allegria e simpatia. L’aspetto che la faceva parecchio divertire era parlare al telefono in diretta con il pubblico che partecipava alle trasmissioni con i quiz condotte da lei agli inizi degli anni '80.

Abbiamo reperito una intervista in cui lei parla delle sue radici e racconta la leggenda di come è nata Bagnara Calabra...
In questo guardare le tue radici, e quindi guardarti allo specchio, cosa è che ti piace della tua latinità, della Magna Grecia, visto che sei calabrese?

Mi piace proprio conoscermi, conoscere la mia storia fin dalle origini, ma la cosa nella quale più mi ritrovo senz’altro è l’istinto, l’emotività, il calore, il sangue- Di questo tipo di cultura mi interessa tutto: le tradizioni, le origini, da che cosa nascono i nomi dei paesi o i nostri nomi, quelli che noi portiamo. Per esempio, su Bagnara ho fatto delle ricerche molto approfondite, sono andata a finire alle sorgenti del Gaziano.
E cosa hai scoperto su Bagnara?

Leggendo un libro sulla storia di Bagnara, mi sono imbattuta su questa leggenda, sai, le leggende sono importantissime, perché sono alla base proprio della cultura. Si dice che Bagnara sia nata così:
 
C’era un pastore dell’Aspromonte, sai è una montagna che va a picco sul mare, questo mare dove si pesca il tonno e il pesce spada. In questo Aspromonte vive questo pastore che si chiama Gaziano. Un giorno, mentre sta riposando, si mette a suonare un flauto fatto da lui con un ramo di castagno. Poi, si addormenta sotto un albero e improvvisamente viene svegliato da una musica meravigliosa. Guarda verso la fine della roccia che va giuù profonda, perché siamo in alta montagna, da dove si vede uno scorcio di mare, dal quale esce una Ninfa bellissima.
 
 Lui si innamora pazzamente di questa Ninfa, la quale poi sparisce nelle acque. Gaziano cerca di richiamarla ma non riesce a farla riaffiorare e allora va a cercarla. Scende dalla montagna, si costruisce una zattera, va al largo e finisce nelle montagne del Dio Eolo, il Dio dei Venti. Rimane sette anni con lui, che gli insegna tutti i segreti dei venti e del mare, Trascorsi questi sette anni, Gaziano continua il suo viaggio e approda nell’antro della Maga Circe, alla quale racconta il suo dolore e le dice che sta ancora cercando ancora questa Nonfa meravigliosa e Circe gli svela che quella Ninfa è un’ancella della Dea Teti, la Dea Dei Mari.
 
 Gli spiega come deve fare per evocarla e chiederle di fargli vedere di nuovo il suo grande amore. Gaziano ritorna sull’Aspromonte, fa questo rito e finalmente riesce a rivedere la sua Ninfa. Questa riaffiora dalle acque cantando una dolcissima melodia e lui può finalmente svelarle tutto il suo amore. La Ninfa non rimase molto toccata da questa storia stupenda e gli dice che non le interessa assolutamente di essere amata da lui e disparisce di nuovo nel mare.
 
 A questo punto, Gaziano impazzisce dal dolore, comincia a piangere e si piega sulle ginocchia e piange, piange talmente tanto che si trasforma in acqua e poi in un torrente pazzesco, che va ad inondare questa montagna. Finalmente riesce a scendere giù e si fonde proprio nel mare, riuscendo così a raggiungere la sua Ninfa. E’ proprio lì, in quel punto, dove le sue lacrime si congiungono con il mare, che nasce Bagnara.
 
Elaborazione testo di Pippo Augliera Novembre 2014

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sabato 15 novembre 2014

Mia Martini: una grande artista, una falsa ‘maledizione’ di Luzzatto Fegiz Mario


 
Una tragedia tutt' altro che annunciata scuote il mondo della musica leggera. Se n' è andata all'improvviso una delle interpreti più grandi della canzone italiana, forse l'unica cantante importante della generazione successiva a Mina, Milva e Vanoni.

La sua grande virtù fu quella di superare il tradizionale birignao, la manieristica enfasi dello stile nostrano, portando, grazie a una timbrica un po' roca a vocazione blues, le opere a lei affidate a una più alta dimensione artistica. Taluni la consideravano bizzosa e capricciosa, in realtà era soprattutto una perfezionista dotata di umanità , altruismo e fantasia. Dio sa cosa aveva fatto per aiutare la sorella Loredana a uscire dal tunnel di disperazione in cui si era venuta a trovare dopo la fine della love story con Borg.

 I suoi ultimi collaboratori . Fio Zanotti che aveva prodotto il recente ottimo album Per niente facile (La musica che mi gira intorno” n.d.r.)  dedicato alle opere dei cantautori (Fossati in primis) e il manager Nando Sepe, che proprio ieri doveva accompagnarla ad un concerto in programma a Salerno, affermavano che era sempre serena, ragionevole e affidabile. E che la aspettava un' estate ricca di impegni e di soddisfazioni, artistiche e finanziarie. L' ultimo a parlarle è stato proprio Sepe, venerdì pomeriggio. Si sarebbero dovuti riparlare alla sera. Ma già il telefono squillava a vuoto.

 Una sorta di maledizione sembra segnare le vite parallele di Domenica e Loredana Berte' : la più' giovane tenta il suicidio ma è ancora viva (e infelice),  l' altra aveva riscoperto la gioia di vivere ed è morta (quasi certamente per cause naturali). Mia Martini viveva come cosa sua la gravidanza della sorella Olivia (che sta a Roma) e gioiva nel ritrovato rapporto col padre Giuseppe, ex preside di un liceo di Busto Arsizio (col quale aveva cenato giovedì ). Loredana e Mia Martini avevano una rapporto complesso: si ignoravano pur amandosi. Si erano incontrate per caso a novembre dello scorso anno sul set di un programma benefico per la lotta all' Aids e si erano abbracciate senza profferir parola. I loro caratteri erano distanti come i loro registri vocali: il duetto nella canzone “Stiamo come stiamo”, due anni fa al festival di Sanremo, aveva generato scintille e scontri.  Sul pentagramma, come nella vita, un compromesso fra le due sembrava impossibile.

Domenica Bertè in arte Mia Martini, per gli amici Mimì , era nata a Bagnara Calabra il 20 settembre 1947, seconda di quattro sorelle. La famiglia soffrì grandemente allorché il padre decise di lasciare moglie e figlie trasferendosi in un' altra città . Mimì Bertè si era rivelata al grande pubblico nella primavera del 1970 al Festival delle Nuove tendenze che si era tenuto nella Pineta di Viareggio. Truccatissima, con un lungo scialle che la ricopriva dalla testa ai piedi, aveva subito folgorato il pubblico per le sue virtù vocali. Suo scopritore l' avvocato Crocetta, il fondatore del Piper, che aveva deciso di lanciarla con una canzone legata alla storia personale di Mimì , “Padre davvero”.

 Una prima tournèe registrò un grande successo, lo stesso che accolse l' anno successivo “Piccolo uomo”, di Baldan Bembo, Lauzi, La Bionda. Vinse il Festivalbar del ' 72 e il primo di una lunga serie di premi della critica con l' album “Nel mondo una cosa”. Nel ' 73, con “Minuetto” di Baldan Bembo e Franco Califano il trionfo fu addirittura europeo. Sono gli anni di “Inno”, “Donna con te”, ma anche quelli delle invidie, della maldicenze che, anche a causa di una crisi esistenziale e creativa, allontanano il personaggio dalle scene.

 Proprio mentre la sorella Loredana raccoglie i primi successi. Il mondo della musica leggera le voltò le spalle, diffondendo sul suo conto le voci più fantasiose, fra cui la più cattiva e dannosa per chiunque: che portava iella. Lei si chiuse nel silenzio. Replicò solo nel 1992: ‘Meglio essere sospettati di avere l'Aids, si può dimostrare il contrario con un test. Ma per la iella cosa si fa, una radiografia?’.

 La riscossa arrivò  prima. Anche la lunga convivenza col cantautore Ivano Fossati contribuì al suo rientro nel giro: lui cominciò a scrivere per lei, come Lauzi e Maurizio Fabrizio. Fu proprio Fossati ad affidarle nel 1979 una delle canzoni più  belle e struggenti del suo repertorio, “La costruzione di un amore”. Gli anni Ottanta di Mia Martini sono caratterizzati da dischi raffinati e difficili e il ritorno alla grande platea è del 1981 con E non finisce mica il cielo presentata al Festival di Sanremo. Segue “Miei compagni di viaggio”, un album cantato con Loredana e Ivano Fossati. Poi un volontario esilio interrotto da una partecipazione a Sanremo '85 (’82, n.d.r.)  e un nuovo ritorno nell' 89 con “Almeno tu nell' Universo”, seguita nel ' 90 da “La nevicata del ' 56”.

 Il suo grande dolore era la solitudine cui sembrava condannata, il non essere riuscita a creare una famiglia, ad avere figli. E così aveva ripiegato su un altro sogno: riunire almeno la propria famiglia d' origine. In una delle canzoni in cui si era cimentata come autrice aveva scritto: occhi neri trapassano la mente. come spari nella notte oh vecchia luna di sale. come finirà ? Ora lo sappiamo.

Luzzatto Fegiz Mario   (15 maggio 1995) - Corriere della Sera
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mercoledì 12 novembre 2014

Mia Martini parla di sé e critica i colleghi.Sono una voce che ha paura




Veste un po’ demodè, la figlia dei fiori, e nasconde gli occhi dietro enormi lenti scure con montatura stranissima, viola e gialla. Si trascina dietro un cagnetto buffo, con guinzaglio e collare tempestato di perline e strass. Mia Martini, negli ambienti musicali viene descritta come forte e decisa. Ma qui, nello studio di una radio torinese dove ci ha dato appuntamento, sembra una ragazza frastornata e fragile, che si nasconde mentre accarezza il cagnolino. Poi, finalmente, inizia a parlare, e ci si convince subito che è una volitiva, forse anche dura.

E così si capisce anche perché abbia accettato di partecipare ad un programma in cui deve rispondere in diretta alle domande che gli ascoltatori pongono per telefono: potrebbe essere un vero invito al massacro, ma non c’è dubbio che lei se la caverà benissimo. Alle nostre domande, invece, risponderà negli intervalli, mentre dalla regia mandano in onda un disco, di Mia Martini ovviamente.

Arriva la prima telefonata: E’ vero che sei gelosa di tua sorella, Loredana Bertè?

La domanda è cattiva: effettivamente la sorellina, partita sotto la sua protezione, la sta superando in fama e vendite. Mia Martini non si scompone: Loredana ed io ci adoriamo, e giuro che non è una frase da accademia. Le ho dato consigli, l’ho seguita nella carriera: siamo sorelle, ci amiamo e abbiamo un buon rapporto.

Di là dal vetro, i tecnici della regia, delusi per il mancato imbarazzo della cantante, passano uno stacco musicale: Possiamo parlare, e Mia Martini si descrive: Appartengo al segno della Vergine, con ascendente Sagittario, sono una ragazza dolce. Poi ci ripensa, e aggiunge: Ma ho molta grinta. Però mi piace la gente. Interrompendosi spesso per rispondere alle domande degli ascoltatori, continua a parlare. Chi sono io? Sono solo una cantante, che oltretutto canta sempre cose scritte dagli altri. Io sono una voce, che ha sempre paura. Per riuscire a fare i concerti, debbo isolarmi nella musica e concentrarmi tutta sulla mia voce: è lei che poi crea il mio rapporto col pubblico-

In trasmissione le chiedono giudizi sui personaggi della musica leggera italiana. Li concede a mitraglia. Mogol e Battisti? Sono il massimo degli autori. Cocciante? E’ il più vicino al mio feeling. Baglioni? Troppo costruito, troppo borghese. Scrive frasi ad effetto, solo perché tremila ragazzette si strappino i capelli. E così via, prendendosela in particolar modo con i cantanti che da poco hanno scoperto l’impegno politico. Oggi è troppo comodo e facile – dichiara – e rende bene.

Sul finire della trasmissione viene proposto il suo provino di Per amarti, un brano di Lauzi, molto bello. E’ il pezzo forse di un album che uscirà a giorni.

Come sceglie le sue canzoni?

Vado a istinto. Diffido dei brani costruiti proprio per me, anche se purtroppo sono molto condizionata dal mio personaggio.

L’incontro si conclude: gli animatori della radio non sono riusciti a farla sbranare.

Mentre risuonano le ultime battute di Un uomo per me, Mia Martini si alza, cagnolino in braccio. C’è tempo per un’ultima domanda.

E’ contenta di fare la cantante di successo?

  - risponde dolcissima – l’ho sempre voluto, fin da bambina.

Quindi è soddisfatta?

Resta un attimo indecisa: No, risponde poi.

Che cosa le manca?

Un uomo per me, dice sorridendo.

Davvero?

Non lo so se sto scherzando, o se dico sul serio.
 

Gianni Pennacchi - Stampa Sera  - Giovedì 10 novembre 1977

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sabato 1 novembre 2014

Intervista ad Aida Cooper. Per Mia Martini la sua arte era tutto


Aida Cooper è una delle migliori espressioni del blues al femminile made in Italy. Tra coloro che hanno percorso un pezzo di strada insieme a lei, fino a costruire legami di amicizia e affetto che sono rimasti a dispetto della vita e del tempo, ci sono, appunto, Mia Martini e Loredana Bertè.

A rendere grande Mimì è la carica emotiva che ha sempre trasmesso con le sue canzoni – afferma Aida Cooper – Vedo tante nuove leve della musica italiana con grandi doti e grande impegno, perché quella di oggi è una nuova generazione che nasce con la musica americana nel sangue. Eppure, non è ancora nato nessuno che abbia le particolarità di Mimì: a tutti manca quell'x-factor, quel modo di cantare di pancia e di cuore che ti entra dentro per sempre.

Cantanti a cui ti sei ispirata nella tua carriera?
Nessuna italiana, a parte Mimì. Non per esterofilia estrema, ma perché mi piacciono di più le americane. Quelle più attempate come Aretha Franklin, Tina Turner, Patty la Belle, Janis Joplin …sono sempre i miei miti !

Aida, qual è il  giudizio su Mia Martini cantante?
Ritengo sia stata semplicemente la più grande cantante italiana di tutti i tempi, con un repertorio fra i più belli e toccanti e canzoni rese mitiche dalla sua impareggiabile interpretazione. Nella prima parte della sua carriera aveva una voce da soprano che il fumo e un'operazione alle corde vocali trasformarono in quella di un mezzosoprano — contralto. Ma io la preferivo così, con quella voce un po' roca che accentuava l'intensità delle interpretazioni. Aveva una voce capace di emozionarmi.
Come vi siete conosciute?
Ho cantato con lei ho condiviso serate, incontri e momenti. Sono stata con lei all’epoca del concerto di ‘Miei compagni di viaggio’. In più di venti anni di amicizia ci siamo ritrovate e perse mille volte. Nei suoi confronti, ho avuto un affetto speciale, soprattutto negli anni in cui era entrata in disgrazia. Nell’85 abbiamo occupato insieme un in una casa popolare  a Milano, dopo aver avuto lo sfratto, siamo rimaste là un anno, finché ci hanno sbattute fuori. L'anno vissuto insieme ha lasciato bei ricordi che custodisco gelosamente. Non cantavo con lei, ma eravamo amiche. Passavamo le nottate a giocare a carte, facevamo partite e partite di pinnacolo, coinvolgendo le amiche,  e a suonare il tamburello, con i vicini che protestavano.   Abbiamo condiviso alcune gioie ma anche molte difficoltà che forse siamo riuscite a superare grazie alla solidarietà reciproca. In quel periodo per Mimì non andava molto bene, la sua carriera  e  la sua vita erano veramente messe male. Credo che abbia spesso incontrato gente disposta a tenderle dei tranelli per interessi personali e per denaro, con la sua grande tenacia ha saputo rinascere e risollevarsi da questi periodi tremendi.

E  Mia Martini  donna?
Una persona resta sempre un mistero, anche per gli amici più cari. Mimì aveva tante virtù ed una immensa solarità, ma aveva anche cadute di umore e picchi in basso, retaggio forse di un'infanzia infelice e di una deludente vita sentimentale.   ho tanti bei ricordi di quel periodo, ma preferisco tenerli per me. Vivendo insieme, sono venuta a conoscenza di tanti aspetti della vita intima di Mia Martini di cui, però, non intendo parlare. Né ora né mai.

C'era davvero questa presunta rivalità fra Mia e la sorella Loredana?
C'erano risentimenti di antica data. La loro infanzia difficile non aveva favorito quel legame affettivo che le avrebbe rese più forti nella vita. Lavorando nel medesimo campo artistico finivano per urtarsi. Peccato perché, deluse entrambe dagli uomini, avrebbero potuto sostenersi con reciproco affetto.
 

Ritorniamo  a Mimì, la preferita, a quanto pare, di casa Bertè.
In realtà sono due, le mie preferite: l’altra è Olivia, una brava persona con la quale la vita non è stata tenera. Passando a Mimì, non posso far altro che ribadire la profonda stima che ho sempre nutrito nei confronti della più grande cantante italiana. Era completa: trasmetteva dei brividi che solo una persona che ha molto sofferto riesce a dare. Amo il suo intero repertorio, ma la canzone che prediligo in assoluto è una delle meno note, Per amarti. Un testo bellissimo, cui si somma la sua toccante interpretazione.  E poi… Sono tornata, E ancora canto, entrambe con testi di Mimì, e Spaccami il cuore di Paolo Conte. Non sono le più famose, ma so quanto la rappresentano e mi piace ricordarla così.
Come è nata la collaborazione per il brano La musica che gira intorno?
Ci siamo incontrate ancora, artisticamente, quando ho fatto  l’assolo per questo brano inserito nel suo album di cover, all’inizio avevo paura che si trattasse di un lavoro troppo presuntuoso. E’ già successo che altre perdessero la faccia in simili operazioni. Mi  è  bastato ascoltare Mimì sarà per ricredermi totalmente e vedere confermato lo splendore di Mimì. Nessuna potrebbe interpretare con lo stesso trasporto emotivo le canzoni che canta, le stanno sulla pelle. E’ un’artista.

E la decisione di presentarlo insieme in tv a Buona domenica su Canale 5?
Mimì mi ha telefonato poche ore della trasmissione per invitarmi a fare questo duetto, io ero stanca per via di un concerto fatto la sera prima e senza voce, ma di fronte  a questa sua richiesta come potevo dire di no? Ci siamo divertite un sacco, lei  è grande, ringrazio il cielo che esista. Mi fa piacere parlarne perché c’è un filo comune che ci lega.
Mia è stata ai vertici delle classifiche discografiche con Minuetto che fotografava, con spietato realismo, la sua condizione sentimentale. E' stata davvero sempre così arida la sua vita affettiva?
In effetti, Mimì non ha mai avuto fortuna con gli uomini. Oltre a Ivano Fossati, l'amore importante della sua vita, ci sono stati altri, lo so perché godevo della sua confidenza, ma non sarebbe giusto rivelare ciò che Mimì teneva riservato.

Che cos’era la musica per Mia Martini?
 Per Mia la sua arte era tutto, ricordo una sera in cui l'accompagnai in un locale, credo nei dintorni di Bologna, lei cantò con la consueta bravura le canzoni del suo repertorio in chiave jazz accompagnata da un pianista nell'indifferenza del pubblico. Fu un concerto artisticamente di altissimo spessore, ma dopo quella serata, Mia precipitò in un abisso di tristezza, tutte le sue fragilità riaffiorarono all'improvviso.

Rimpianti nei suoi confronti?
Forse la decisione di essermi sposata e non esserle stata, di conseguenza, accanto.  


Estratti di interviste di Attilia Tartagni per  La voce di Romagna, Marco Fioravanti per Italia Post e Pippo Augliera per Chez Mimì


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