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domenica 12 ottobre 2008

Mia Martini, c’è ancora la sua immensa voce nell’universo



Milano, 9 maggio 2005 - La trovarono riversa sulla sponda del letto, con la cuffia stereofonica in testa, la rubrica telefonica aperta, e la mano protesa verso la cornetta del telefono. Se l’arte ha un prezzo - e sì che ce l’ha - Mia Martini il 12 maggio di dieci anni fa ha pagato quello più alto. Arresto cardiaco dovuto a 'overdose e cocktail di farmaci antidepressivi...', disse il referto. Una vita diventata insostenibile, pensarono i più. La fine malinconica di una Mahalia Jackson 'bianca', come era stata definita da qualche fine estimatore, che a soli 47 anni aveva chiuso i conti coi soprusi e le maldicenze del mondo. Una telefonata rimasta muta, la sua, che da quel maledetto 12 maggio '95 inquieta i sonni della canzone italiana. Già perché quella strana attitudine che hanno le pietre tombali a trasformarsi in pietre miliari ha reso nel frattempo la spigolosa cantante di Bagnara Calabra un'icona assoluta, consegnandole allori e riconoscimenti che le erano stati negati in vita. Anche ad opera di epigone giovani e giovanissime che vanno da una star come Elisa (celeberrimo, ormai, il suo omaggio: 'Almeno tu nell’universo') alla vincitrice di 'Music Farm' Dolcenera fino alle ragazze in cerca di gloria nei vari show italiani modello 'Saranno Famosi'.

GLI OMAGGI

Lo prova la mobilitazione con cui, un po’ per senso di colpa un po’ per devozione, il mondo della canzone affronta l’anniversario, mettendo l’accento su una voce così attenta alle sfumature dell’interiorità che ancor oggi rende Mimì un modello inarrivabile. L’altra notte 'Tg2 Storie' su Raidue ha affiancato la sua storia ad altre 'voci spezzate' come quelle di Dalida e Gabriella Ferri, mentre ieri a 'Radioscrigno', il programma di Radiouno condotto da Dario Salvatori e Timisoara Pinto, è andata in onda la sua ultima intervista radiofonica. Retequattro replicherà lo speciale 'Notte Mimì' nella notte fra l'11 e il 12 maggio, in quella fra il 12 e il 13 e in quella fra il 14 e il 15. Stasera su Raidue alle 23 circa il programma di Rai Educational 'La storia siamo noi', di Giovanni Minoli, si occuperà dell’interprete di 'Piccolo uomo', 'Minuetto', 'Almeno tu nell’universo', 'Gli uomini non cambiano', con la puntata di Caterina Stagno e Silvia Tortora 'Mia Martini: storia di una voce', mentre periodici musicali come 'Raro!' o 'L’isola che non c’era' si apprestano ad dedicarle la copertina, quest’ultimo legandola ad un’intervista di Ivano Fossati.


PICCOLI UOMINI


'Ivano è l’unico uomo con cui l’ho vista veramente felice' ricorda la sorella Loredana Berté. 'Nel tempo ho visto persone fuggire al solo pronunciare del suo nome' racconta Claudio Baglioni alle telecamere de 'La storia siamo noi', riferendosi a quel pregiudizio - portare sfortuna - che le rubò tanta parte di vita. 'Quando poi tornò a cantare, quelle stesse persone ricominciarono ad abbracciarla. Ma questa è storia del mondo'. E Caterina Caselli sottolinea: 'Molti non si sono accorti di averle fatto tanto male, perché la superficialità fa male'. Ai rovesci della sorte, Domenica Berté aveva sempre reagito con la perseveranza delle sue radici, ricominciando da capo, cambiandosi addirittura il nome su suggerimento del produttore Alberigo Crocetta. 'Mi disse che per andare all'estero bisognava scegliere tra le tre parole italiane più note: spaghetti, Martini o pizza. E io scelsi Martini'. 'Davanti al microfono chiudo gli occhi e divento forte, talmente forte che non mi importa più di nulla' diceva.


CU'MME


I fan della cantante che si danno appuntamento su quel totem elettronico dell’eredità martiniana che è il sito Chez Mimì (http://www.chez-mimi.it/) hanno redatto una esauriente panoramica delle iniziative per il decennale, fra cui l’omaggio dell'Archivio sonoro della canzone napoletana che mercoledì proporrà l'ascolto di alcuni suoi inediti partenopei conservati presso il centro Rai di Napoli nel corso di un incontro a cui prenderà parte pure Enzo Gragnaniello, autore di 'Cù'mme', brano che rimane una delle gemme del repertorio della Martini e di quella canzone napoletana che per toccare le corde del sentimento ha bisogno di 'un pizzico di voce e un chilo di cuore', come diceva Roberto Murolo. Anche se Mia sembrava metterci ogni volta un quintale, dell’uno e dell’altro.

Autore: Andrea Spinelli per "Il Giorno"

domenica 24 agosto 2008

Mia Martini e Loredana Bertè.Sorelle rivali unite dalla solitudine




Donna sola (Martini). Io, il miglior amico che ho (Bertè). Titoli, versi interscambiabili di canzoni, malinconie speculari che s'inseguono, si riconoscono, si respingono facendo schizzar via, lontane, le loro vite. La scarica elettrica di due poli identici.
Sorelle simil-gemelle, nate entrambe il 20 di settembre, che si prendono e si lasciano come due amanti irrequieti. Dieci anni di silenzio, di reciproca, ostentata, indifferenza, poi il minuetto di pace e ancora gelo fra le due, dopo il Sanremo di due anni fa. Vent' anni di trucchi e travestimenti che più diversi non si può. Una gara, all' apparenza, per non assomigliarsi mai. Martini filo di perle, Martini "dalla sinistra ho avuto solo fregature allora meglio quel galantuomo di Fini". Berté che "va a letto con la foto del Che", Berté orecchini falce e martello. Una seriosa, l' altra seminuda tutte le volte che può. Eppure uguali nostalgie denunciate, sussurrate o urlate - fa lo stesso - di normalità piccolo borghese: matrimoni, figli... tutti treni persi o treni sbagliati. Treni su cui salire e subito scendere, per Loredana: una vita come un samba, frenetico, eccentrico, scosciato, e "affanculo" Fiorello viva Fidel. Treni mai in orario per Domenica-Mimì-Mia, perché "gli uomini non cambiano... fanno male alle donne spesso senza riflettere, quasi involontariamente". Un blues di amarezza, roco come la sua voce. Stessa rabbia - sottovoce o ringhiosa, fa lo stesso - per lo show business che non le capisce, o non le capisce abbastanza. Che fatica a sintonizzarsi con quel grumo comune di angoscia di vivere, che diventa grinta o talento da spendere, da sprecare. Due sorelle manifesto di un individualismo "maschio", complice e litigioso, che diventa "antipatico" e va a capire perché addirittura jettatorio, sgarbato o saccente e comunque anomalo, con in fondo quella solitaria tristezza infarcita di pillole e suicidi presunti (per Loredana, alla vigilia dell' addio col marito tennista Bjorn Borg), oppure temuti (per la morte improvvisa, oscura, di Mia, che si era messa all' angolo, s'era riparata da quel via vai scostante del successo, in un condominio anonimo per lasciar vivere la Domenica che era in lei). Non era una signora, Mia-Domenica-Mimì, nonostante le divise convenzionali di Armani. Non è mai stata una signora Loredana, che strepita contro le "multinazionali del disco" che "la mettono in castigo" e non le fanno pubblicare "un album della madonna che ho qui, già pronto...".
Nessuna delle due è mai stata "nazional-popolare". Mia diventa celebre venticinque anni fa, festival di Viareggio: lei sembra un clown felliniano con bombetta e trucco pesante. Cantava, allora, Padre davvero, autobiografia in musica di una ragazza cresciuta in una famiglia disunita. E davvero il padre delle Berté aveva lasciato moglie e quattro figlie ("un clan di femmine") senza farsi più vivo. Mia e Loredana non nascondono il loro rancore. E se la prendono pure con quella madre che, a sentir le sorelle, ha le mani troppo bucate. Forse leggende di rotocalchi, ma di sicuro le sorelle hanno l' identica spinta a fuggire da casa, lasciare Bagnara Calabra per poi magari - è il caso di Mia - coltivarne la nostalgia, moltiplicando nel tempo i ritorni. Solo tre anni di differenza tra le due. Domenica, la più "vecchia" che diventa Mia Martini battezzata dal suo pigmalione l' avvocato Crocetta, il padrone del Piper, parte per prima sul palco. Loredana la insegue, la copia, si fa chiamare Franca Martini per invidia ed emulazione, la rincorre. In principio, con Piccolo uomo, Donna sola, Minuetto, Mia infila una hit parade dietro l' altra. Ma Loredana è tosta. "Una zavorra, una vera rompiballe...", s' inalbera la Martini. La quale, nel frattempo, si era innamorata del cantautore Ivano Fossati, un menage che plasma Mimì che diventa di sinistra come lui, femminista coi sottanoni e gli zoccoli d' ordinanza. Dieci anni di coppia fissa. Ma Loredana la raggiunge. Diventa famosa lei, quando per l' altra comincia un' eclissi. E scatta pure la lotta per prendersi Fossati. Mia Martini ha una crisi non si sa se esistenziale o creativa, mentre all' estero la esaltano. Si sente le gambe tagliate. Prende il testimone la sorella, la voce meno estesa ma le gambe di più. E' l' 82 e Mia dà forfait. Intanto il venticello di una calunnia assurda, la Martini jettatrice, le dà un altro colpo alle reni. Carriera rovinata. C' è chi le imputa perfino di far partire in ritardo gli aerei. E chi soffia che è stata la sorella terribile a mettere in giro la diceria. Per tutti gli Ottanta, le due si ignorano. Grande Freddo. Loredana è la diva strampalata che si mette un finto pancione da donna incinta a Sanremo (stile, epater les bourgeois...), che canta Il mare d' inverno, che sposa Borg, il secondo tennista della sua vita dopo Panatta. Allora se ne fregava di Fidel, era la gioia delle riviste rosa per quelle liti tra un jet e l' altro. Borg tenta il suicidio. Ghiaccio sui pettegolezzi, è faccenda seria. Lei, che prima sparlava del marito, ha un malore che forse è un tentato suicidio. Allora di colpo Mia ricompare, e fra le due scoppia l' idillio. Mia intanto era tornata a cantare e la critica era tornata ad amarla: "La più bella voce femminile della canzone italiana...". Mia che proclama, a proposito della sorella: "Saremo inseparabili, non litigheremo più". Collier di perle una, "chiodo" di pelle e mini ginecologica l' altra, faranno duetto a Sanremo, ma la coppia non va. Frana la ritrovata "simpatia". E di mezzo ci si mette pure la politica. Mia scrive sul "Secolo" che la sinistra l' ha delusa e che Loredana, la marxista, è un'incoerente che ha sempre fatto la bella vita. Mia e Loredana, le strade si biforcano ancora, eppure si incrociano in una solitudine uguale. Mia e Loredana: adesso, la rincorsa è finita.
Marina Garbesi 16/05/1995

Il video di Stiamo come stiamo.Mia Martini e Loredana Bertè presentate da Benedetta Mazzini
http://www.youtube.com/watch?v=BAp0hw2Xr0o
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Il ‘divorzio’ politico delle sorelle terribili Loredana Berté fan del ‘Che’ e Mia Martini che svolta a destra: ‘Dalla sinistra solo fregature’.
http://questimieipensieri.blogspot.com/2008/08/il-divorzio-politico-delle-sorelle.html

sabato 23 agosto 2008

Il ‘divorzio’ politico delle sorelle terribili Loredana Berté fan del ‘Che’ e Mia Martini che svolta a destra: ‘Dalla sinistra solo fregature’.



MILANO. Non si sono parlate per anni. Si sono riappacificate dopo che Loredana Berté aveva tentato il suicidio per il fedifrago Borg: i rotocalchi immortalarono l'abbraccio affettuoso di Mia Martini alla sorella infelice sul letto d'ospedale. Abbraccio che chiudeva anni di rapporti burrascosi o, peggio, inesistenti: la pace fu siglata da una partecipazione comune al Festival di Sanremo, l'anno scorso, e nuovamente scoppiò la burrasca. Banali rivalità artistiche, forse. Cantarono insieme sul palco dell'Ariston, le sorelle, ma senza guardarsi mai in faccia. Poi Mia Martini e Loredana Berté sono tornate a parlarsi ma hanno opportunamente separato le loro strade musicali. La contrapposizione si trascina inevitabile e sfuma ora sulla politica: Loredana sta diventando sempre più rossa, mentre Mimì ha abbandonato di brutto l'antica fede, e sta trascolorando dal nero al verde, nell'attesa che le alleanze preelettorali si chiariscano definitivamente. Come si sa, l'ancor procace Loredana si prepara a tornare al Festival ed ha scritto per l'occasione un testo autobiografico in cui ribadisce la propria nota, recente passione per la sinistra estrema e più romantica. Dicono le parole: ‘Con la foto di Guevara / Vado a letto la mattina... / Sparo in cuffia regolare / Solo L'internazionale / Per sognare sul finale...’. Sembra che, per cantare sul palco della manifestazione tv più seguita, si sia persino fatta fare un paio di orecchini d'oro con la falce e il martello. Glieli lasceranno mettere o verranno considerati propaganda elettorale?
Mia Martini, in partenza per un tour jazz negli Usa, proprio durante il mese del Festival che l'ha respinta, ha invece cambiato bandiera dopo una vita trascorsa nella sinistra. Dalla casa in campagna nel Lazio, dove vive, racconta fuori dai denti. Sarà dura, la scelta, per Mia Martini. Come fa una che ha sempre votato a sinistra a pensare di mettersi addirittura con Fini? ‘Non ho mai fatto politica attiva, però mi ricordo che da piccola veniva a casa nostra Nenni, che era amico di mio padre, e io a tre anni mi mettevo dalla finestra a urlare a squarciagola "Avanti popolo alla riscossa". Mio padre, che è professore di greco antico e dava lezioni in casa, mi veniva a tappare la bocca. Io mica sapevo quel che cantavo, mi piaceva il ritmo’. Che cosa e' successo di tanto grave da farle cambiare idea? ‘Una mia amica, Alba Calia, che era direttrice di Televideo, è stata cacciata, senza stipendio da un giorno all'altro. Era una socialista craxiana e su questo abbiamo sempre litigato, però cosa c'entra? Mi pare che adesso il pds stia facendo le stesse cose che faceva Craxi: fanno vita tranquilla Lorenza Foschini del Tg2 e altri come lei che si sono avvicinati al pds al momento giusto dopo aver fatto carriera con il socialismo rampante. Ma chi non la pensa come loro viene cacciato. E questo è solo l'ultimo episodio di una catena che ho sopportato a lungo senza fiatare’.

 Gli esegeti della vita di Loredana Berté fanno invece risalire la sua conversione a sinistra al dopo Borg e alla fine di un'esperienza apparentemente dorata. Sull'argomento, Mimì Martini si limita a dire: ‘Non mi ricordo che le interessasse la politica, in passato’. Si sa di un'assidua corrispondenza della Berté con ‘Il manifesto’: al giornale, ricordano che i suoi fax sono arrivati puntuali ogni giorno per quasi un anno e si sono poi interrotti, bruscamente, tre mesi fa, forse in concomitanza con gli impegni per il prossimo Festival. ‘Mandava attestazioni generali di stima: “ Siete bravi” - ricorda un redattore - o interveniva nello specifico su articoli e titoli, sempre in positivo. Ma non è mai neanche venuta in redazione, come altri cantanti di sinistra, tipo la Nannini, hanno fatto’.

 Se con la Berté non si può parlare, Mimì Martini è un torrente in piena. Sulle vicende della sinistra riapre l'album dei ricordi della sua vita non facile, rintraccia i primi campanelli d'allarme che le fecero male: ‘Quando la casa discografica Ricordi, nei primi Anni ‘70, mi fece causa perché me ne andai, io vendevo milioni di dischi ma non avevo ancora visto una lira d'anticipo. Al processo il pretore mi guardò - lui era un pretore d'assalto e io una star, cantavo all'Olympia all'epoca - e disse più o meno: "Io ho i metalmeccanici, non mi posso occupare di voi, che paghi la Martini". Nessuno, da sinistra, pensava che una che cantava potesse esercitare i propri diritti. Persa quella causa, la mia vita è sempre stata in salita’. Con un filo d'ironia Mimì, la voce più bella d'Italia, ricorda anche l'incontro con Ivano Fossati, con il quale ebbe un lungo sodalizio sentimentale e artistico. L'incontro la trattenne nell'area progressista: ‘Quando ci mettemmo insieme, misi via i tacchi e mi arrangiai con le calosce, i gonnelloni e il pci. Finché non arrivò il craxismo rampante: fu allora che dovetti cominciare a difendermi per non partecipare alle trasmissioni che incensavano il Garofano. E sul Garofano, credo di aver inciampato anche più recentemente a Sanremo: nel ‘92 - alla vigilia di cantare "Gli uomini non cambiano", che tutti pronosticavano vincitrice - la mia casa discografica dell'epoca, la Fonit Cetra consociata Rai, mi propose un contratto secondo il quale dovevo impegnarmi a cantare durante la campagna elettorale di Manca, allora presidente Rai: la firma doveva avvenire prima del Festival. Io rifiutai. Non vinsi il Festival. Non so se le due cose vadano messe in relazione.
Comunque mi guardi indietro, la sinistra mi ha fregata tutta la vita’.

Di Marinella Venegoni 08 – 02 - 1994

Il video di Stiamo come stiamo.Mia Martini e Loredana Bertè presentate da Benedetta Mazzini http://www.youtube.com/watch?v=BAp0hw2Xr0o

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lunedì 9 giugno 2008

Mia Martini: Rotativa ("Roda Viva") e molte altre cose




Dal momento che, con la storia di Valsinha, il blog è finito pure sul sito ufficiale dei fans di Mia Martini, mi sembra giusto dare a Mimì quello che è di Mimì, ovvero una qualità e sensibilità artistica davvero con pochi paragoni, che sembra quasi banale ribadire.Lo dimostrano, oltre alle sue interpretazioni, le sue scelte musicali anche quando si è trattato di incidere delle cover (“Miei compagni di viaggio” -1983) o di rileggere, in chiave jazz, grandi successi da Battisti ai Beatles (12 concerti insieme a Maurizio Giammarco e un album “Mia Martini in Concerto” del 1991 che gelosamente posseggo e continuamente ascolto).

Miei compagni di viaggio contiene ben tre brani di Chico Buarque, la più volte citata Valsinha (con testo di Vinícius de Moraes), Rotativa (Roda Viva) e per finire Ed ora dico sul serio (Agora falando sério) che diventò l’occasione per “cantare” la scelta di allontanarsi per un certo periodo (che durò poi fino all’89) dalla scena musicale.Questi due brani erano stati tradotti e adattati da Sergio Bardotti in occasione del disco tutto italiano inciso da Chico nel 1970 con gli arrangiamenti di Ennio Morricone non a caso intitolato “Per un pugno di samba”. A questo disco parteciparono come coriste sia Mimì che Loredana Bertè, inserite nel gruppo dei mitici Cantori Moderni di Alessandroni.Giangiacomo Landolfi, che all’incontro tra Chico e Morricone ha dedicato un bell’articolo, manifesta qualche perplessità sulle traduzioni, valutandole il punto debole di questo particolare progetto. Su questo aspetto non riesco a dare un giudizio: tradurre le parole, le atmosfere, gli intenti, i riferimenti ad aspetti della vita brasiliana sempre presenti nei testi di Chico non è facile e capisco lo sforzo di Bardotti per riproporli in un contesto “più italiano”. Prendiamo Roda Viva ad esempio. Come lo rendiamo in italiano? Paolo Scarnecchia nella sua traduzione (dal libro Musica Popolare Brasiliana- Gamma Libri 1983) lo lascia in portoghese nel titolo e lo traduce nel testo come “confusione”. Con quale parola definire questo movimento continuo che trascina tutto con sè? Tutto sommato l’idea della rotativa rende l’idea. Quindi accettiamolo com’è e ascoltiamo insieme questa versione dal vivo con una Mia Martini decisamente in forma.Più l’ascolto, più mi piace, anche nella traduzione/adattamento che mi sembra conservare lo spirito del pezzo. Impossibile caricare il video, lascio quindi il link Mia Martini "Rotativa" Concerto Live “Miei compagni di viaggio”. (in coda al post metto tutti i link al concerto, disponibili su YouTube)

In Brasile “Roda Viva” è stata ripresa in una nuova versione proposta da Fernanda Porto (con la partecipazione di Chico) presente nella colonna sonora del film “Cabra-Cega” (la nostra “mosca cieca”) di Toni Venturi, regista brasiliano dal cognome e dalle origini italiane. Vista la relativa attualità (il film è del 2005, in Italia penso si sia visto in questa festival) scelgo questa versione: su Youtube la possibilità di soddisfare poi qualsiasi curiosità dalla prima interpretazione di Chico con il quartetto vocale MPB4 alla versione “tambureggiante” e dal vivo di Fernanda Porto.

coscienzasporca.blogspot.com


martedì 13 maggio 2008

Mia Martini e il suo treno per il sud: Napoli-Bagnara-Messina


Il 12 maggio ricorre il l'anniversario della scomparsa di Mia Martini. La grande interprete era molto legata alla sua terra d’origine Bagnara Calabra e al suo Sud. In questi posti spesso ritornava per ritrovare quel ‘caldo buono’ di Ungarettiana memoria. Nell’ultimo suo periodo artistico, la città di Messina l’ha vista protagonista nel luglio del 1992 di una conferenza stampa, alla quale ha avuto la pazienza di rispondere a più di 30 domande, e di un memorabile concerto a Piazza Università con un pubblico in delirio a cantare insieme a lei i suoi hits del momento e del passato da “Cu’mme”, splendido duetto realizzato con il grande Roberto Murolo, a “Piccolo uomo” di vent’anni prima.

 All’epoca, Mimì, (nomignolo con il quale amava essere chiamata, n.d.a.), dopo il concerto, dichiarò con visibile entusiasmo che il feeling instaurato quella sera con le persone presenti era stato incredibile, era come se si fosse fidanzata con loro. Complice di quanto accaduto anche la presenza nella band che l’accompagnava di un musicista messinese Giancarlo Parisi con il quale improvvisò un applauditissimo duetto “Carnascialata di Puddicinedda”, per voce e zampogna, commentando: ”abbiamo creato un ponte ideale tra Bagnara e Messina”.

 Ma il suo legame privilegiato con la città dello stretto era anche costituito dalla presenza del club “Chez Mimì” , dedicato alla sua ineguagliabile arte, l’unico autorizzato ufficialmente da lei, fondato subito dopo il suo rientro clamoroso a Sanremo 1989 con “Almeno tu nell’universo” per sancire una popolarità mai sopita, nonostante un lungo e doloroso periodo di assenza dalle scene dovuto a difficoltà personali e alla triste voce di essere una menagramo. Mia Martini aveva instaurato con il suo club un rapporto autentico di amicizia e di fiducia: in esso sembrava trovare un approdo sereno, un luogo dove potersi sfogare, rifuggendo da atteggiamenti divistici, raccontarsi con sincerità, soprattutto come artista, esprimendo la sua vitalità e energia , tipica delle donne cresciute nel sole, nel sale, nel sud. Dopo la sua scomparsa, il club ha contribuito a concretizzare diverse iniziative per ricordare questa nostra grande interprete, inarrivabile per pathos e intensità espressi. Come la proposta di intitolare a lei il Premio della Critica assegnato dai giornalisti al Festival di Sanremo, dal 1996 il premio porta definitivamente il suo nome. La memoria storica di tanti anni di attività è rappresentata da una rivista periodica, che ha avuto una sua continua evoluzione fino alla stampa odierna in digitale e la costruzione di un sito web. Ha realizzato, inoltre, due libri “La regina senza trono” e "La voce dentro", per colmare la  lacuna esistente su di lei in questo settore.


 

domenica 27 aprile 2008

Baudo " obbligato ": a Sanremo Premio Critica intitolato a Mia Martini


DOPO LA RICHIESTA DI MOLTI FAN E CANTANTI
 Sarà certamente intitolato a Mia Martini il premio della critica che ogni anno, come da regolamento, viene attribuito dai giornalisti delle testate accreditate al Festival di Sanremo a una canzone e a un artista che presenti un' opera di particolare valore o impegno.

 L' idea e' partita nell' ottobre scorso da Chez Mimì, nome curioso di uno dei principali fans club della cantante che ha sede a Messina ed è coordinato da Pippo Augliera. La cantante Dori Ghezzi e la giornalista Alba Calia hanno preso a cuore la proposta e hanno raccolto una serie di autorevoli firme a favore dell' iniziativa. Sottoscritta fra gli altri da Barbara Alberti, Renzo Arbore, Giorgio Armani, Alessandro Bergonzoni, Loredana e Olivia Bertè, Giorgio Albertazzi, Mike Bongiorno, Gianni Borgna, Caterina Caselli, Maurizio Costanzo, Mino Damato, Serena Dandini, Fabrizio e Cristiano De Andrè , Maria De Filippi, Maurizio Donadoni, Rita Forte, Ivano Fossati, Pietro Garinei, Beppe Grillo, Dacia Maraini, Lea Massari, Mina, Luciano Pavarotti, Paola Pitagora, Fernanda Pivano, Antonio Ricci, Luciano Rispoli, Vasco Rossi, Michele Santoro, Ornella Vanoni, Antonello Venditti, Mara Venier, Renato Zero.

Altre adesioni sono state raccolte direttamente dal fan club come quelle di Aleandro Baldi, Franco Battiato, Eugenio ed Edoardo Bennato, Giancarlo Bigazzi, Alessandro Canino, Ivan Cattaneo, Paolo Conte, Lucio Dalla, Beppe Dati, Tullio De Piscopo, Riccardo Fogli, Giorgia, Enzo Gragnaniello, Irene Grandi, Bruno Lauzi, Marco Masini, Mietta, Milva, Roberto Murolo, Laura Pausini, Maurizio Piccoli, Enrico Ruggeri, Federico Salvatore, Paolo Vallesi, Valeria Visconti.

Di fronte a uno schieramento cosi' autorevole, ci ha detto Baudo, la mia unica perplessità era solo formale: si tratta infatti di un' iniziativa partita dal mondo degli artisti che tuttavia coinvolge un premio gestito e conferito dai giornalisti. Se non vi sono obiezioni da parte loro, ben venga un premio della critica intitolato da quest' anno a Mia Martini. Ce n' è un altro, dato dagli autori, che porta il nome di Modugno.

Ai promotori dell' iniziativa . aggiunge Dori Ghezzi . sembra un doveroso omaggio alla memoria di una grande artista. Fu proprio una canzone cantata da Mia Martini, E non finisce mica il cielo, maltrattata dalla giurie a un festival di Sanremo, a suggerire ai giornalisti l' idea di un premio della critica che venne poi ufficializzato dai regolamenti successivi. Intitolare il premio a Mia Martini è giusto anche perché lei lo ha ottenuto in parecchie altre edizioni della gara sanremese.
(Mario Luzzatto Fegiz - Corriere della Sera 7 - febbraio 1996 

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Conferenza Stampa di Mia Martini al Festival di Sanremo 1992
http://questimieipensieri.blogspot.com/2010/05/conferenza-stampa-di-mia-martini-al.html

Il video de "E non finisce mica il cielo"
http://www.youtube.com/watch?v=vAAtkTVloC8

mercoledì 2 aprile 2008

Mia Martini galleggia come astro nel cielo


Il giornalista Rosario Pipolo ci segnala un pezzo scritto su Mia Martini:

“Se non finisse mica il cielo, il canto del cigno non si fermerebbe più. Chi lo arresterebbe più, anche se il mistero della morte ci avvolge e ci decompone. La voce di un cigno non finisce più, continua ad echeggiare attorno a noi e ce la troviamo a ronzare accanto a noi in ogni momento della giornata. E' successo per molti voci che hanno smesso di cantare per fatalità o per il duro gioco del destino, e non poteva non accadere per Mia Martini (1947-1995), indimenticabile icona della musica leggera italiana, scomparsa dieci anni fa. Gli anniversari a volte sono così miseri e deplorevoli perché per lo più finiscono per diventare per qualcuno operazione di marketing e business.

DA DOMENICA A MIMI' - L'adolescenza di Domenica Berté si consuma tra il canto, la danza e lo studio del pianoforte. Il suo talent scount è Carlo Alberto Rossi, l'autore di "E se domani", che per la sua etichetta milanese Juke Box le fa un provino e le affida il primo disco a soli 15 anni. Il titolo sembra quasi profetico: "I miei baci non puoi scordare", e forse quei baci ricchi di emozione e passione non li abbiamo davvero mai più dimenticati. Una gran bella soddisfazione per chi crede nel canto, per chi vuole viverlo come uno stile di vita, forse anche come un modo per esorcizzare le piccole paure e fragilità della vita di tutti i giorni. Il passaggio artistico da Domenica a Mimì Bertè avviene nel 1964 con la vittoria al Festival di Bellaria con il pezzo "Il Magone". Ad accompagnarla c'è un nuovo look: codini e scamiciata. Negli anni romani, frequenta il liceo artistico e si dedica anima e corpo alle jam-session, interpretando il repertorio di mostri sacri come Ella Fitzgerald, Sara Vaughan, e Aretha Franklin.

SEMPLICEMENTE, MIA - Nei primi anni settanta canta al Piper 2000 di Viareggio e si fa notare da Alberigo Crocetta: nasce Mia Martini. Nel nome d'arte c'è l'omaggio all'attrice Mia Farrow, nel cognome d'arte il richiamo al Martini, bevanda famosa made in Italy. Una buona strategia di marketing commerciale, magari per tentare il successo anche oltralpe. Il look è davvero provocatorio con bombetta, e le permette di firmare il primo contratto con la RCA per il concept- album "Oltre la collina", prodotto da Baglioni e Coggio, con la canzone"Lacrime di Marzo", scritta dallo stesso duo di "Questo piccolo grande amore". Dopo il passaggio discografico alla Ricordi, nel 1972 ottiene il successo di critica e di pubblico al Festivalbar con il brano "Piccolo uomo". Gli anni settanta trascorrono tra cambi repentini di look e una collezione di successi: da "Minuetto", firmata da Califano e Baldan Bembo, a "Inno", da "Libera" a "La costruzione di un amore", scritta dal suo compagno Ivano Fossati.

GLI ANNI '80 E '90 - Gli anni ottanta si aprono con la partecipazione al festival di Sanremo. Nel 1982, l'anno in cui vince Riccardo Fogli con "Storie di tutti i giorni", la Martini conquista la platea dell'Ariston con "E Non finisce mica il cielo". Prova a ritornarci tre anni dopo con un brano scritto per lei da Paolo Conte ma viene bocciata alle preselezioni. Comincia un periodo di lungo silenzio che termina nel 1989, quando Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio la riportano in auge proprio al festival di Sanremo con il gioiello "Almeno tu nell'universo". Si aggiudica il premio della critica e si dedica all'interpretazioni di brani di giovani autori come Enzo Gragnaniello. Interpreta belle canzoni che diventano molto popolari ed entrano a far parte dell'immaginario collettivo de confuso canzoniere italiano di quegli anni. Si pensi a "La nevicata del '56", a "Donne" o a "Cu 'mme", incisa assieme all'ugola napoletana Roberto Murolo. Dopo anni di litigi e allontanamenti, si riavvicina alla sorella Loredana e nel 1993 porta in coppia con lei sul palco di Sanremo la canzone poco fortunata "Stiamo come stiamo". Tuttavia, dalla metà degli anni novanta comincia un lento periodo di declino che si conclude nella tragica morte del maggio del 1995.

UNA STELLA DA RICORDARE - Mia Martini rimane una delle voci più belle della nostra tradizione musicale. Durante un'intervista, Claudio Baglioni mi ha detto: "E' nella nostra memoria. Mimì era una ragazza fantastica, una grande artista. Io ho avuto la fortuna di scrivere delle canzoni per lei ed è stata l'unica per cui sono riuscito a scrivere qualcosa".
Quella sua voce aggressiva e roca come la carta vetrata ha contribuito a farla diventare col tempo un'interprete di classe. Purtroppo, Mimì Berté è stata un'altra vittima dello star-system della musica leggera. Le dicerie malefiche e superstiziose che la hanno fatta passare come che portasse energie negative, ha fatto sì che in molte occasioni rimanesse ai margini. E forse, proprio questa assurda marginalità, ha dato il soffio finale su quella fiammella che l'ha portata via. Di lei ci manca soprattutto quella tendenza ad entrare in simbiosi con ogni canzone che passava davanti al suo microfono. Adesso quelle canzoni le appartengono.

DISCOGRAFIA ESSENZIALE - Oltre la collina (1971); Nel mondo una cosa (1972); Il giorno dopo(1973); Mia Martini(1973); E' proprio come vivere (1974); Sensi e controsensi(1975); Un altro giorno con me (1975); Che vuoi che sia...se t'ho aspettato tanto(1976); Per amarti (1977); Danza (1978); Mimì (1981); Quante volte ho contato le stelle (1982); Miei compagni di viaggio in concerto(1983); Martini Mia(1989); La mia razza(1990); Mi basta solo che sia un amore(1991); Mia Martini in concerto(1991); Lacrime (1992); Rapsodia (il meglio di mia martini)(1992); Indimenticabile mia(1996); Mia Martini 1996(1996); Il meglio di Mia Martini(1997); Una donna, una storia (1998); Mimì sarà(2000); Canzoni segrete(2003); I colori del mio universo (2006); Mia Martini il concerto live (2007)”.