Benvenuti a questo blog dedicato a Mia Martini con articoli, curiosità, interviste e altro....







Cerca nel blog

Lettori fissi

Visualizzazioni totali

giovedì 25 aprile 2013

La “Mia” piccola italiana. Intervista a Mia Martini

 
La “Mia” piccola italiana preferisce cantare.
Ma anche al volante si
diverte. E sogna un’auto
ecologica. A batteria. 
 


Mia Martini, signora e cantautrice. È tornata a cantare, dopo un lungo silenzio volontario, durato dieci anni e interrotto soltanto qui e là. Motivi personali, vicini al cuore. Il silenzio dev’essere una condizione abbastanza naturale, per questa ragazza nata con un nome così domestico, familiare: Domenica. Detta Mimì. Ma non per via della fioraia (pucciniana, malata e parigina), ma per un vezzo di casa, molto meridionale. Mimì, un nome svelto e allegro, per chiamare una bimba un poco schiva, invece. Mimì, comunque, serviva bene, per la vita di casa. Ma, come nome d’arte, si dimostrò inadatto. Perché di cognome, poi, questa Mimì si chiamava Berté, accidenti agli accenti.   Era accaduto, dunque, che, agli inizi degli anni settanta, Alberico Crocetta, l’inventore del Piper a Roma, talentscout prodigio, capisse che la signorina Domenica aveva tanta voce in cuore da poter incantare anche le platee meno disposte ad ascoltare fino all’applauso.

Ma che ci scriviamo sopra i manifesti? “Mimì Berté” sapeva di caricatura, un nome esagerato; il pensiero correva a quel cafè-chantant che suggeriva immagini non pertinenti, anzi ingiuste, persino impertinenti.
Alberico Crocetta sapeva pensare, E gelò la situazione in questo concetto: il cognome da scegliere dev’essere familiare anche alle orecchie più straniere, Dev’essere italiano, ma non creare problemi per la retta pronuncia, Di parole così, in italiano ne abbiamo solo tre: pizza, spaghetti e martini (aperitivo principe, inventato da un ragazzo di genio, di cognome Martini, oriundo d’Arma di Taggia, assunto al bar dell'Hotel Knickerbocker di New York nel 1906; il primo a gradire il martini di Martini fu John D. Rockefeller, l’uomo più ricco del mondo: gli altri vennero dopo). Tra i tre nomi, non sembrò il caso di contrastare la scelta di Martini. E Mimì diventò Mia, perché le piaceva il nome di Mia Farrow e c’era anche il gusto di appropriarsi, ancora più intimamente, di sè.

Mia Martini, dunque, dapprima cantante di musiche altrui (Piccolo uomo, Minuetto, Donna sola) investe gli anni settanta con questa voce che soffre in maniera dura, evidente. Una voce che cerca le sue pene più alte proprio lassù, dove il pentagramma ha le sue nevi intatte. E’ il successo. A questo punto, ecco l’evento straordinario del ‘77: arriva la tournée con Charles Aznavour, girandola d’emozioni, fino al trionfo: all’Olympia di Parigi. Ma è qui, che arriverà il silenzio. Per dieci anni. Una storia d'amore, naturalmente. Perché una donna può soltanto tacere per amore, avendo quella voce.

E l’auto? Dice Mia Martini: Certo, mi diverte guidare. Un gioco, ecco cos’è. Di meccanica non so proprio nulla, La manutenzione, credo che si chiami così, non è materia per me.

L’altro giorno...». L’altro giorno ha rischiato. Per fortuna, alla fine è riuscita a fermarsi. La signora non vive in città. Frequenta la città, che poi è più spesso Roma, ma la sua casa è a Calvi dell’Umbria, in provincia di Terni. Giusto un niente d’arteria provinciale e c’è subito l’Autostrada del Sole. Dall’altro capo, Roma. In città, non guido, spiega Mia Martini.. E dice anche una cosa precisa: ora ha una Tipo Dgt, e quando la cambierà ne prenderà un’altra italiana.

Continuerà ad arrivare a Roma, la metterà diligente in garage e chiamerà il solito taxi. Guidare non l’affascina, anche se la diverte. Ora in Italia si fanno delle macchine belle, con la faccia simpatica. C’è gusto ad averne una. Specie adesso che si parla di vetture ecologiche, come la Panda, che va addirittura a batteria. Vivere in campagna spiega la signora, è una continua lezione. Una lezione d’amore per la Natura, e nella sua forma più chiara. Chi vive in città non ha un contatto serio con l’ambiente. Vorrei un’automobile capace di non inquinare, se esiste. Esiste? Ci farò un pensierino. Sarà una scelta meditata, E sorride. Ma le canzoni? E’ uscito, appena ieri, un nuovo disco pieno di passioni, di lancinanti assoli. Ora riprenderò, e proprio per la gioia di cantar bene cose scritte, sofferte da persone diverse da me. Interpretare è molto bello, penetrare i significati, segnare con la matita blu, ma il cuore degli altri…..
 
Intervista di Marco Mascardi  Chorus giugno 1990  
 
La foto è di Guido Harari


L’album "La musica che mi gira intorno" commentato da Mia Martini
http://questimieipensieri.blogspot.it/2011/01/lalbum-la-musica-che-mi-gira-intorno.html

La musica che gira attorno a Mia Martini. Intervista del 1994 apparsa su Chez Mimì
http://questimieipensieri.blogspot.com/2011/01/la-musica-che-gira-attorno-mia-martini.html

Mia Martini: 'Il canto? Una comunicazione col cielo'
http://questimieipensieri.blogspot.com/2011/01/mia-martini-il-canto-una-comunicazione.html

Mia Martini, un'artista dalla straordinaria versatilità. Intervista a Fio Zanotti
http://questimieipensieri.blogspot.com/2011/01/mia-martini-unartista-dalla.html

Mia Martini era innamorata della Sicilia e l'ha scelta per iniziare l'ultimo tour
http://questimieipensieri.blogspot.com/2010/06/era-innamorata-della-sicilia-e-lha.html

Per Mia Martini viva l'amore anche quando non c'è
http://questimieipensieri.blogspot.com/2010/02/viva-lamore-anche-quando-non-ce.html
 

venerdì 12 aprile 2013

Mia Martini. Grande "piccola donna", regina e cenerentola


Mia Martini con Enrico De Angelis
Esile e sfrontata, passionale, voce eccezionalmente estesa, quasi una nostra Edith Piaf
 
Chi poteva immaginare che ci fosse ancora da aggiungere qualcosa a canzoni assolute come La donna cannone,  Come together, Proud Mary dei Creedence Clearwater Revival o certi primi pezzi di Pino Daniele; o altri capolavori meno celebri ma già perfezionati dai loro autori, tipo It’s money that I love di Randy Newman  e  La costruzione di un amore di Ivano Fossati?

Mia Martini ci riesce. La sua  è  una grande voce internazionale che si riappropria di questa materia incandescente e la riplasma in fogge ulteriori, rimanendo elegantemente femminile anche nel pieno del rock.

Prende il pezzo lineare di Fossati e comincia a dondolarlo, ad altalenarlo in su e giù, ma sempre lungo un percorso netto, privo di sbavature, perché questa è una voce che anziché sulle ambiguità o sulle sfumature di contorno punta su un altissimo grado di densità: limpida o rauca che sia, va seccamente al sodo, concentra grandi emozioni in brevi attimi, senza fronzoli, senza annacquare il sugo.

Prende De Gregori, soppesa e valorizza ogni parola, ogni nota, al momento cruciale esce dalla melodia e, sempre con precisione millimetrica, vi rientra bel bella, come se niente fosse.

Prende Randy Newman e si fa blues, si fa soul, e schiaccia tutto in un agglomerato formidabile di potenza e humour.

Prende Pino Daniele o anche Paolo Conte (Spaccami il cuore, un brano anomalo nel repertorio di Mia, forse perché troppo stilizzato e astratto per 'l'anima' con cui le canta) e qui, come una negra smaliziata, dialoga disinvoltamente col sax altrettanto sciolto di Eric Daniel (uno dei sei bravi musicisti, chi più chi meno, di cui Mimì è bonaria regina.

Questo per dire dei ‘classici’. Ma Mia Martini  è  forse ancora più stupefacente quando, al contrario, maneggia autori  ‘medi’  o  poco più (tutti i Baldan Bembo, i Maurizio Fabrizio, i Califano, i Pintucci, i Maurizio Piccoli che ha usato nella prima parte della sua storia)  e  improvvisamente li rende credibili, ne innalza il livello. Se la canzone è melodrammatica, come Minuetto, lei la corregge con orgogliosa sobrietà; ma se è un'invettiva violenta come la sessantottesca Padre davvero, la giustifica proprio cantando sopra il rigo. Della mediocre Piccolo uomo fece e fa tuttora un hit che trascina chiunque. Agapimu è solo un divertissement, eppure anche cantando in greco trasmette la sensazione che stia puntualmente aderendo ad ogni vocabolo con intelligenza ed emotività.

Tra il primo gruppo di titoli e l'altro, c'è anche un suo repertorio originale di indiscutibile valore. Amanti, per esempio: una piccola gentile dichiarazione d'amore, di un amore discreto, non invadente, un po' malinconico, che poi cresce fino alla 'pazzia' dell'istante, fino al diritto di sbagliare, almeno una volta. Lei se la canta come se la cullasse nel letto, prima di addormentarsi; e quella musica è tanto connaturata ai versi che non la si nota nemmeno più (è la vera magia delle canzoni), restano le parole, soavemente 'conversate' come in una pièce teatrale.

Valsinha di Vinicius De Moraes e Chico Buarque De Hollanda (che Mimì incise in contemporanea con Patty Pravo) è l'attimo fuggente raccontato in terza persona, con sospesa delicatezza e finissima precisione di dettagli: e lei lo racconta con civile tenerezza, sorridendo e piangendo insieme, sommessamente commossa ed entusiasmata come stesse parlando di sé. Un gradino di poesia più in alto della media è anche Danza, che precorre il Fossati 'etnico' degli ultimi dischi. In Per amarti Mia dà i brividi perché sembra dover scoppiare, tanto grida (ma senza aggressività). Bella è anche Stelle, una canzone tutta scritta da lei, e così i pezzi recenti di Enzo Gragnaniello, Donna e Statte vicino a me. E pure la canzone dell'ultimo Sanremo, Almeno tu nell'universo (della ricorrente accoppiata Bruno Lauzi-Maurizio Fabrizio): un altro esempio di melodia lineare, pacata, saggia, appagata, che la voce di Mia sonda in profondità, aggiungendo quel pizzico di turbamento, quello slancio inquieto che accrescono la canzone ben al di là della sua struttura.

Queste ed altre sono le cose che abbiamo sentito giovedì sera al Corallo, dove Musicaviva ha portato Mia Martini senza purtroppo fare il 'pieno' che la serata meritava. Un grande recital, subito appassionato ed emozionato fin dal primo momento, senza alcun bisogno di 'scaldarsi' progressivamente.

Sul palco Mia Martini si presenta come una  ‘piccola donna’  in grigio, esile, colloquiale, affettuosa, apparentemente modesta e persino dimessa, in realtà padrona della scena, improvvisamente sfrontata come una bambina. Si muove danzando mani  e  braccia, un rosso sorriso spicca maliziosamente nel grigio, è principessa  e  cenerentola insieme. Canta spesso a occhi bassi, come cercando la concentrazione molto al di dentro di sé, magari poi aprendo il canto ma senza estroversione, passionale più che drammatica. Passa da note basse, roche, sporche, imbronciate, a vette estreme sottili e vibranti; da una voce stanca  e  lontana al tono prorompente  e  vitale di un inno d’amore, a un registro strozzato che comprende anche tutti gli altri.
 

E’, lo possiamo dire?, una nostra Edith Piaf di fine secolo. Lo  è  nella voce, nella statura, nei gesti, nelle mani tremanti portate ai capelli, nell’ergersi sulla punta dei piedi, nell’abbigliamento scuro, nell’ardore e nell’assolutezza, e anche in tutta quella sequela di grandi autori che canta, quei  ‘compagni di viaggio’  che cita lungo il cammino: tanti, troppi uomini  e  autentici talenti per quella gonna lunga  e  chiusa in fondo: per quella figura monastica interrotta dall’unica civetteria del rossetto, intorno a cui persino i vapori della pop music diventano incenso: per quella piccola solitudine che nemmeno tutti quei musicisti sembrano poter lenire.



Enrico De Angelis per L’Arena di Verona
 
 
Articolo inserito nel libro Mia Martini La regina senza trono
 
 


Post correlati:

Incanta la voce di Mia Martini. A Taormina la cantante calabrese che meriterebbe ben altra carriera
http://questimieipensieri.blogspot.it/2011/02/incontro-con-mia-martini-la-voce-che.html

domenica 7 aprile 2013

Roberto Murolo e Mia Martini: la corrispondenza d’amorosi sensi tra il rabdomante e la sua piccerella


 
Ecco due lettere scritte da Roberto Murolo e Mia Martini nelle quali esprimono la loro corrispondenza d’amorosi sensi. Un documento prezioso.
L’incontro con Mia Martini è stato bellissimo e ho capito subito il valore di questa donna – afferma   Roberto Murolo  - , nel disco che abbiamo fatto insieme a lei è stata veramente brava, ci siamo incontrati in questa canzone splendida dal calore napoletano con la sua voce bella e personale, un’interpretazione sentita. L’altro pezzo lo ha scelto lei, perché ama il testo ottimista che parla del mare e dei pescatori, ed io sono stato d’accordo perché è un classico che ancora oggi a Napoli cantano tutti. Avremmo voluto tanto fare insieme “Reginella”, ma il produttore non ci ha dato la possibilità di inserirla nel disco.
Lei era una persona simpaticissima, tranquilla, in tournèe ci divertivamo molto, soprattutto quando andavamo a cena tutti insieme. Ogni volta che ci incontravamo era una festa, potevo essere suo padre, anzi suo nonno, ma lei scherzava con me come un vecchio compagno di sempre. E giocavamo a farci i complimenti a vicenda: lei diceva che io ero l’ultimo rabdomante della canzone napoletana, sempre alla ricerca dell’eterna melodia: io mi incantavo a vederla ‘vestire’ una canzone. Mia Martini non cantava le canzoni, le indossava, anzi le viveva.
 
E quando canta Napoli, vive Napoli, la sua voce è quella di Napoli, forse perché  è una donna del sud, forse perché ha sofferto tanto, forse perché cantare non è soltanto una professione per lei, ma soprattutto è un modo di trasmettere ogni sentimento, dal più dolce a quello più disperato… Perciò poteva passare come pochi da un classico dell’800 a un pezzo di Gragnaniello. Dalla Napoli di ieri alla Napoli di oggi.
E perciò Napoli l’ha ripagata con entusiasmo, spesso mi ha mostrato, commossa, un foto scattata ad un suo concerto al Teatro Mediterraneo dove c’è un ragazzo con uno striscione e lo slogan: ‘Mia, Napoli ti adotta come Maradona’. E lei a ripetere: ‘Sono troppo buoni, eppure mi entusiasma tutto questo affetto e mi elettrizza vedere di chi mi ascolta in faccia l’effetto della mia voce’.
Ogni tanto mi chiedeva di spiegarle Napoli, dice che le mie canzoni, come quelle di Pino Daniele, le servono come chiave per entrare in un mondo emozionante. Eppure  è  stata lei, con la sua voce sanguigna, a condurre per mano tanta gente in questo mondo. Il successo di ‘Cu’mme’  ha riportato il dialetto napoletano in classifica, cosa che riusciva solo a Daniele, ma con suoni più moderni e contemporanei. Lei ha creduto in quella scommessa, dicendomi: ‘Se osi tu, Roberto, io non ci penso su nemmeno un momento’. Abbiamo osato, abbiamo vinto  e  con noi la canzone napoletana. 
La mia piccerella non c’è più. La vita è strana, lei si preoccupava sempre della mia salute, si informava, non dimenticava mai di farmi gli auguri di compleanno. E oggi tocca a me salutarla, anche a nome di tanti amici che hanno vissuto come me la magia della sua voce. Alcuni di quegli amici mi hanno raccontato che domenica scorsa era andata al San Paolo, si era avvelenata per la sconfitta del Napoli, aveva tifato, aveva urlato…. Vorrei ricordarla così, a tirare pugni verso il cielo, capace di non rassegnarsi mai. Ma forse no, c’è un altro ricordo che mi riempie: un paio di anni fa, era estate, eravamo su una terrazza con una vista splendida, davanti a noi c’era tutto il Golfo. Mimì, quasi di nascosto, uscì dal balcone e, nel buio, si mise a cantare con un filo di voce. La raggiunsi, e restai a guardarla e ad ascoltarla, senza farmi notare, senza rompere quell’incantesimo.. Addio mia piccerella. Ricordo ancora che una volta mi scrisse una lettera e si firmò ‘la tua piccerella. Canta ancora per noi, mia piccerella. Non ci lasciare in questo silenzio assordante.
 
Peppe Ponti, manager che, negli anni '80, fu tra i primi ad accogliere la cantante a Napoli, nel pieno della crisi esistenziale e professionale, porta alla luce, come documento importante, una lettera di Mia Martini scritta a Roberto Murolo.
E’  un personaggio carismatico di altissimo valore artistico e professionale che è andato oltre i confini nazionali, è un pezzo sacro della storia della musica e cultura napoletana: il suono della sua voce, che nei registri gravi evoca profondità marine diventa solare e cristallina nei registri medi creando un insieme avvincente e straordinario di variazioni tonali. Murolo non si è mai arroccato nella tradizione, ha saputo sempre essere antico e moderno. Il suo accostamento ad Enzo Gragnaniello, originale talento rappresentativo della Napoli di oggi,  ha dato alla canzone napoletana nuovo vigore, grinta e valenza. Murolo come rabdomante è rimasto costantemente votato alla ricerca di una nuova linfa poetica che sapesse dare alla canzone della sua Napoli il motivo di esprimere la dolcezza e l’amarezza della realtà di oggi. Quando canta le sue labbra accompagnano dolcemente le parole che sono l’espressione di una partecipazione vissuta, sofferta, fatta sua nell’animo, così che la canzone, come per incanto, diventa poesia cantata. E’ un grandissimo maestro per chi come me ha la fortuna di stargli vicino e godere della sua persona e della sua arte. Grazie Roberto, la tua piccerella.
 
Documenti apparsi nei libri “Mia Martini. La voce dentro” e “Mia Martini. La regina senza trono”.
 
 
 
Post correlati:

Mina e Mia Martini: la loro reciproca ammirazione
http://questimieipensieri.blogspot.it/2012/06/mina-e-mia-martini-la-loro-reciproca.html

Mia Martini e Ivano Fossati: La Regina e il Volatore
http://questimieipensieri.blogspot.it/2007/12/la-regina-e-il-volatore.html

'Buonasera, gente di questo Paradiso'. Bacoli ricorda così Mia Martini
http://questimieipensieri.blogspot.com/2011/02/buonasera-gente-di-questo-paradiso.html

Come nasce una canzone. Mia Martini, Roberto Murolo, Enzo Gragnaniello raccontano "Cu'mmè" http://questimieipensieri.blogspot.com/2011/01/come-nasce-una-canzone-mia-martini_22.html

lunedì 1 aprile 2013

Franco Califano ricorda: Mia Martini? Un talento nell’indifferenza


Non riesce a nascondere il suo dolore. La voce è più roca del solito, mastica parole affidando a poche parentesi silenziose le vere, forti immagini di lei che ha ancora impresse nell'anima. Franco Califano ricorda Mia Martini, amica e cantante, senza la retorica e l'enfasi delle tristi occasioni.

Non ci legava una frequentazione assidua, anzi sono poche le occasioni nelle quali io e Mia ci siamo ritrovati vicini a parlare di musica, di quella musica che per lei era in qualche modo uno strumento di liberazione, un modo per dimenticare.

Il nostro incontro risale al ’73. Avevo appena finito di comporre Minuetto e sentii subito che si trattava di un pezzo del quale Mia Martini avrebbe colto perfettamente tutte le sfumature, la sua malinconia, la sua storia di amore disperato. Glielo affidai e Mia vinse il Festival d’ Europa e il Festivalbar. In qualche modo Minuetto segnò il suo grande successo, la nascita di un’interprete impareggiabile, che osservava il mondo e gli uomini e gli uomini con una straordinaria sensibilità.

Sono contento di aver rifatto Minuetto nel mio cd Luci della notte, come omaggio a Mimì, alla grandissima artista che è stata. Mi ricordo che all'epoca cominciò in altre mani. Tutti gli altri, oltre a Baldan Bembo che aveva scritto la musica, ci misero del testo sbagliandolo tutti. Io ero a Milano e fui chiamato per ultimo, come sempre. Mi sono fatto dare i testi sbagliati, ho visto dove hanno sbagliato ed è lì che ho azzeccato il testo, facendomi raccontare da Mimì un po’ della sua vita in quel momento. E gliel’ho scritta addosso, insomma. Ho fatto un po’ il sarto e un po’ l’artista. La parte che assomiglia di più a Mimì di questa canzone è quella centrale, dove tutti quanti avevano sbagliato ripetendo sempre la stessa parola. Io invece lì ci ho fatto il discorsivo (canta la canzone). L’attesa drammatica di una donna che aspetta il suo uomo, che arriva quando vuole. E ce ne sono di ‘machi’ che arrivano quando vogliono e se ne vanno quando vogliono.


 
Sinceramente non so da cosa fuggisse, non si confidava con me, anche se le rare che ci siamo visti lei non era mai serena. Abbiamo vissuto sempre in due mondi ben distinti ma legati comunque da una comune sensazione di emarginazione, di solitudine. Probabilmente per Mia ogni torto che subiva era una ferita vera. Diversamente da lei, la mia è stata una solitudine scelta, voluta. Mi chiedo perché in Italia i migliori talenti di qualsiasi settore ad un certo punto siano destinati a morire, a finire nell’indifferenza.
 
 
 
 
 
Poi, dopo, troppo tardi, arriva il dovuto riconoscimento. Non capisco questa frenesia di inventare sempre qualcosa di nuovo, di sfornare in continuazione giovani scoperte che magari si rivelano delle meteore. In Francia avviene esattamente l’opposto: più un artista invecchia, più lo si apprezza. Forse è vero, per me come per Mia e per altri artisti, che l’anagrafe ci ha incasellati in un’epoca sbagliata.
Nel ’90 scrissi La nevicata del ‘56 e Mia se ne innamorò subito. Lo presentò al Festival di Sanremo ottenendo il premio della critica. La sua fu un’interpretazione perfetta, dolce e nostalgica. A pensarci ora, Minuetto e La nevicata del ‘56 scandiscono la vera nascita e la più matura rinascita di Mia Martini. La sua voce? Grandissima, viscerale, sempre capace di trasformare la quiete in rabbia per ridiventare, infine, nostalgicamente arrendevole.

Autore: Leonardo Jattarelli e Vincenzo Mollica

Post Correlati:

La lettera di Adriano Celentano a Mia Martini
http://questimieipensieri.blogspot.it/2013/01/mia-martini-quell-abbraccio.html

Malcostume italiano. L’ostracismo a Mia Martini. Articolo di Nantas Salvalaggio
http://questimieipensieri.blogspot.it/2013/01/nantas-salvalaggio-e-il-suo-omaggio-mia.html

La Telefonata di Adriano Aragozzini a Mia Martini
http://questimieipensieri.blogspot.it/2012/12/la-telefonata-mia-martini-di-adriano.html

mercoledì 27 marzo 2013

Il nuovo corso di Mia Martini. Intervista di Piergiuseppe Caporale

I recenti successi di Mimì (così la chiamano in famiglia), anche su palcoscenici non “tradizionali”, hanno rinfocolato, se così si può dire, l’interesse per questa strana ragazza. Nata per dare fastidio, almeno agli albori della sua carriera, sembra ormai giunta alle soglie della maturità artistica: e ciò non perché si sia 'calmata', ma soprattutto in quanto ci è ormai parsa all’altezza di qualsiasi tipo di pubblico. La dimostrazione più evidente di quanto da noi asserito è il recente spettacolo tenuto al Sistina di Roma: scelta da Franco Fontana quale madrina del Festival Brasiliano, non si è accontentata di sostenere il suo ruolo tranquillamente, bensì, a nostro giudizio, ha contribuito non poco a caricare il pubblico per la seconda parte del recital. Tra l’altro, ha ottenuto un successo personale strepitoso, non molto facile, soprattutto in considerazione del particolare tipo di spettatore, pigro e poco incline all’applauso.
Abbiamo voluto incontrarla, in particolare per avere da lei indicazioni precise sul perchè della trasformazione.
N.S. -Anche se oggi sembra piuttosto lontano, perché non ci parli del periodo di Mimì Bertè?
M.M. -E' un periodo che non rimpiango assolutamente, in quanto mi ha dato le basi per maturare. Ho incominciato a 13 anni con canzoni allucinanti tipo Il magone: erano indubbiamente orribili, ma rapportate alla mia età di allora, ai tempi.. potevano anche essere giuste.

N.S. -Secondo te, perché non hanno avuto un grande successo?
M.M.-Mah, ero probabilmente troppo giovane, inesperta, addirittura sprovveduta. Soprattutto, però, ero poco curata dalla casa discografica di allora...
N.S. -Qual’era e perché?
M.M. -Era la CAR Juke Box di Carlo Alberto Rossi: questi, che indubbiamente è un grande artista, si curava molto più delle musiche da lui scritte che dei cantanti (basta pensare che in quel periodo scrisse E se domani; è chiaro che non aveva molto tempo per curare la produzione della sua etichetta).

N.S. -Dopo questa parentesi, cos’è accaduto?
M.M. -Beh, è chiaro che dopo un po' di tempo mi sono stufata; ho cominciato a capire che quel tipo di lavoro non mi dava alcuna soddisfazione... non era così che volevo diventare una cantante:.. comunque non in quel modo. Ho lasciato perdere tutto ed ho cominciato a fare altre cose, così tanto per campare: ho messo su un trio ed ho incominciato a fare del jazz.

N.S. -! ? ! ?
M.M. -Beh, cantavo gratis nei locali dove mi ospitavano... è evidente che non potevo fare a meno di cantare...
N.S. -Ma il trio, le spese, il repertorio?
M.M. -Nel trio, di importante, c' era solo Toto Torquati alle tastiere. ..facevamo cose di Sarah Vaughan, Ella Fitzgerald ed altri “classici”. Più tardi cominci-ammo con Julie Driscoll e Aretha Franklin: insomma un repertorio un po' più pop, ma sempre con degli arrangiamenti particolari, con dei risvolti jazzistici.


N.S. -Successo?
M.M. -Un fiasco tremendo... i locali ci cacciavano via: volevano un complesso che facesse ballare. Al pubblico eravamo piuttosto graditi, ma, naturalmente quando attaccavamo noi, non ballava più nessuno. Dopo due giorni i gestori ci protestavano... e noi rimanevamo senza una lira, con gli impianti da pagare, le cambiali.
N.S. -Per quanto tempo hai fatto, questa vita?
M.M. -Beh, diversi anni. Finalmente in una di quelle serate ho conosciuto Alberigo Crocetta: ero al Piper di Viareggio e sostituivo un complesso che non era arrivato per noie meccaniche. Ho visto quest'uomo con i capelli bianchi, che stava là con un' aranciata in mano: ha visto la gente che impazziva (e si che il pubblico di Viareggio è, o almeno era, un pubblico difficilissimo), si è avvicinato e mi ha detto: 'Ma tu chi sei? Da dove vieni fuori? Facciamo qualcosa: devi cantare, ma basta col complesso'. Gli ho raccontato tutta la mia storia.. .e cosi abbiamo cominciato con Mia Martini dopo quattro/cinque mesi. Il primo disco fu Padre davvero.

N.S. -Quello censurato?
M.M. -Sì, malgrado ciò ebbe un gran successo di critica... chiaramente non di vendita in quanto mancarono la promozione radiofonica e televisiva. E' servito a farmi conoscere dagli addetti ai lavori.

N.S. -Il primo successo di pubblico, comunque, ci sembra si verificò al 'Festival Nuove Tendenze'?
M.M. -Sì, lo vinsi, insieme alla Premiata Forneria Marconi, proprio con Padre davvero.

N.S. -Spiegaci adesso le ragioni di questa trasformazione. Ci ricordiamo che in quel periodo avevi anche un “fisique du rôle”, con quello sciallone azzurro... come mai comunque questo passaggio da una che fa un certo discorso a... “sophisticated lady”, fino ad arrivare all’ultimo recital quello del Sistina.

M.M. -Il tutto dipende forse da un fatto fisico, più che altro; prima mi mettevo questi scialloni soprattutto perché ero molto più grassa (pesavo quasi settanta chili), cercavo di coprirmi.. man mano che sono dimagrita ho cambiato abbigliamento. Per quanto riguarda il discorso, ho cominciato con quell'album intitolato Oltre la Collina, che era abbastanza contestatario; era il mio primo 33 e c'era tutta la rabbia degli anni passati, le esperienze, la droga, insomma tutti i casini compresa la mia rabbia contro la società, la famiglia, ecc. In quel disco mi sono sfogata; dopodiché basta! Non puoi mica sempre incazzarti..
 
N.S. -Insomma c’è stata una vera e propria “catarsi” attraverso il mezzo discografico...
M.M. -Sì, era indubbiamente un po' un'autobiografia. Dopo ho incominciato a cantare canzoni d'amore, più normali, proprio perché non sentivo più questo bisogno di esternare la mia rabbia che era in effetti abbastanza sfumata, anche perché cominciava il successo ed ero molto più soddisfatta di prima..

N.S. -D’accordo, ma il salto non ti sembra un po’ troppo brusco. La tua figura (tralasciando la “sophisticated lady”), non ti sembra sia al momento “dipinta” in modo strano: prendi ad esempio il punto di vista partner, ogni settimana differente (almeno a parere dei rotocalchi dove appari “avvinghiata” a…..).
M.M. -La colpa non è mia; prima di tutto sono molto affettuosa con i miei amici; poi tutto dipende dal fatto che nessuno è mai riuscito ad affibbiarmi un ….. fidanzato vero (anche perché le cose me le faccio abbastanza per conto mio). D’altronde sono molto espansiva, anche Loredana...

N.S. -A proposito di Loredana, abbiamo visto che siete tornate a vivere insieme. A parte che litigate molto spesso, sappiamo che questa volta si era trattato di una cosa seria.
M.M. -In effetti ha rilasciato delle dichiarazioni che mi hanno un po' disturbato... in questo momento, comunque, viviamo un periodo di grande amore, anche perché lei è più tranquilla, e quando Loredana è tranquilla non rompe le scatole a nessuno.

N.S. -Comunque a proposito di Loredana, pensi di influire sulla sua maturazione artistica?
M.M. -Io penso che nessuno possa influire in nessun senso su Loredana; è una ragazza che sa perfettamente quello che vuole e quando decide di fare una cosa...

N.S. -Comunque, quando due persone stanno tanto insieme, soprattutto se sono sorelle, qualcosa trasmigra dall’una all’altra...
M.M. -In effetti è vero; ad esempio sul mio modo di vestire Loredana ha influito abbastanza. I miei primi vestiti, soprattutto quelli di scena, me li disegnava sempre lei da me, invece ha preso
ha preso qualcosa dal punto di vista artistico, come la scelta delle
canzoni... mi chiede dei consigli ..

N.S. -Ma secondo te, non rischia Loredana di diventare la brutta copia di Mia Martini?
M.M. -Assolutamente non credo che questo sia possibile; anche perché la sua casa discografica ha capito che può essere un rischio. Se hai sentito il primo LP Streaking, era qualcosa esattamente all'opposto di quello che faccio io; era tutto rock, strilli ecc. Adesso forse con "Sei bellissima" si è avvicinata un po' di più; ciò è però normale anche perché gli autori giovani di oggi sono tutti su quella linea. Il via l'ho dato io con Dario Baldan Bembo tre anni fa; abbiamo cominciato con questa linea che era abbastanza nuova per l' Italia ed alla quale oggi tutti si stanno uniformando.


N.S. -Dicci comunque che effetto ti ha fatto il recital del Sistina...
M.M. -E’ stato il mio primo recital in teatro.. beh guarda, io sto ancora male. Non sono ancora riuscita a riprendermi! Mi sono resa conto che il teatro è tutta un'altra cosa; non è la balera, bisogna addirittura cambiare repertorio, gli arrangiamenti dei pezzi, dare più spazio... quello che ha una magia in teatro, non ce l'ha nella sala da ballo; anche perché stanno tutti seduti ad ascoltarti, non bevono, non chiacchierano, non ballano...

N.S. -Forte di quest’esperienza, hai progetti consimili per il futuro?
M.M. -Questa del Sistina è stata indubbiamente una prova, un esame "finestra". Visti i risultati, penso che con Franco Fontana organizzeremo una tournée, e non è escluso che la faremo proprio con Jorge Ben che vuole ad ogni costo ritornare in Italia.

Piergiuseppe Caporale
Nuovo Sound n° 44 – 1975

L’album "La musica che mi gira intorno" commentato da Mia Martini
http://questimieipensieri.blogspot.it/2011/01/lalbum-la-musica-che-mi-gira-intorno.html

La musica che gira attorno a Mia Martini. Intervista del 1994 apparsa su Chez Mimì
http://questimieipensieri.blogspot.com/2011/01/la-musica-che-gira-attorno-mia-martini.html

Mia Martini: 'Il canto? Una comunicazione col cielo'
http://questimieipensieri.blogspot.com/2011/01/mia-martini-il-canto-una-comunicazione.html

Mia Martini, un'artista dalla straordinaria versatilità. Intervista a Fio Zanotti
http://questimieipensieri.blogspot.com/2011/01/mia-martini-unartista-dalla.html

Mia Martini era innamorata della Sicilia e l'ha scelta per iniziare l'ultimo tour
http://questimieipensieri.blogspot.com/2010/06/era-innamorata-della-sicilia-e-lha.html

Per Mia Martini viva l'amore anche quando non c'è
http://questimieipensieri.blogspot.com/2010/02/viva-lamore-anche-quando-non-ce.html

martedì 12 marzo 2013

La mia grande ammirazione per Mia Martini. Chez Mimì incontra Cristiano De Andrè

 
Dopo la sua interessante partecipazione al recente Festival di Sanremo, pubblichiamo un'intervista realizzata nell'estate scorsa al termine di un suo applaudito e affollatissimo concerto, svoltosi all'interno delle manifestazioni della  Festa dell'Unità a Pomigliano d'Arco. In scaletta tutti i brani dell'album  Scaramante, qualche suo vecchio successo e dei sentiti omaggi al grande Fabrizio De Andrè con una personale esecuzione di Creuza de ma e del Pescatore. Si dimostra disponibile a questa chiacchierata.
 
 LA MIA RAZZA
 
 Nell'autunno del 1983, Mia Martini ha realizzato un album e un video di un suo concerto Miei compagni di viaggio. In questa  occasione tu hai partecipato appena ventenne ad un coro insieme a Loredana Berté, Ivano Fossati e Aida Cooper per il brano Taxi giallo, cover italiana di un brano di Joni Mitchell. Che ricordo hai di questa esperienza?
Un ricordo bellissimo. In quel periodo avevo formato insieme al mio amico chitarrista Carlo Facchini  il gruppo Tempi duri e  inciso l'album E chiamali tempi duri (recentemente ristampato in digitale, n.d.r.).
Mimì mi ha chiamato e con molta affabilità mi invitò a partecipare a queste due serate al teatro Ciak Toshiba di Milano. Ricordo ancora il tono gioioso della sua voce: Dai Cristiano, devi essere dei nostri, ci divertiremo un casino… Tra la nostra famiglia e lei c'era una profonda amicizia, mio padre nutriva per Mia una grande stima, considerava inimitabile il suo modo viscerale di interpretare le canzoni.Anche quando sono andato a vivere da solo, Mia andava a trovare spesso mio padre e Dori, alla quale era molto legata.
 
 Durante queste serate Mia Martini ha proposto, per quanto riguarda l'arrangiamento, una versione di Il Pescatore completamente diversa dall'originale. Come ha reagito tuo padre a questo stravolgimento?
Benissimo! Ti ripeto, mio padre aveva per Mia una grande ammirazione, con quella voce poteva permettersi delle riletture anche molto particolari. Non serve a niente reinterpretare un brano attenendosi in maniera scrupolosa alla versione originale. Il compito dell'interprete è quello di dare una veste nuova ai brani, in base alla propria sensibilità. E purtroppo, questo accade poche volte…
 




Nel 1993 ti sei piazzato al secondo posto al Festival di Sanremo con il brano Dietro la porta, ottenendo anche il Premio della Critica. Mimì partecipò alla stessa edizione in coppia con sua sorella Loredana Bertè. Vi siete incontrati?
Sì, anche se durante il Festival non si ha molto tempo di stare con gli altri, ricordo che Mia è venuta a salutarmi e a farmi gli auguri prima della mia esibizione. Tutte le volte che ci siamo visti, ho ricevuto da lei sempre un grande amore, che era assolutamente ricambiato. Sono rimasto particolarmente colpito quando l'anno successivo si è arrabbiata moltissimo con la commissione selezionatrice per l'esclusione del mio pezzo  Le cose che dimentico scritto a quattro mani insieme a mio padre. Dichiarò alla stampe e in Tv che era un crimine non consentire ai De Andrè di partecipare al Festival e pensare che anche lei era stata bocciata dalla stessa commissione. Io, mio padre e Dori abbiamo provato una grande emozione per questa sua reazione. Mimì era una persona autentica, vera e, proprio per questo, fragile. Il mondo è cinicamente spietato con le persone trasparenti, perché ti fanno mettere in discussione, ti fanno scendere dal piedistallo che ti sei costruito. Penso che sia stata vittima di quel suo stesso modo di essere così genuino.
 
In seguito alla pubblicazione del tuo CD  "Scaramante", in una interessante intervista hai dichiarato: "i grandi archetipi di riferimento che sono poi la politica e la religione sono crollati, si crede di più agli oggetti scaramantici che alle persone. Ci troviamo a inginocchiarci davanti a un telefonino o a un televisore, questa società ha sancito la vittoria dell'avere sull'essere".   Ma siamo davvero così rovinati? Non c'è una possibilità di recupero?
Non è che non c'è più speranza! Io credo che siano le istituzioni a volere andare avanti in questo modo, perché così facendo siamo più facilmente controllabili. Percepisco, invece, che la gente vuole cominciare a invertire questo nostro vivere, vuole riappropriarsi della propria storia. Frequentando le strade, i locali, i bar, mi sono accorto che c'è un movimento culturale sotterraneo e che negli ultimi mesi è venuto prepotentemente fuori per creare  a chi ci sta vicino una coscienza atta a scegliere e a non farsi scegliere.

Che ne pensi di una eventuale tua partecipazione ad un disco tributo per Mia Martini?
Accetterei immediatamente di prendere parte, per rendere omaggio a una grande Artista nonché ad una mia sincera amica.
 Intervista di  Ciro Castaldo  Apparsa sul numero   30 della fanzine Chez Mimì   






venerdì 22 febbraio 2013

La Mia Mimì. Enzo Gragnaniello racconta Mia Martini. Intervista di Chez Mimì

Artista controcorrente, ci ha rilasciato con la sua solita disponibilità la seguente intervista, nella quale racconta la sua esperienza artistica e personale con Mia Martini, dalla loro prima collaborazione con Donna fino al duetto memorabile con Roberto Murolo Cu’mme.


La tua opinione su Mia Martini….

La mia Mimì, voglio ricordare come l’ho conosciuta. Mi hanno chiamato due impresari, conosciuti nel napoletano come il gatto e la volpe, al telefono, e mi dissero che volevano farmi sentire questa artista, che io avevo conosciuto di vista già nel 1983, quando eravamo entrambi alla DDD. Me la ricordavo come un’artista interessante ma non la seguivo. Mi invitano ad un ristorante dove trovo questa donna piccolissima con un cappellino in testa che cantava accompagnata da un pianoforte: sono rimasto di stucco nel pensare che potesse trovarsi in quel posto e mi sono fermato attentamente ad ascoltarla, vederla da vicino era emozionante. Ho guardato uno di questi due e con aria di sfottò ho chiesto che ci facesse lei con tutti e due. Non potevo sapere che c’era un grave problema economico per il quale era costretta ad esibirsi in quelle condizioni. Mi ha ricordato quello che ha dovuto fare anche il grande Charlie Parker, costretto a suonare nei luoghi più stupidi per potere vivere. Quando la sentii cantare, ebbi una forte emozione, ascoltai una voce che mi fece venire in mente Janis Joplin.

Quali sono state le tue impressioni, quando l’hai ascoltata?

La vedo esibirsi accompagnata soltanto da un pianista e quando la sento cantare rimango fulminato sulla sedia, sento qualcosa che vibra e mi dico : -che cosa sta succedendo? Perché questa donna canta così? La sua è una voce dell’anima, e mi domando come un’artista così grande possa essere maltrattata da tanta cattiveria. Avverto una forte emozione. Questa per me è la più grande cantante che io abbia mai sentito.. Alla fine del concerto ci presentano e istintivamente ci abbracciamo, è un bell’ incontro. Avevo già cominciato a comporre Donna e quando tornai a casa continuai a scriverla per tutta la notte pensando a lei. Dopo qualche giorno, la invito a casa mia ai Quartieri Spagnoli ad ascoltare il provino, lo vuole sentire almeno cinque volte, le piace tanto e mi chiede come è possibile che abbia scritto questo pezzo, calandomi nella sensibilità femminile. Percepisco il suo cambiamento, come se le abbia trasmesso una carica dentro, una energia, una linfa di cui lei ha bisogno in quel momento.


Siete anche diventati amici…

L’ho vissuta nel momento più allucinante della sua vita. Anche fisicamente non era al massimo, il suo viso trasmetteva sofferenza ed è questa immagine che ho avuto subito di lei, non appena l’ho conosciuta, che mi ha ispirato i versi di Cu’mmè, si tu non scinne in funno nun no po’ sapè. Lei sembrava incazzata, con tutti, in realtà era una persona buonissima. Lei era schizzata, ma bella. Era una persona molto intelligente, sensibile e imprevedibile, un'interprete ideale di ogni autore, molto attenta e critica nei confronti dei testi e con una grande cultura , nascondeva una grande sensibilità perché non si può cantare in quel modo, solo le persone che hanno sofferto possono farlo. In quel periodo andavo spesso a casa sua, in Umbria, la sorprendevo a cucinare, a preparare delle torte, mi colpiva la sua spontaneità, il suo riuscire a parlare senza filtri. Era semplicemente innamorata della vita. E così nasce questo grande rapporto forte tra me e lei, una interprete che ha trasformato con il passare degli anni la sua voce, non più quella vocina bella degli inizi, ma capace di vomitare note ed emozioni, e questo è cantare… solo John Lennon ha espresso come lei certe cose in maniera toccante.

Il rapporto tra Mimì e Napoli….

A Napoli lei si rigenerava, è come mettersi sotto a un albero, lasciarsi risucchiare tutte le impurità e liberarsi da tutto il negativo che la circonda, bisogna stare attenti a quello che si dice. Con le parole si può macchiare a vita una persona.

In uno special dedicato ad Ornella Vanoni, è stato mandato in onda una ripresa amatoriale dove Lei interpreta Cu’mme assieme a te, limitandosi intelligentemente a cantare le parti di Murolo.

Il brano Cu’mme rientra in un mio quadro ben preciso: Mimì rappresenta la tempesta e Roberto Murolo il mare con un’alchimia in cui non c’è niente fuori posto. Cantare la parte di Mimì non è facile, non tanto per l’estensione della voce quanto per l’espressione. Nella sua voce e nelle sue vibrazioni c’è qualcosa che va oltre la passione, c’è tutta la malinconia, il sole, il sentimento, la voglia di vivere. Se non si ha quindi questa forza e questa carica, è preferibile interpretare la prima parte. Mi ricordo che il produttore Nando Coppeto voleva inizialmente inserire Mimì nel progetto con Murolo facendole cantare in duetto soltanto O marenariello. Secondo me, invece, c’era bisogno di una canzone inedita che potesse cambiare il vento della musica napoletana, visto il periodo artisticamente molto vuoto senza più un Pino Daniele o un Bennato ai livelli di un tempo. Mi sono ispirato e ho scritto un brano che potesse essere cantato non solo con passione ma anche come una preghiera: perciò ha funzionato l’accostamento della voce passionale e moderna di Mimì a quella saggia e antica di Murolo. Cu’mme mi ha dato soddisfazioni anche a livello internazionale, è stata incisa da vari artisti.
Mia Martini con Enzo Gragnaniello e Roberto Murolo
 

In che modo il brano Cercami è finito nel repertorio di Adriano Celentano?

Fermo restando che un pezzo scritto per Mimì deve essere necessariamente bello, mi sono permesso di darlo ad Adriano perché lo ritengo un’artista vero, di spessore. Si è identificato sia con il testo che con la melodia. L’ho visto più adatto a lui rispetto magari a Mina, che ha una grande voce ma non mi coinvolge come Mimì.

Hai mai scritto per Mina e per chi ti piacerebbe comporre?

Ho mandato qualche anno fa, tramite Caterina Caselli, un pezzo inedito per il progetto Mina-Celentano, non ho avuto, però, nessun riscontro. E’ rimasto ancora nel cassetto, non so se lo inciderò o lo affiderò ad altri. Scrivo quando ho voglia e lo faccio per me, è difficile che proponga dei pezzi, lascio che siano il tempo e la vita a decidere. L’importante è fare in modo che il messaggio arrivi, non sono, comunque, disposto a fare l’autore a tempo pieno. Se dovessi dare brani miei, sceglierei Ornella Vanoni e Adriano Celentano che ha un particolare timbro di voce ed è un grande chansonnier. Vedrei bene una sua esibizione accompagnato da un bel quartetto d’archi, chitarre acustiche e strumenti etnici. Un’altra artista è Pietra Montecorvino perché la sento più vicina a me e a Mimì.

Intervista di Pippo Augliera per Chez Mimì. Alcune parti sono state inserite nel libro: