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venerdì 5 novembre 2010

Paola Turci e Mia Martini: compagne di viaggio in giro per il mondo



Intervista a Paola Turci e il suo ricordo di Mia Martini

Paola, come ricordi Mimì?
Beh, io vorrei partire dal momento in cui dopo la morte di Mimì, era già passato del tempo, ero a casa e stavo mettendo a posto le fotografie e ne è venuta a mancare una mia e sua molto bella, in cui ci abbracciavamo ed eravamo sì in posa, ma era molto dolce e, praticamente, quell'immagine ha fermato un momento molto bello, momento che abbiamo vissuto Mimì, Dori Ghezzi ed io, passando in giro per il mondo, un po' sugli aerei e un po' da un posto all'altro: dal Brasile al Giappone, all'America, a New York, insomma è stato un giro duato quindici giorni...

Nel....
Nel 1989, è stato un viaggio di “Sanremo in the world”, una sera siamo andate a cena: Mimì, Dori, ed io praticamente abbiamo bevuto un po’, sinceramente io più di loro, mi sono un po’ ubriacata e…ci siamo divertite tantissimo, ed è stato molto dolce. C’è da dire, prima di questo, che quello era l’anno del ritorno di Mimì. Maurizio Fabrizio , infatti, che ne è l’autore, me lo aveva spedito, probabilmente per farmelo conoscere o incidere, e avevo ascoltato un pezzo bellissimo: si sentiva, si capiva che quella era una bella canzone, però non era adatta a me, aveva bisogno di una voce veramente potente e di una cantante molto più melodica di me. Io, a volte, sono un po’ troppo poco melodica e poi, per me, quello era il periodo della chitarra, delle ballate, perciò non ho sentito molto mio questo pezzo. Poi, sono andata a Sanremo e, tra l’altro, c’è da dire che quello era per me il Sanremo di “Bambini” e per lei era il Sanremo di “Almeno tu nell’universo”...…

L’incontro quindi è stato…
L’incontro è stato all’Ariston e ricordo quel pomeriggio, alle prove, ero con Valentina Romano, una ragazza che lavora con me, ed eravamo entrambe incuriosite: lei era l’ex fidanzata di Maurizio Fabrizio, io perché avevo questa storia fra Mimì che mi era sempre piaciuta molto e questa canzone e…ci siamo messe a piangere tutte e due lì, al teatro Ariston. Mimì, almeno con me, che poi ero una ragazzina e cominciavo solo allora, era un po’ così: dolce ma distante. Poi, invece, si è assolutamente aperta quando siamo partite, quando siamo andate in giro, ed è stato molto bello’.

Dunque la seguivi anche prima…
Mi piaceva molto, anche prima: ho in mente dei racconti di Shel Shapiro, quando eravamo in studio, che faceva dei raffronti con le altre cantanti e diceva che sì, per quanto alcune fossero tecnicamente altrettanto meravigliose, dal lato strettamente interpretativo, però, Mimì…ti faceva venire i brividi, ti faceva proprio piangere! Successivamente, dopo quella esperienza lì, non c’è stata occasione, se non una, non troppo piacevole, purtroppo. Sai, io sono una persona molto sensibile, e registro delle piccole cose che mi hanno fatto male, magari anche un solo sguardo, ma non porto rancore. Era il 1990, quindi l’anno dopo, io partecipavo al “Cantagiro” e ci fu una serata, quella del 15 agosto, alla quale non presi parte, ero prima in classifica, c’era una situazione molto particolare, ed anche Mimì era in gara, Purtroppo, come dicevo, non andai a quella serata e, quando tornai, la settimana successiva, lei era molto arrabbiata, non mi salutò, insomma fu molto dura. Però, lei era fatta così, aveva delle reazioni un po’ sanguigne…

Quindi dal ’90 vi siete un po’ allontanate....
Sì, comunque non eravamo proprio amiche. Io per esempio, non ho mai avuto il suo numero di telefono. Tuttavia ho sempre amato Mimì e mi ricorderò per sempre che, durante quel viaggio, ovunque fossimo, una volta a Tokyo, una volta a San Paolo del Brasile, a New York, a Toronto, ogni volta che Mimì cantava quella canzone…mi apriva il proprio cuore…

Silvia Tabanelli per Chez Mimì


Il video di "Almeno tu nell'universo"
http://www.youtube.com/watch?v=mb6Zp-bSHuE

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giovedì 4 novembre 2010

Mia Martini a Venezia sarà la diva dell’anno

L’ottava edizione della Mostra internazionale della musica leggera di Venezia ci ha regalato una nuova stella. Si chiama Mia Martini, dichiara 25 anni. Non è paragonabile ad alcuna voce già nota: non è la Vanoni, neanche un po’ Patty Pravo; non ha nulla da spartire con Mina o Milva. Canta caricandosi sillaba dopo sillaba, per sparare fuori la voce.
E’ venuta a Venezia dopo aver vinto il Festivalbar con Piccolo uomo; più di duecentomila dischi venduti, e di questi tempi è un’enormità. Ha interpretato Donna sola, un motivo di Bruno Lauzi che le ha reso ancor più giustizia del precedente successo. Le parole non sono un gran che, e neppure l’estemporaneo Dio, se fossi un albero riscatta il rimuginare della protagonista abbandonata. Ma vien fuori lo scatto del purosangue. Mia Martini prende quel “sola”, e lo ripete cinque, dieci volte. Mulinando le braccia, attingendo a chi sa quali energie nascoste, coprendo le pause con gemiti e mugolii gutturali, lo trasforma in cinque, dieci diverse solitudini. Il corpo esile e teso, già confuso nella camicetta zingara e la lunga gonna di velluto, non resta nella retina dello spettatore, che non si distrae neppure nel balenio degli anelli che sono forse dieci per mano. Invade tutto la voce. Ci sono due momenti capitali nella vita della nuova stella. Una la vede ancora Mimì (ovvero Domenica) Bertè, che è il suo vero nome, entrare ammanettata tra alcuni carabinieri nella stazione di Tempio Pausania. “Mi trasferivano al carcere di Cagliari – ricorda - . E passammo tra due ali di folla che non sapeva chi ero, eppure mi tirava sassi come se fossi un’assassina; e mi insultava ferocemente; e ancora sentivo le grida quando già ero nello scompartimento”. Era la fine dell’estate 1969. Ieri sera Mia Martini è passata di nuovo tra due ali di folla, con tre o quattro carabinieri che le facevano largo. Ma la gente sapeva chi era, sporgeva bimbi tenuti alzati fino a tardi per lei, e le chiedeva autografi; e un sorriso; e battevano le mani. “Tra Mimì Bertè e Mia Martini non c’è nessuna differenza – dice la cantante -. Io sono sempre la stessa, è solo venuto il momento della fortuna”. E’ un tipo dolce, si intuisce un po’ sprovveduto, almeno sentimentalmente, ma che darà del filo da torcere al pubblico spietato dei settimanali scandalistici. Quando passa un guaio; lo ammette. Ricorda l’arresto nel night-club “Petros”, il locale più alla moda della Costa Smeralda. “C’ero da turista, con un’amica che mi aveva invitato per Ferragosto. Non avevo lavoro, ero stanca e, prima di partire una sera, fumai una sigaretta di hashish. Come bere una bottiglia di liquore per dimenticare. Misi la cicca nella borsetta: grammi 0,35 di hashish che mi sono costati quattro mesi di carcere e una condanna”. Nella biografia di Mia Martini ci sono foto dove, sull’attenti in grembiulino nero da scuola, a sei anni, impugna un microfono e canta una ninna-nanna. Poi la vediamo quattordicenne cullare una coppa, sedicenne cantare in un dancing: patata coi capelli sciolti sulle spalle. Sequestrata da un discografico di buon fiuto, fu poi tenuta a "bagnomaria”, perché aveva una voce troppo strana per un pubblico che da Nilla Pizzi era passato a Gigliola Cinquetti. Qualcuno credette di risolvere il problema facendole cantare canzoni strane; assurdità tipo: Ho il magone, che non vuol dire un grosso mago. Forse la si potrebbe definire un hippie antemarcia. E’ un fatto che il suo primo successo Mia Martini l’ha ottenuto al Festival “d’avanguardia e nuove tendenze” di Viareggio con la canzone Padre davvero, che il padre della ragazza, separato dalla famiglia, prese come un affronto personale. Comunque Mia Martini non può essere giudicata hippie, che poi sarebbe anche fuori moda. E’ solo una ragazza d’oggi e la piccola stella che ha come tatuata sul naso le sta bene. Di Emio Dosaggio – Venezia, 1972


Mia Martini canta "Donna sola" 1972: http://www.youtube.com/watch?v=5fLMzvOMwI0 Post correlati Mia Martini lascia la musica rock http://questimieipensieri.blogspot.com/2010/11/mia-martini-lascia-la-musica-rock.html Mia Martini: La cantante senza maschera http://questimieipensieri.blogspot.com/2010/11/la-cantante-senza-maschera_04.html

Mia Martini: La cantante senza maschera

Mia Martini non cerca la popolarità, non punta su Sanremo, detesta tutto quanto è artificioso. Per lei conta soltanto il grande pubblico dei giovani al quale ha dedicato il suo più recente successo, “Piccolo uomo”, che si è piazzato nelle classifiche dei dischi più venduti.

Fino a cinque anni fa si chiamava Mimì Bertè, portava i capelli a bambola, ben pettinati, che incorniciavano un viso pallido appena toccato dal trucco. Adesso si fa chiamare Mia Martini e la riconosci a fatica: si veste in modo quasi monacale, si pettina quando vuole e canta pochissimi pezzi, quasi tutti scritti da lei. La Mimì di ieri puntava sul pubblico che segue i festival, la Mia di oggi (che ai festival non ci va se non sono pop) cerca soprattutto il contatto dei giovani. E c'è riuscita in pieno. Se oggi si parla di Mia Martini, 25 anni, nata a Bagnara Calabra, residente a Roma, nubile, è perché, trasformata, è diventata la cantante preferita dai giovani, quasi fosse un Lucio Battisti in gonnella. E al pari di Battisti se ne infischia di una certa vernice mondana che fa da contorno a ogni cantante tradizionale.
 Mia ha partecipato recentemente al secondo festival d'avanguardia di Roma, cioè a quella manifestazione che l'anno scorso l'aveva clamorosamente rilanciata con la canzone «Padre davvero». Nella prima edizione del festival si erano fatti conoscere assieme alla Martini i Delirium e gli Osanna. Questo per capire quale importanza hanno ormai per i giovani, che sono i principali clienti del disco, le manifestazioni pop ignorate dalla televisione e nate in contrasto con i soliti concorsi canori. Al festival d'avanguardia Mia Martini ha presentato “Karma 2426”, un pezzo dove racconta la storia della reincarnazione di una persona vissuta duemila volte, che chiede a Dio di morire. di arrivare finalmente a Lui.
 Ma la popolarità Mia la sta ottenendo con “Piccolo uomo”, un motivo in gara al Festivalbar, entrato nelle classifiche delle canzoni più vendute. Sull'onda di questo successo Mia Martini parteciperà a «Senza rete», la trasmissione televisiva presentata da Renato Rascel, dove rappresenterà la voce dei giovani e dove sarà presentata come l'erede di Patty Pravo, una volta idolo del Piper oggi passata a un genere più sofisticato.

« Questa faccenda di Patty Pravo - dice la Martini - da un certo punto di vista mi secca anche se ha un fondo di verità: Patty è stata la cantante di una generazione e io ne ho raccolto l'eredità, nel senso che credo di rispondere ai desideri dei giovani d'oggi. »

 Mia Martini vive a Roma coi genitori ma sta cercando casa:
« Un appartamentino per me e per il mio cane: sento il bisogno di stare sola ».

Tuttavia sola completamente non è:
« Ho un ragazzo che non voglio definire fidanzato, un ragazzo e basta, fuori dal mio giro di lavoro. Fatti miei ».

Su questo punto non transige. tanto più che inorridisce a sentir parlare di matrimonio. E' del tutto diversa da Mimì Bertè, non soltanto come cantante.
«Cinque anni fa - dice - mi guardai nello specchio e mi chiesi: "A che serve tutto questo?". Così, di punto in bianco, mi levai la maschera e volli essere me stessa. Per quattro anni sono rimasta nell'ombra a cantare jazz, poi il festival d'avanguardia m' ha portato alla ribalta. Non me l'aspettavo proprio. »

I suoi progetti?
 « Non ne ho, almeno di precisi: lavorare, conoscere la gente, il mondo, fare canzoni che riflettono le impressioni che ricevo da queste conoscenze. Il tutto senza una meta precisa: i programmi non servono, le mie iniziative non sono mai andate in porto, quindi meglio non averne. Comunque - riprende sorridendo - niente festival come Sanremo: odio i grandi artifici, mi piacciono le cose spontanee, non sarei capace di scrivere freddamente, a tavolino, una canzone da festival, cioè abbastanza furba da vincere una gara. Né sarei capace di cantarla perché riesco solo a interpretare i pezzi in cui credo. Quante volte vediamo certi divi che cantano storie tristissime con gli occhi ridenti? Evidentemente non sanno neppure quel che stanno dicendo. Preferisco continuare così - conclude, -riuscire sempre a dire quel che mi pare, cantare senza vincoli, incontrare i giovani nelle serate, e avere la loro amicizia. Nient'altro: altrimenti sarei rimasta Mimì Berté »

Servizio di Gigi Speroni - 1972

Il video a colori di "Piccolo uomo" del 1972
http://www.youtube.com/watch?v=W1JtkIWQ8p8

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martedì 2 novembre 2010

I Momenti sì i momenti no di Mia Martini


Milano, febbraio 1974
Cambierà genere di canzoni e farà del teatro leggero; ecco la nuova Mia Martini che ha deciso di trasformare completamente il suo personaggio. Tutto però è legato allo spettacolo col quale debutterà sulle scene a fianco di Lucio Dalla, e al suo quarto LP la cui uscita è ormai prossima, Mia, insomma, vuole rinnovarsi, anche se probabilmente la vedremo ancora ves-ita dei suoi preziosi stracci, con le sue catene, i ciondolini, le spille della nonna, le collane di cristalli colorati.

A proposito del 33 giri, Mia dichiara
:
«Sarà completamente diverso dai precedenti che ho inciso; molto ritmo, molto divertimento, Canterò tra l'altro una canzone greca e una di protesta: "Ruba", scritta da Antonello Venditti. E in ogni mia canzone ci sarà un sottofondo più o meno accentuato di musica brasiliana».

Per quanto riguarda il Festival di Sanremo, Mia non ha alcuna intenzione di parteciparvi, «Non l'ho fatto finora», dice, «e non vedo perché dovrei farlo adesso, io credo in due sole manifestazioni canore: il Festivalbar e la Gondola d'oro di Venezia. E poi devo cominciare a prepararmi per lo spettacolo teatrale con Lucio Dalla. Come attrice non avrò un ruolo troppo difficile, perché io sono completamente digiuna di teatro e preferisco procedere per gradi. Diciamo che questo spettacolo sarà per me una specie di tirocinio, di prova generale al termine della quale il pubblico deciderà se la mia strada è quella o se fuori dal mondo della canzone non valgo proprio nulla»

È difficile spiegare come mai Mia abbia deciso di fare del teatro. Ma è facile capire, invece, parlando con lei, che non è l’ambizione a spingerla, nè il desiderio di imitare le varie Vanoni, Milva, Zanicchi o addirittura sua sorella Loredana Berté, ormai affermata sulle scene. Piuttosto è un bisogno prepotente di trovare nuovi mezzi di espressione. La sua sensibilità e la sua ricchezza spirituale si notano chiaramente nel modo con cui ci parla del suoi momenti si e momenti no.

QUANDO SONO TRISTE
Mi accade raramente di essere veramente triste, mentre sono quasi sempre malinconica: è nel mio carattere; anzi la malinconia è la mia linfa vitale. Così capita per il contrario: difficilmente sono veramente felice, ma, allegra si, sempre pronta a vivere i momenti più belli della vita.

QUANDO MI SVEGLIO
E’ un dramma l’idea di alzarmi. No, è una tragedia. insomma è una cosa bruttissima che cerco di rimandare con le scuse più puerili che mi vengono in testa, magari dicendo che non ce la faccio, perché ho una gamba rotta o la febbre a quaranta. Quando invece vado a dormire, ho due stati d’animo diversi: o sogno il letto da ore, e allora mi addormento subito profondamente: o non ho sonno, e allora faccio le cose più impensate per tirar mattina.

QUANDO LAVORO
Lavoro. e basta, guai a chi mi disturba. Sul lavoro mi considero una tedesca: metodica, intransigente, non penso ad altro perché escludo dalla mia mente ogni altra cosa.

QUANDO LITIGO
E’ molto difficile che mi capiti di litigare e comunque mai sul lavoro. Al più qualche battibecco, perché il mio carattere calmo, non permaloso, mi impedisce di avere reazioni spropositate. Ma è anche vero che qualche volta sbotto in questo caso, però, si può star sicuri che mi hanno rotto le scatole almeno per un anno di seguito.

QUANDO SBAGLIO
Mi capita spesso purtroppo. Ma non me la prendo perché considero l’errore un'esperienza utile in ogni caso. E poi i casi son due: o sbaglio d’impulso, perché prendo decisioni avventate che poi mi seccano terribilmente; o sbaglio dopo aver riflettuto a lungo e considerato tutti i lati di un problema, e allora mi dico che ho fatto il possibile, pazienza...

QUANDO MI FANNO UN COMPLIMENTO
Non mi piacciono, i complimenti. Non mi piacciono perché temo nascano dall'adulazione; oppure perché sono talmente ovvi e allora mi lasciano insensibile, se non addirittura avvilita e irritata.

QUANDO PASSEGGIO TUTTA SOLA
Ora non capita più come una volta. Da piccina, invece, passavo intere giornate da sola sulla spiaggia o in campagna, a correr dietro alle lucertole. No, temo di non aver più la possibilità di fare una cosa così semplice, come passeggiare da sola. E’ una cosa che rimpiango e mi mette addosso una dolce nostalgia.
QUANDO SORRIDO
Sorrido spesso, rido poco. Sorrido quando il pubblico mi apprezza, perché mi sente vicina e io lo sento vicino. Rido al cinema o quando ascolto una barzelletta molto divertente. Ogni tanto, ma poche volte davvero, piango anche. E’ uno sfogo che non ho mai per un motivo preciso, per quanto doloroso sia: piango per tante cose insieme, per la stanchezza unita ad un malumore improvviso e a un pò di nervosismo, ad esempio.

QUANDO MI PRESENTANO DEGLI SCONOSCIUTI
Solitamente provo molto piacere, anche se resto sulle mie e per questo rischio di passare per una che si dà un sacco di arie, una ragazza che si è “montata” per il successo.

QUANDO RIMANGO SOLA CON ME STESSA
E’ la cosa più bella che mi possa capitare durante la giornata perché ho assoluto bisogno di isolarmi nel mio mondo
lasciar galoppare i pensieri a briglia sciolta, rincorrere sogni. fantasie, emozioni. Vivo un’altra vita, insomma, evadendo da un mondo reale che: in un modo o nell’altro, cerca sempre di strumentalizzarmi.

Bruno Donati per Teletutto

domenica 18 luglio 2010

Come in un sogno di venti anni fa. Nel 1989 nasce Chez Mimì per Mia Martini


Messina, 18 luglio 1990
Una data storica ed indimenticabile. Ho la possibilità di entrare nel luogo dove si terrà la 4a tappa del "Nuovo Cantagiro". Chiedo naturalmente di Mia Martini, ma nessuno è in grado di dirmi dove sia. Mi rivolgo al patron della manifestazione Ezio Radaelli: niente da fare, un fans club non è importante a tal punto da potere avere un lasciapassare.
Lo spettacolo inizia: Mia passa proprio vicino alle prime file, accolta da un'ovazione da parte del pubblico presente, mi avvertono ma non faccio in tempo a fermarla.
h 23,45
L'attesa diventa spasmodica, arriva l'esibizione di Mimì che canta, sempre rigorosamente dal vivo, "Domani più su", con la voce al meglio delle sue possibilità. Terminata l'esecuzione del brano, si posiziona dietro il palco, bene in vista.
h 23,50
Non posso starmene con le mani nelle mani, qualcosa devo pure tentare. Cerco, quindi, di 'corrompere' l'addetto al controllo, gli spiego nei minimi dettagli la situazione in cui sono incappato e si mostra cortesemente disponibile a fare vedere una nostra fanzine a Mia.
Dopo qualche minuto ritorna per comunicarmi che posso passare. Mi avvicino emozionatissimo, ci salutiamo per rompere il ghiaccio, iniziamo a parlare. L'atteso incontro diventa finalmente splendida realtà accompagnata dall'autorizzazione ufficiale a 'seguirla' attraverso il nostro club.
Grazie Mimì
Pippo Augliera di Chez Mimì Mia Martini official club

Il video di "Domani più su" dal Nuovo Cantagiro '90
http://www.youtube.com/watch?v=Fx4HXFqTU04&feature=related

sabato 10 luglio 2010

Una serata con Mia Martini


Campi Bisenzio (Firenze) 27 giugno 1989

E' in corso la Festa dell'Unità e stasera ci sarà un evento straordinario: Mia Martini, Mimì per gli amici e fans più affezionati, si esibirà in uno dei suoi primi concerti dopo il trionfale ritorno Sanremese con "Almeno tu nell'universo". Sono visibilmente emozionato e impaziente per l'attesa. Insieme ad amici, che di lei conoscono i brani di Sanremo e qualche vecchio successo, siamo arrivati con circa tre ore di anticipo per accapparrarci i posti in prima fila, ma qualcuno ci ha preceduti: pazienza, va bene anche la seconda fila.

Finalmente il concerto inizia, ed è grande l'emozione di vedere finalmente, per la prima volta, una delle cantanti che più amo: del concerto ricordo sopratutto che ho avuto la pelle d'oca quasi ininterrottamente, specie per alcuni pezzi che amo molto come, tra gli altri, "Per amarti", "Bambolina, bambolina", "Amanti". Mimì canta anche tutto il suo nuovo album "Martini, Mia" (con la curiosa esclusione di "Formalità") e quattro cover: "Come together", "It's money that I love", "La donna cannone" e l'omaggio a Lucio Battisti "Confusione".

Quasi due ore di musica e di grandissima personalità, ma le emozioni non sono finite: devo incontrarla a tutti i costi. I miei amici hanno fretta di tornare a Firenze, ma io non ne voglio sapere, e riesco ad avvicinarmi alla roulotte dove, dalla piccola folla raccolta intorno, intuisco ci debba essere 'qualcuno' importante. Infatti, è la sua, e dopo una mezz'oretta di attesa finalmente ci fanno entrare un paio alla volta. Mimì è placidamente seduta su una poltroncina pieghevole, e ci accoglie con un grande e amichevole sorriso... poi mi guarda ed esclama:

'Tu sei quello che per tutto il concerto mi ha chiesto "Che vuoi che sia se ti ho aspettato tanto"! Amo molto quel pezzo, ma purtroppo non lo abbiamo provato, per questa tournèe. Ti prometto che nella prossima te lo farò'.

Non so se credere alle mie orecchie: mi ha notato tra il pubblico! Le chiedo una dedica sulla coperina del 45 giri di Sanremo che mi sono portato dietro e chiacchieriamo per qualche minuto: con lei c'è la sorella Olivia, che Mimì ci presenta come 'l'ultima Bertè'. Il discorso scivola naturalmente su Loredana:

'Non la sento quasi più, ma sono convinta che ci sarà un giorno in cui chiariremo molte cose, e magari dopo faremo pure un disco insieme!'

Le dico che nel campo della musica leggera per me le più grandi sono sempre state Mia Martini e Mina, ma lei mi ferma:

'Tra me e Mina c'è un abisso, lei è un mostro, mentre io sono solo una cantante'.

Nessuno, naturalmente, dentro la roulotte, è d'accordo con quel solo, ma sono contento di questo sincero slancio di modestia, in un panorama di mediocri cantanti che non si sentono inferiori nè pari a chicchessia.
Ormai il tempo è scaduto: altri, fuori dalla porta, aspettano di entrare, le chiedo un bacio di saluto ed esco. I miei amici, impazienti di tornare, sono già in macchina.

Ciao, Mimì, alla prossima!
Alessandro Mariotti per Chez Mimì

Mia Martini in concerto "Amanti" e "Per amarti" 1989
http://www.youtube.com/watch?v=ynKtAFP1smw

domenica 20 giugno 2010

Una Rapsodia con Mia Martini. Intervista a Marco Falagiani







Ho la possibilità di incontrare Marco Falagiani a Firenze, a casa del maestro Giancarlo Bigazzi e Gianna. Si mostra disponibile a raccontare aneddoti e curiosità su Mia Martini, legati al periodo della collaborazione che ha regalato grandi soddisfazioni artistiche e rapporti d'amicizia sinceri.


Hai arrangiato ben 4 brani dell'album "Lacrime". Ci hai impiegato molto tempo?
Non mi ricordo di preciso. I tempi di preparazione, comunque, non sono stati molto lunghi. Quando siamo andati in studio, avevamo già le idee chiare. A parte "Uomini farfalla", gli altri brani "Versilia", "Lacrime" e "Gli uomini non cambiano" erano messi a punto, avevamo già fatto un lavoro di preproduzione. In studio non si fa altro che mettere in bella copia quello che si è fatto prima, non si va a cercare soluzioni alternative o particolari.

Deve essere stata una emozione particolare sentire Mimì dal vivo...
Beh, sì, io ho avuto l'onore di lavoarare con grandi artisti di cui non voglio fare i nomi per evitare di fare paragoni, ma lei era assolutamente speciale, non c'era niente da fare. Per un autore è fondamentale trovare una cantante che fa sua la canzone e la moltiplica.

Come è nato l'arrangiamento di "Uomini Farfalla"?
C'è una storia molto bella dietro. Una sera, mentre ero a Milano in studio a registrare "Gli uomini non cambiano", Mimì mi dice: 'guarda ho una canzone molto bella alla quale tengo particolarmente, è un provino di qualche anno fa, ho provato a registrarla parecchie volte, ma non sono rimasta convinta. Penso che ci voglia una dimensione differente per questo pezzo a cui tengo molto, specialmente per il testo. Li per lì, non sapevo che rispondere, perchè mi sembrava professionalmente okay e l'arrangiamento non si giudica mai, poi ognuno può avere la propria opinione dettata dalla sensibilità e gusto personale. Io avrei dovuto rivedere totalmente questo concetto, sconvolgere il modo con cui era stato realizzato il pezzo. Mi è venuta un'idea, visto che la mattina dopo avevo un turno di archi sinfonici per "Gli uomini non cambiano", mi sono detto: 'se io provassi a fare una cosa più eterea, più larga, meno a tempo, con gli archi solamente e il pianoforte, creare una atmosfera forse di altri tempi, ma forse più rappresentativa di quella che Mimì desiderava dare alla canzone'. Mi sono chiuso, quella notte, con il mio assistente e mi sono messo a studiare questo arrangiamento per archi con tutte le partiture. Abbiamo terminato la mattina, proprio quando stavano facendo il loro ingresso in sala i musicisti. Dopo qualche ora, è arrivata Mia, le ho fatto sentire che cosa avevo relizzato e devo dire che mi ha corso incontro, mi ha abbracciato. Per me "Uomini farfalla" è uno dei pezzi più belli di "Lacrime", soprattutto per il testo, lei poi aveva questo straordinario potere di cantare, senza che sia necessario intervenire con varie apparecchiature. Mi ricordo che Mimì arrivava, cantava una o al massimo due volte e l'incisione era già finita, bellissima e perfetta. Lei aveva una grande emotività e un grande spirito, era una donna che sapeva tirare fuori tutta la sua problematica, nel suo cantare c'è tutta la sua vita.

Dobbiamo quindi a te il merito se "Uomini farfalla", rimasta nel cassetto per tanti anni, sia stata pubblicata. Sembra che Mimì fosse orientata a portarla a Sanremo.
Si, ma successivamente si innamorò ciecamente de "Gli uomini non cambiano", lei, comunque, rimase soddisfatta di quanto avessi fatto, è nata così una grande stima e un rapporto professionale molto bello. Abbiamo fatto l'Eurofestival e precedentemente ha voluto che io riarrangiassi tutto il suo concerto "Per aspera ad astra".

Quale è stato il motivo per cui tu hai dovuto intervenire su alcune partiture dei brani presenti nella scaletta?
E' abbastanza semplice, il progetto era già stato fatto, nel senso che era già stato inciso su un nastro per fare questo video. Lei non era soddisfatta perchè da perfezionista voleva sempre di più, mirava ad un livello alto. Sulla scia della stima nei mie confronti, mi chiese di rivedere il lavoro, mi sono chiuso per qualche giorno in studio e ho concepito, tra tanti aneddoti e soluzioni come quella di suonare il pianoforte togliendo la sua voce. Il risultato è stato buono, nonostante la difficoltà di intervenire su un qualcosa di esistente per migliorarlo, visto che ognuno ha la propria impronta, in modo particolare nella musica dove le cose vengono dall'anima, dal cuore, dall' istinto, dalle intenzioni che uno ha. Mimì espresse il suo desiderio che io arrangiassi l'intero concerto, convocai il gruppo per le prove, prima del debutto e durante, diventai il responsabile musicale della sua attività in quel momento. Ho modificato tanti arrangiamenti, lavorando sui masters, è stato un periodo intenso, contrassegnato da fermenti e da grande affetto.

Dell'esperienza all'Eurofestival 1992 cosa ricordi?
Secondo me, avrebbe dovuto vincere, dal punto di vista più stretto del cantare e con quella canzone era impressionante. Dall'organizzazione era considerata la numero uno, dal punto di vista artistico, poi arrivò quarta, mi ricordo tutta l'attenzione per lei, grande stima, tanti complimenti.


Forse era conosciuta come la sorella di Loredana Bertè, allora moglie di Borg...
L'hanno identificata inizialmente con quello, ma quando l'hanno sentita cantare si sono resi conto che non scherzava per niente, che era fortissima. Dopo, c'è stato un grande riconoscimento per lei, per la canzone, per tutto. Essere la cognata di Borg era un biglietto di presentazione, ma alle prove si resero subito conto di chi fosse. E' stata una bella esperienza passare qualche giorno con lei, vivere l'emozione di questa esibizione live con una grande orchestra, senza suoni programmati.

Perchè l'esibizione dal vivo all'Eurofestival è più rallentata rispetto a quella del disco?
Per una ragione molto semplice: dal vivo c'è un pathos, una emotività che tu trasmetti in quel preciso momento, proprio perchè non c'era un computer o un'elettronica che stabilisse la velocità di quel pezzo. Io partivo con l'indicazione di un metronomo luminoso che io avevo, poi durante l'esecuzione, seguendo il suo canto, la velocità si instaura nella performance live, non puoi essere ligio a quella del disco. E' venuta forse una versione più lenta ma assolutamente di grande impatto e di forte emozione, nei dischi bisogna fare attenzione ad altri fattori, oggi, come nel '92, si può intervenire sulla voce, non bisogna abusare di questi accorgimenti perchè automatizzano, tra poco sarà possibile cantare come Ray Charles...

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La verità è una sola: chi canta benissimo, prima o poi, viene fuori e Mimì era veramente un'outsider, una che aveva una marcia in più rispetto a tutti, forse perchè veniva dalla sua anima, dal suo modo di essere, da quello che lei aveva passato nella sua vita, le sue vicissitudini che avevano lasciato dei segni in lei come donna. E lo dice uno come me che, a livello lavorativo, preferisce le voci maschili, devo dire che come lei non c'è nessuno, ti dà quel qualcosa in più che nella musica non si spiega, la ascolti con i brividi sulla schiena.


Pippo Augliera
Intervista inserita nel libro La voce dentro