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lunedì 13 dicembre 2010

Così "fan" tutti? Mia Martini parla dei suoi fans


Intervista realizzata da Radio Luna Network a Sanremo 1992 in cui Mia Martini si esprime così nei confronti dei fans:

° Mia il tuo rapporto con i fans?
*Il mio rapporto con i fans, diciamo, è tempestoso(ride)… Cerco di scuoterli dal loro torpore. Si innamorano di una foto e io sono convinta al contrario che una immagine ti condiziona, ti limita. Io guardo avanti, miro all’evoluzione. Loro vorrebbero sentirmi cantare ancora, all’infinito, vecchi pezzi ormai abbandonati…

 
°Come mai? Io so che appunto c’è un Mia Martini fans club ufficiale a Messina condotto da Pippo Augliera, con il quale tra l’altro ti sei sentita alcune volta, e so che loro avevano cercato, fatto di tutto per venire qui, però è stato detto da te che, durante la partecipazione al Festival di Sanremo, non ricevi amici…
*Infatti, la stessa cosa l’ho detta a mio padre, a zia Sarina, ai miei amici, a tutti quelli che, pensando di aiutarmi, nella realtà mi stavano caricando di un bagaglio veramente faticoso. Tu sei in una radio libera e, hai visto, non so da quante ore stai aspettando per avere un colloquio con me. Non è che io sia una star, è che non c’è proprio il tempo necessario…hai visto mi sono bevuta il caffè rilasciando tre interviste, per cui se fossero stati qui tutti quanti, i fans etc.,praticamente potevo risparmiarmi di partecipare a Sanremo perché non avrei potuto occuparmi di quello che in questo mi interessa, per cui ho chiarito a Pippo Augliera, che ormai mi conosce, che non deve caricarmi di cose che io non ho richiesto. Quando io dico “gli uomini non cambiano e ti danno tutto quello che non vuoi”, cioè io sono pazza di gioia che i sei un mio fan, ma questo bagaglio è tuo, il fatto che tu sia un mio fan non vuol dire che io debba risolvere i tuoi problemi. Vorrei anche dire un’altra cosa, io sono sempre in polemica con i miei fans, che, intanto, non sono la poltrona dello psicoanalista, perché mi scambiano per lo psicanalista - non si capisce perché – si innamorano, si emozionano, con le mie canzoni piangono e poi pretendono di farmi stare al telefono per delle giornate intere, per fargli capire quali sono i problemi della loro vita. Io sono una cantante. Secondo: loro mi amano talmente tanto che pensano sia proprio umiliante per loro andare a comprare un mio disco e addirittura pretendono che sia io a regalarglielo, hai capito? Il fatto di comprarmi, di pagarmi in un negozio, gli sembra di violarmi in qualche modo…Amore, fare i dischi lo avete visto quanto mi è costato, perché per fare i miei dischi senza vendermi, ho pagato in lacrime e sangue tutta la vita, adesso pretendete pure che ci aggiungo del mio. La mia casa discografica non me li regala i dischi, chiariamo una cosa : una cantante non ha bagagli di dischi nella macchina da regalare a chiunque incontro nella vita e, se veramente mi vuoi bene, non ti far pagare come una ‘mignotta’, compramelo ‘sto disco, okay!?.
Intervista di Marcello Accorsi realizzata a Sanremo ’92 e concessa a ‘Chez Mimì’

Nella foto Mia Martini è con Sergio Margherito

mercoledì 8 dicembre 2010

Una collega per amica: Dori Ghezzi per Mia Martini






La incontriamo a Napoli, dolcissima e disponibile al dialogo. E’ una grande emozione avere di fronte una tra le amiche più care di Mimì. E finalmente possiamo ringraziarla per il suo determinante apporto nel far intitolare il Premio della Critica di Sanremo a Mia Martini.

Dori, il suo primo incontro con Mimì risale al 1989, all’epoca del Festival di Sanremo e di Sanremo in the world?
Quello è stato l’incontro che ci ha fatto diventare amiche risale , ce ne sono stati altri avvenuti prima di allora ma molto ‘furtivi’, io la ricordo addirittura agli inizi quando incominciò ad incidere per la Durium (1966 n.d.r.) che è stata la mia prima etichetta discografica. L’ho incontrata per la prima volta in uno studio, un ufficio dove c’erano un pianoforte e lei, che era seduta intenta a suonare e a cantare, era una ragazzina appena diciannovenne.

Qualche anno dopo Mimì venne condotta in carcere a Tempi Pausania…
Sì, Tempio Pausania… in un certo qual modo, le nostre strade, anche se in epoche e circostanze diverse, si sono incrociate, perché ci siamo ritrovate a vivere le nostre esperienze in questa località della Sardegna. Mi hanno raccontato che Mimì in carcere cantava e la gente si radunava fuori la sua cella per ascoltarla. La sua voce era magica già allora.



In una serata di Sanremo in the world  Mimì ed Enzo Jannacci hanno cantato Vincenzina e la fabbrica, nel video c’erano anche Gigliola Cinquetti e Paola Turci.
In quel tour ci siamo divertite tantissimo e ho avuto anche la possibilità di assistere a questo bellissimo duetto con una Mimì che ha toccato una delle punte più alte delle sue grandi doti interpretative.

Ci consenta di passare ad aneddoti legati alla vostra vita privata. Chi era Mimì? Veniva spesso a trovare lei e Fabrizio all’Agnata?
Più che in Sardegna ci vedevamo con frequenza nella nostra casa di Milano. Conservo dei bellissimi ricordi di quei momenti trascorsi insieme, come quando Fabrizio, Ivano (Fossati, n.d.r.) ed io siamo andati a farle visita nello studio di registrazione, all’epoca dell’incisione dei brani di quello che poi è stato il suo ultimo capolavoro La musica che mi gira intorno. In quell’occasione, Mimì non si aspettava che insieme a noi ci fosse anche Ivano, non glielo avevamo detto perché volevamo farle una sorpresa, dal momento che non si vedevano da molti anni. Abbiamo ascoltato tutto il pomeriggio le sue incisioni, ricordo che restammo profondamente affascinati dal suo particolare modo di ridare forma a delle vere e proprie perle della canzone d’autore. Fabrizio e io ci siamo commossi ascoltando la sua versione di Hotel Supramonte e Ivano le ha detto che era la più grande interprete italiana e che con la sua voce era capace di dipingere dei veri e propri quadri. La stessa sera ci siamo trasferiti a Bologna e con Beppe Grillo, Stefano Benni e l’arrangiatore di Mimì Fio Zanotti abbiamo cenato tutti insieme, trascorrendo dei bellissimi momenti. Eh si! Mimì quella sera era proprio raggiante.

Dopo questo incontro, Fabrizio e Ivano, che stavano lavorando a quattro mani per quel capolavoro che è Anime salve, si erano ripromessi di scrivere per Mimì e lei stessa voleva realizzare una tournèe teatrale dedicando un tempo del suo spettacolo a De Andrè e Fossati; ma purtroppo non c’è stato il tempo…
Sì è vero, Fabrizio e Ivano avevano espresso la loro intenzione di comporre per lei. Peccato, perché Mimì, con la voce splendida e straordinaria che si ritrovava, poteva permettersi grandi cose. Ciò che mi amareggia di più è che, se è vero che gli italiani hanno perso una grande voce, io ho perso una grande amica. Mi manca molto Mimì, mi manca la sua fragorosa risata.


Intervista di Ciro Castaldo per Chez Mimì pubblicata sul numero 31 della fanzine e inserita nel libro La voce dentro

giovedì 2 dicembre 2010

Se mi sfiori. Mango racconta Mia Martini




L’incontro con Mango avviene a Somma Vesuviana (NA), durante le prove di un concerto tenuto in piazza. Promotore è il fratello Armando, suo produttore artistico e consigliere sin dagli esordi, fino a qualche anno fa. Pino appare disponibile e cordiale: inizia così una piacevole chiacchierata.
D. Qual è la tua opinione su Mia Martini?
M. Mimì è stata una mia carissima amica. Artisticamente, ho iniziato con lei e con un’altra grande della musica leggera: Patty Pravo. Entrambe hanno inciso alcuni brani, prima che venisse pubblicato il mio album d’esordio. Mimì ha interpretato Se mi sfiori con gusto e sensibilità e con lei c’è stato un coinvolgimento globale.
 
D. Come è nata questa collaborazione, risalente ai tempi di Che vuoi che sia…se t’ho aspettato tanto?
M. Io e mio fratello Armando eravamo alle prime armi e stavamo realizzando dei provini per un probabile album. Mimì e Nicoletta, che si trovavano in sala, ebbero modo di ascoltare e rimasero colpite da alcuni brani e ce li ‘rubarono’, in senso buono, per carità.

D. Sono state queste le tue prime composizioni?
M. Esatto, e risalgono ad un periodo precedente al mio primo album ufficiale La mia ragazza è un gran caldo.
 
D. Successivamente vi siete incontrati? E vi sono state altre proposte di collaborazione?
M. No, purtroppo no, ci siamo incrociati più volte in occasione di varie manifestazioni, siamo stati anche piacevolmente insieme a Sanremo in the world nel 1990, ma non so spiegare per quale motivo non si è creata l’occasione di lavorare con lei, cosa che invece è accaduto, sia pur brevemente, con la sorella.

D. Cosa ti ha spinto a riproporre in alcuni concerti Se mi sfiori?
M. Nei concerti di piazza non la canto, ma solo in teatro dove l’atmosfera è più adatta, per cui diventa uno dei momenti più suggestivi e coinvolgenti. Mi è sembrato bello inserirlo nella scaletta, senza riferimenti particolari alla scomparsa di Mimì, perché sarebbe di cattivo gusto speculare su certe cose. Secondo me, l’omaggio è più bello e sentito se te lo tieni dentro, come ho fatto anche con il brano Primavera.

D. Cosa pensi di queste manifestazioni dedicate a questa grande artista?
M. Io non sono contrario a queste manifestazioni e nemmeno ad una mia eventuale partecipazione. L’importante è che i promotori di tali iniziative siano delle persone serie e che tutto si svolga alla luce del sole.

D. Da tempo si pensa di realizzare un disco tributo. Qual è la tua idea, a tal proposito?
M. Sono a completa disposizione, ma se gli altri non danno l’adesione, certamente non posso farlo da solo. Ho l’impressione che a parole si dicano troppi sì e, quando si tratta di concretizzare, tutti si defilano. Non ho nessun problema ad aderire ed entrare in uno studio di registrazione ed interpretare un brano in omaggio a Mimì. A mio parere, fare un disco tributo, attingendo ad incisioni già esistenti è di cattivo gusto, mi piacerebbe che fossero nuove registrazioni.
 
Intervista realizzata da Ciro Castaldo per Chez Mimì e pubblicata sulla fanzine n°26

l video di "Se mi sfiori"
http://www.youtube.com/watch?v=2o-YY6YiEgA

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mercoledì 1 dicembre 2010

In viaggio con Mimì. Mia Martini intervistata su Ciao 2001


Pubblichiamo una intervista del 1984 fatta a Mia Martini da Piergiuseppe Caporale, apparsa su Ciao 2001, in occasione dell’uscita dell’album “Miei compagni di viaggio”. Anche se sono trascorsi  30 anni risulta ancora attuale…

In un paese così povero (almeno apparentemente) come il nostro, di personaggi musicali femminili, in genere utilizzati come sex-simbols o come esecutrici di canzonette per bambini dementi e minorati sessuali, fa sempre piacere ascoltare una di quelle rare eccezioni ì che hanno fatto della propria voce e della personalità, un uso ben maggiore delle colleghe. Stiamo parlando di Mia Martini, per gli amici e vecchi conoscenti Mimì, in questi giorni alla ribalta con un disco live che unisce all’originalità dell’idea un coraggio da leoni. Un coraggio non dell’incosciente che non teme rivali, ma di chi è in grado di trasformare anche il più famoso e collaudato repertorio in una cosa personale, in una zampata di professionismo unito alla passione.

“Miei compagni di viaggio”, l’ellepì in questione, vede quattordici vere e proprie pietre miliari della canzone (in parte) d’autore, spaziando da un capo all’altro dell’Atlantico, fra Brasile (Chico e Vinicius), Stati Uniti (Joni Mitchell, Randy Newman, Jimi Hendrix), Canada (Leonard Cohen), Inghilterra (Kate Bush, John Lennon), Spagna (Juan Manuel Serrat) e, naturalmente, Italia (De Gregori, De Andrè, Tenco). Da “Alice” a “Valsinha” passando per “Suzanne”, “Big yellow taxi”, “Little wing”, “Imagine”…Il tutto riconfezionato, trasformato, personalizzato non soltanto dall’interpretazione di Mimì ma anche da un’accolita vera e propria di musicisti di primissimo piano: basta citare un batterista come Giulio Capozzo, un bassista come Ares Tavolazzi, un chitarrista come Giorgio Cocilovo, un sax come Claudio Pascoli, un violino come Carlo Siliotto, un tastierista come Mark Harris (gli ultimi due coinvolti anche come arrangiatori e produttori artistici)…Ci scusino quelli che abbiamo tralasciato ma gli ospiti di questo disco sono veramente tanti. Il tutto, poi, condito dall’atmosfera del concerto dal vivo, effettuato nello storico Ciak milanese con un pubblico di amici, colleghi e…compagni di viaggio. Non vogliamo dilungarci troppo sull’analisi del disco. Trascriviamo invece parte di una lunghissima chiacchierata che non ha solamente il disco in oggetto fra gli argomenti.

TENCO E’ IL PADRE

° A parte le comprensibili ( e già note) passioni per gli autori brasiliani, come mai questa varietà di autori, tra l’altro differenti fra loro? A partire da “Wuthering Heights” di Kate Bush…
° Beh, di John Lennon, ad esempio, avevo già fatto qualcosa…per quanto riguarda Kate Bush (e, in parte anche per gli altri), la scelta è stata fatta più per il personaggi che per il pezzo vero e proprio. Kate Bush è nella mia valigia insieme ad altri, di lei leggo tutte le interviste, mi tengo le sue foto…è una che amo, insomma. Certo non è da tanto tempo dentro di me come Vinicius, come Cohen, ecc. anche se, comunque, la colloco fra i grandi, fra quelli che mi hanno dato in ogni caso qualcosa.

° A parte forse Jimi Hendrix, in ogni caso la scelta privilegia la canzone d’autore…
° Senz’altro: devo dire che sono le uniche cose che veramente mi colpiscono e poi, magari, mi rimangono dentro per tanto tempo. Ce ne sono tanti che mancano…avrei dovuto fare una raccolta di ventotto volumi per metterceli tutti (o quasi).

° Dovresti quindi essere d’accordo sul fatto che proprio nei momenti in cui più sembra che l’evasione a tutti i costi stia imperando, tornano alla ribalta, prepotentemente, solo le cose legate all’intelligenza ed alla sensibilità?
° Sono sempre convinta di ciò. E il momento attuale ce lo sta confermando: proprio quando sembrava che la parola cantautore ormai appartenesse ad un passato lontano, sono tornati al successo quegli autori che si pensava fossero sull’orlo dell’obsolescenza (tanto per fare un esempio, Guccini, De Gregori…)

° “Il pescatore” e “Alice”, in pratica la seconda e la terza rivoluzione della canzone d’autore…
°….anche se il primo rimarrà sempre, per me, Luigi Tenco. Questo lo dichiara anche De Andrè…In ogni caso è stato il precursore di tutto, è veramente il papà dei cantautori: allora era talmente all’avanguardia che nessuno l’ha mai capito. Ogni volta che ci penso mi rompe veramente i…. il fatto che sia morto. Dopo Tenco, Fabrizio De Andrè rimane per me un altro dei grandissimi.

° A proposito di De Andrè, l’arrangiamento nuovo de “Il pescatore”, mi ha lasciato senza fiato (e non in senso positivo)…
° Beh, in effetti l’abbiamo un po’ dissacrato. E’ stata un’idea mia, praticamente rubata a Randy Newman: in “Born again”, il penultimo album, c’è una canzone, “They just got married”, in cui lui racconta la storia di due suoi amici che si sono sposati, hanno avuto un bambino, poi lei, alla seconda gravidanza è morta e lui si è sposato di nuovo con una ragazza molto stupida che però aveva un sacco di soldi, ecc…Bene, Newman, in questa canzone dal teso tremendo, drammatico, ha ficcato un arrangiamento tutto jazz, swing: insomma dice delle cose terribili tutte swingate, sincopate… Allora ho pensato a questa soluzione per “Il pescatore” che è, sostanzialmente una ballata, argomento che non mi si confà. E, in ogni caso, in tutti i brani scelti per questo disco, sono molto più importanti i testi che le musiche…

CRISI &  DONNE

° Saltando di palo in frasca, di questi tempi si parla molto della crisi del disco, attribuendole molteplici e svariate causali. Non ti sembra, comunque, basilare che la prima motivazione sia da ricercare nella media molto bassa del prodotto artistico attuale?

° E’ in gran parte vero: alla base c’è sicuramente la carenza del prodotto. Bada bene, però! Non è che manchino gli artisti, manca proprio il prodotto. La crisi è, poi, anche di uomini, e riguarda proprio i discografici, o i cosiddetti addetti ai lavori in genere: stanno facendo tutti una gran confusione. Ma mentre nel settore giornalistico, ad esempio, assistiamo ad una progressiva specializzazione ed alla sparizione delle perle di una volta, gli unici che sono rimasti sempre ignoranti come prima sono, paradossalmente, proprio i discografici. Non ho mai capito perché…non ho mai nemmeno capito da dove arrivino i discografici, se c’è una scuola, se c’è qualcuno che insegna loro cos’è il mercato, qual è la scuola della pubblicità, se c’è una psicologia del prodotto oppure no…loro buttano tutto negli stessi canali, inzeppano tutto nello stesso posto. E oggi non è più valido: ce lo insegna la pubblicità differenziata di cui si rende conto, oramai, anche il pubblico stesso che, fin dalle prime battute di uno spot, ad esempio, sa già di che si tratti. Insomma lo capiscono tutti…meno i discografici che continuano a fare delle confusioni tremende: le compilations dovrebbero, già da sole, essere indicative.
Io oggi ho la fortuna di stare in una casa discografica piccola e di avere come capo uno di quei pochi sensibili ed intelligenti: senza di lui questo disco non avrebbe potuto essere realizzato mai. E già così è stato difficilissimo…Penso che, ammenochè l’artista non sia uno di quelli da 200.000 copie a scatola chiusa, deve scendere a troppi compromessi per fare le sue cose: ed è per questo che i prodotti che attualmente escono sul mercato non sono buoni. Ripeto che non dipende dagli artisti.


° Ma, secondo te, è legato sempre a questo discorso il fatto che non esca un nuovo artista al femminile, neanche a cercarlo con il lanternino?
° In gran parte si. Torniamo alla media dei discografici: a parte qualche illuminato, quando prendono in considerazione una donna, cominciano dall’estetica. Se è bella si comincia col look (maledetto termine!) ed allora ecco le donne della disco-music, ad esempio, con tutte le varietà possibili di body, lamè eccetera. Non parliamo poi se l’artista è brutta: può essere brava finché ti pare…come minimo non fa cose (secondo loro) commerciali. Va da sé che quelle che vengono fuori, a parte rare eccezioni (Alice, Teresa De Sio…) sono delle semplici proposte commerciali dell’industria. Non parliamo poi dell’autrice: secondo loro soltanto gli uomini possono scrivere delle cose intelligenti. Insomma se hai le gambe storte, o un porretto sul mento, o sei strabica, puoi anche scrivere un poema che tanto nessuno ti si fila!

Autore: Piergiuseppe Caporale per Ciao 2001 1984

Il video di "Cime tempestose" da "Miei compagni di viaggio"

martedì 30 novembre 2010

Platinette intervista Mia Martini a Radio Bologna 101


Un altro atlantico - RADIO BOLOGNA 101 APRILE 1990

D- Allora Mimì le partenze e gli arrivi.
M- Le partenze e gli arrivi e già....

D- Ce ne sono tanti nella tua vita.
M- E sì, la vita è fatta di arrivi e partenze: d’altra parte se uno non arriva non può partire e se non parte non arriverà mai (risata).
D- Bello, bello
M- Come lo vedi?

D- Bello, bello filosofico.
M- Filosofico, profondo.(ride)

D- Allora io non vorrei toglierti il sorriso dalle labbra.
M- Per carità.

D- Ci sono state delle partenze bellissime e degli arrivi un po’ malinconici nella tua vita, forse non tutto ha girato, come peraltro nella vita di tutti noi, sempre bene. E ci sono, vorrei sapere, forse dentro di te dei rimpianti o dei rimorsi per quello che poteva essere e non è stato?
M- No, no, un rimpianto uno solo c’è e ci sarà sempre, ed è quello del tempo che è passato purtroppo.(ride)

D- Su quello non si può fare nulla.
M- E lo so,ma è il mio unico rimpianto: è talmente bello vivere.

D- Senti, tu un giorno parlando mi hai detto: purtroppo io non ho figli.
M- Purtroppo sì, è il mio grande rammarico.

D- E non ci possiamo mettere una pezza?
M- Eh amore, ci ho 43 anni che ci faccio la nonna del mio figlio?

D- Ma, se proprio lo desiderassi.
M- Va beh, ma prima del figlio ci vuole l’uomo, non mi parlare di provette, cose, non se ne parla di bambini,o anche adottare dei bambini, ma non esiste quando non c’è un nucleo familiare. Io credo, e sono convinta fermamente, che un bambino abbia bisogno del padre e della madre, ci vogliono tutte e due e quindi prima bisogna trovare un padre e ti sembra così facile?(risata)
D- Adesso che ti sei sposata veramente col pubblico, figuriamoci quando....
M- Quanti.(risata)

D- Allora, facciamo a proposito di quest’oggi, un figlio c’è: questo disco almeno insomma.
M- Va beh, io oggi vorrei salutare con un brano che si intitola “Un altro atlantico” che si ricollega a questi nostri arrivi e partenze, un altro atlantico, chissà forse c’è, forse esiste: il mare questa cosa meravigliosa, questo pianeta splendido, che è la fonte della nostra vita. "Un altro atlantico" di Maurizio Fabrizio e Maurizio Piccoli.
D- Gli amici sono tanti, noi abbiamo affiancato una grande interprete per questa settimana e l’abbiamo fatto con grande emozione e un po’ tenendola sotto, ma è, insomma, un po’ difficile non farla trapelare.
Vorrei chiederti se questa idea del ’90, questa apertura, questa voglia di 2000 che è un po’ in tutti, ti ha contagiata, queste aperture che ci sono state anche sul fronte del sociale, della politica, di tutto quello che è successo, in qualche modo galvanizzano un’artista gli danno più sprint, più energia.
M- Certo, certo c’è molta più possibilità di più incontri, e ancora più affascinanti, il pianeta finalmente si restringe, cioè si tolgono queste frontiere che sono così noiose, inutili, perché bisogna dividersi. Gli uomini non devono avere delle frontiere, come non devono avere delle frontiere la musica, l’arte, l’amore, il lavoro.

D-

D- La battuta finale la vogliamo e la andiamo a pescare sul fronte del successo che è tornato così prepotente e così forte, e così in qualche modo anche tiranno, ma c’è ancora qualche cosa che ancora non è arrivato e che desidereresti in fondo, qualcosa che credi di meritare, ma non è ancora arrivato?
M- Sì un padre per mio figlio(risata).
D- Ah, ma allora diventa un appello, abbiamo girato le carte in tavola.
M- E sì, mi piacerebbe tanto l’amore, però non so se sono sincera in questo momento che lo sto dicendo, perché effettivamente di amore ne ho tanto....
Va bene
M- Va bene

Radio Bologna Aprile 1990. Testo trascritto da Mila Giordani

Per leggere l'altra intervista di Platinette/Mauro Coruzzi a Mia Martini clicca qui:
http://questimieipensieri.blogspot.com/2010/12/ancora-platinette-alias-mauro-coruzzi.html

Ecco un altro articolo di Platinette su Mia Martini
http://questimieipensieri.blogspot.com/2009/03/piena-di-energia-ma-cosi-triste-e-sola.html

Il video di Un altro atlantico Nuovo Cantagiro '90
http://www.youtube.com/watch?v=G6nZPklBjlU

sabato 27 novembre 2010

Mia Martini era proprio una bella persona: Intervista ad Enrico Ruggeri





Il club Chez Mimì ha la possibilità di incontrare Enrico Ruggeri in un pub, dopo un suo concerto. Con grande disponibilità, si ferma affabilmente a chiacchierare di una sua cara compagna di viaggio....

D - E' vero che il brano Fango e stelle è nato pensando a Mia Martini?
Ruggeri: Sì, Fango e stelle è dedicata a tutte quelle persone che potevano essere valutate meglio nella loro vita e alle piccole e grandi ingiustizie che hanno dovuto subire. Questo brano è un mio personale omaggio a MIMI': una grande artista e professionista, trasparente nelle sue cose, una donna vera. Oggi, purtroppo, nel nostro ambiente ci sono artisti che sembrano dei maxi impiegati della musica.
D - In che periodo vi siete conosciuti e come è nata la vostra collaborazione?
Ruggeri: Io e Mimì ci siamo frequentati molto, soprattutto nei primi anni ’80. La nostra è stata una amicizia vera, non avevamo un secondo fine. Capita raramente nel nostro ambiente che ci siano rapporti sinceri, c'è chi va a cena per avere la possibilità di scrivere un pezzo da fare incidere, o viceversa con la speranza di farsi comporre qualcosa da cantare. In quel periodo mi incontravo spesso con lei e con Ivano Fossati, anche perchè eravamo vicini di casa. Dal punto di vista artistico, avevo inciso Polvere e iniziato una collaborazione con sua sorella Loredana, ho scritto per lei Il mare d'inverno, Non finirà che sono stati inseriti negli album Jazz del 1983 e Savoir fair del 1984. Essendo così impegnato, è chiaro che a me e Mimì non è venuto in mente di lavorare insieme. Voglio rivelare che Non finirà piaceva tanto a Ivano, a tal punto che voleva farla interpretare a Mimì, ma non è stato possibile perché lei aveva già preso la decisione di eclissarsi. La collaborazione con lei è nata molti anni dopo, grazie anche ad un nostro amico in comune che è Dodi Battaglia dei Pooh, abbiamo scritto insieme Domani più sù. Mimì si è interessata molto alla fase di realizzazione di questo pezzo, ci ha dato, infatti, delle indicazioni molto utili, si è creata una bellissima intesa.
Non c’è stato un seguito, perché nel nostro ambiente succede spesso di perdersi di vista, anche se ci si scambia la promessa di tornare a fare qualche altra cosa insieme, non abbiamo avuto purtroppo il tempo.
D - Tu hai vinto il Festival di Sanremo con Mistero nel 1983, Mimì ha partecipato alla gara canora nello stesso anno con il brano Stiamo come stiamo in coppia con sua sorella Loredana. Che ricordi hai di quall'esperienza?
Ruggeri: Secondo me, la canzone non era una delle più belle del loro repertorio, sia perchè nell'inciso ricordava molto Una notte in Italia di Fossati, sia perché la strofa non era una delle migliori. In occasione del loro riavvicinamento avrebbero fatto meglio aspettare un altro anno, perché sicuramente avrebbero avuto una grande canzone. E’ stato un peccato, perché due persone di così grande temperamento avrebbero potuto dare molto insieme. Mi ricordo una Loredana un po’ agitata…come purtroppo spesso le accade, Mimì ha tentato di tenerla a freno, ma ci è riuscita solo in parte. Mi è rimasto impresso che Loredana si è arrabbiata molto per la mia vittoria, mentre Mimì è venuta a farmi i complimenti ed era molto contenta per me. Sono sicuro che non toglieva niente a lei il fatto che io avessi vinto…Mimì non è mai stata invidiosa dei successi dei colleghi…era proprio una bella persona.
Loredana ha un carattere dificile e allo stesso tempo autolesionista. Si fa del male, infatti, si arrabbia, urla, canta stonata ecc...Mimì, pur avendo un suo carattere particolare, non era una che litigava se le davano il camerino più piccolo, si arrabbiava se non si sentiva bene nelle spie. Lo faceva, dunque, solo per scopi puramente artistici: la grande differenza tra loro due era sostanzialmente questa.

D - Tu hai già manifestato l'intenzione di partecipare ad un disco tributo, dedicato a Mia Martini. Nel caso in cui il progetto dovesse concretizzarsi, ti piacerebbe incidere il brano Domani più su?
Ruggeri: Certamente, perchè no! Avevo già pensato di inciderlo e inserirlo nell'album L'isola dei tesori, poi ho ritenuto che il momento non fosse adato. Non volevo, infatti, passare per quello che 'cavalca' i sentimenti, ma penso che sia opportuno inserirlo come un mio omaggio personale a MIMI'.
Intervista realizzata da Ciro Castaldo e pubblicata integralmente sul numero 28 della fanzine Chez Mimì e parzialmente sul libro La regina senza trono.

Mia Martini Ricordo di Enrico Ruggeri (video Racconti di vita 2000)
http://www.youtube.com/watch?v=Knz4g3fKXBU

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Mia Martini intervistata su Blu: Come in un sogno






Riapparire al festival di Sanremo dopo il lungo silenzio e arrivare alle centomila copie di un disco non era certo prevedibile, eppure Mimì ce l'ha fatta e veleggia allegramente verso un album live e uno di studio. Perchè lei è tornata per restare.


E' tradizione consolidata che dopo un concerto si vada tutti a mangiare: star, musicisti, organizzatori. E' probabilmente il momento migliore per accendere il registratore, perchè in questi momenti non esistono più le formalità e a volte gli imbarazzi di un'intervista, ma soltanto la voglia di chiacchierare. E così tra un piatto e l'altro il personaggio in questione parla di sè, del suo lavoro e di un caro amico che gli siede a fianco. La star della serata è Mia Martini, una delle poche signore della canzone che dopo vent'anni sono ancora lì, sul palco, davanti a un impressionante numero di persone, completamente ipnotizzate dalla sua voce; il caro amico è uno dei suoi autori preferiti, Enzo Gragnaniello, il quale ha scritto per lei tre canzoni: Donna,  Statte vicino a me e Strade che non si inventeranno mai da sole.


Al contrario di Mia che ha molta voglia di parlare, forse ancora elettrizzata dall'esibizione dal vivo, Enzo, timido e riservato, con la faccia di chi fa il proprio mestiere con passione e modestia, è più taciturno. Per trascinarlo nella discussione mi rivolgo prima a lui.


D - Di solito scrivi i tuoi pezzi in napoletano, invece queste tre canzoni sono in italiano...
Gragnaniello: Non è un problema per me scrivere in italiano, non sono un campanilista, l'unica cosa che on mi piace è usare un linguaggio intellettuale, difficile...
Mia: Il suo in realtà è un dialetto napoletano trasformato in italiano, perchè della sua lingua conserva alcune espressioni tipiche. La sua maniera di esprimere i concetti è molto semplice, ma anche molto toccante...

D - Che cosa ti ha ispirato di Mia per la scrittura di un pezzo così femminista come Donna?
Gragnaniello: Mi ha ispirato tutto. La sua grinta, la sua impostazione vocale, il suo modo di cantare...che poi è anche il mio modo di cantare. Ho scritto questi pezzi per lei come se li avessi dovuti cantare io!
Mia: Non ho mai sentito un uomo parlare della donna con la sua sensibilità, un uomo di solito vede altre sfumature, ma non va così a fondo.

D - Questo forse dipende anche dal fatto che Enzo è napoletano e ha davanti a sè la condizione ancora più disagiata della donna del sud...
Gragnaniello: Io penso che i problemi delle donne siano gli stessi sia al nord che al sud.
Mia: Sì, però si vivono in maniera diversa, nel sud la discriminazione della donna è vissuta più fisicamente. Una donna del sud diventa madre già a quindici anni, quindi si trova di fronte alla violenza della vita molto presto. La donna del nord vie i traumi in un'altra maniera.
Gragnaniello: Io parlo soprattutto di donne di un certo ceto sociale, poichè subiscono violenza soprattutto donne che vivono in una realtà degradata, malsana...

Mentre continuiamo a parlare cerco di ricordare velocemente i pezzi che Mia ha cantato qualche ora prima, in concerto...innanzitutto le tre canzoni di Gragnaniello, doveroso omagio dal momento che l'autore era in prima fila ad ascoltarla, e poi ha privilegiato, come del resto ha fatto nel suo album ( quello del grande ritorno), soprattutto pezzi scritti da altri cantautori, i suoi preferiti, italiani e stranieri. Canzoni che hanno tutte contribuito al suo successo ritrovato.


D - Che cosa ti attira in un autore, che cosa ti fa scegliere di cantare un pezzo invece che un altro?
Mia: Mi attira la verità che c'è in ognuno di loro, l'autenticità dei loro mondi, l'uno diverso dall'altro, con le proprie radici, la propria cultura...Ognuno di loro ha un diverso modo di filtrare la vita e di esprimere le proprie emozioni. Fossati è genovese, De Gregori romano, Maurizio Fabrizio milanese....E' un giro d'Italia, dell'Italia che mi piace di più. Quando ascolto delle storie che ho vissuto o avrei potuto vivere, allora me ne approprio; in quel momento lì, in quella storia, quella canzone, diventa una cosa mia. Anche per gli autori stranieri vale lo stesso discorso, amo le diverse culture musicali di Randy Newman, Joni Mitchell, John Lennon, Paul Simon...E ce ne sono tanti altri che vorrei tradurre e cantare.

D - Tu che traduci personalmente i testi dall'inglese cosa ne pensi del lavoro di traduzione?
Mia: Una volta in Italia si traduceva moltissimo, ma per convenienze editoriali, in realtà tantissime traduzioni hanno completamente rovinato brani stupendi. Ci sono naturalmente anche traduttori eccellenti come Sergio Bardotti, che per quanto riguarda la canzone brasiliana è il massimo esperto in Italia. Io personalmente sono fedelissima, non traviso neppure una virgola. Di solito si commetttono peccati di traduzione in nome delle rime, perchè c'è chi dice che la lingua italiana non è musicale. Non è assolutamente vero è una delle lingue più ritmiche e musicali del mondo.

D - Questa sera hai cantato anche Cime tempestose di Kate Bush, la traduzione è stata molto difficile?
Mia: Sì, molto, perchè la Bush usa delle scansioni metriche davvero pazzesche, io inoltre ho voluto restituire anche l'idea del fantasma...Adoro le storie fantastiche inglesi, ho letto il romanzo della Bronte quindici volte.

D - Mi sembra comunque di capire che in questo momento preferisci cantare soprattutto pezzi degli altri...
Mia: Sì, senza dubbio, preferisco cantare brani come quelli di Enzo, magari sarebbe bello scrivere un pezzo a quattro mani con lui...e cantarlo a due voci.
Gragnaniello: in questo disco che sto preparando c'è una canzone dove lei potrebbe intervenire..
Mia: (contentissima) Io sono pronta, non vedo l'ora di sentirla.

Ripensando all'improvvisa apparizione a Sanremo quest'anno, all'incredibile successo raggiunto, al trionfo della qualità in mezzo alla solita aria di tradizione e conservazione, rivedendo la grande partecipazione della gente al concerto, la sua sincera emozione, l'entusuasmo, così grande da costringere i caabinieri a scortare Mia sul palco, sono ancora stupito da come abia fatto questa 'piccola donna' a riconquistarsi con una canzone di tre minuti tutto il favore del publico; è come se non si fosse mai ritirata dal mondo della musica, o meglio è come se fosse sempre stata sicura di sè da sapere che in ogni momento il suo ritorno si sarebbe trasformato in un successo.

Mia: Maurizio (Fabrizio) ha tenuto da parte questo pezzo (Almeno tu nell'universo) per sette anni, e questa cosa mi ha commosso. Pensavo solo che avrei fatto una bella figura a Sanremo, ma non avrei mai creduto di ottenere uno spazio tanto importante. Non è stata una cosa programmata...Quella domenica pomeriggio, a Sanremo, alle prove, davanti a discografici e giornalisti, dopo la prima frase del pezzo è crollato il teatro, ho sentito un'elettricità nell'aria che mi ha buttato in una specie di frenetico samba, che ancora non è finito. E' stato stupendo questo primo impatto dal vivo, forse il fatto che mi rivedevano dopo tanti anni, c'è stato l'affetto sincero di tutti...

D - Credi la voce sia fondamentale per il tuo successo?
Mia: Non credo che si tratti di energia vocale, certo, è un fatto di grande emotività, di energia totale che parte da me ma che quando arriva al pubblico si trasforma in un'altra energia e mi ritorna addosso, mi ricarica, è un ciclo continuo. E' un po' come fare l'amore. E' un po' tutto che determina questo, la bellezza di un testo...L'importanza che dai a una parola detta in un momento piuttosto che in un altro, o in un modo piuttosto che in un altro. Lo stesso pezzo può essere cantato in maniera dolce, triste, arrabbiata, ironica, puoi mettere in risalto un angolo piuttosto che un altro....

D - Tu sei la regista di te stessa?
Mia: Dei miei sentimenti

D - Riesci a controllarli?
Mia: Riesco a localizzarli, a controllarli no, per fortuna.

D - Che cosa resterà di Almeno tu nell'universo tra vent'anni?

Mia: Ci pensavo stasera, mentre cantavo Minuetto, che ormai ha vent'anni, credo che resterà quello che è rimasto di Minuetto oggi, ma sarà qualcosa di importante, perchè Minuetto non ha avuto la partecipazione, il calore di Almeno tu nell'universo, un pezzo che è arrivato dopo un buco nero che c'è stato nella mia vita, nella mia carriera. Chi lo risentira tra vent'anni avrà qualche brivido in più, perchè si ricorderà di una emozione intensa che abbiamo vissuto insieme.

Intervista di Bruno Marino apparsa sul numero 31 di BLU 1989