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domenica 21 settembre 2014

Mia Martini - Oltre La Collina - 1971. Un esordio con il botto



Decisamente non una cantante rock, Domenica Bertè cominciò la sua lunga attività musicale nel 1963 con i primi singoli sotto il nome di Mimì Bertè. Dopo aver cambiato nome in Mia Martini, suonò per un breve periodo all'inizio degli anni '70 con un gruppo chiamato La Macchina ed un suono più vicino al rock. Il nome originale del gruppo, I Posteri, era stato cambiato quando diventò la band di Mia. Nell'estate del 1971 venne contattata dalla RCA che le offrì un contratto, ma senza il suo gruppo di musicisti. Fu con quel gruppo che Mia suonò nel giugno 1971 al "Festival d’Avanguardia e Nuove Tendenze" di Viareggio, organizzato come concorso, e vinse il primo premio, insieme alla Premiata Forneria Marconi e agli Osanna, ma fu con un altro gruppo (comprendente alcuni componenti dei Free Love) che la Martini registrò il primo singolo per la RCA, Padre davvero (RCA PM3589 - 1971), anche se il disco è attribuito a "Mia Martini e La Macchina" in copertina.
Dopo una serie di singoli incisi con il suo vero nome, Mimì Bertè, nel 1970 Mia Martini trova un nome d'arte più convincente grazie ad Alberigo Crocetta, e incide il suo primo album per la RCA Italiana. Oltre la collina comprende molte cover (tra cui The lion sleeps tonight), e altrettanti brani scritti da un giovane e sconosciuto Claudio Baglioni: in Gesù è mio fratello viene affrontato con grande intensità, il tema della fede.
L'album subì varie censure da parte della RAI: La vergine e il mare tratta di uno stupro; il testo di Padre davvero fu giudicato dissacrante, e venne modificato; anche di Amore... amore... un corno fu modificata una parte del testo
 
Il primo brano, "Tesoro, ma è vero", è proprio uno dei due che non fanno parte di questa storia (l'altro è "The lion sleeps tonight") e narra la vicenda di una donna cieca che vede il mondo con gli occhi del suo uomo... straziante il ritornello, nel quale la donna rivolge una disperata protesta a Dio per la sua condizione... angosciante il finale: la donna viene abbandonata dal suo uomo, per il quale, nonostante tutto invoca il perdono del Signore...
"Padre davvero", brano vincitore del Festival di Musica d'Avanguardia e Nuove Tendenze di Viareggio, ci introduce nella storia dell'album. Nel brano, da molti ritenuto autobiografico (circostanza, questa, smentita con decisione dalla stessa Martini), una donna si scaglia con violenza contro suo padre, rinfacciandogli tutte le colpe della sua vita, prima fra tutte quella di aver tradito sua madre, incinta di lei... il passaggio “e con mia madre dormivi nel fieno, anche in aprile e di me era piena” destò scalpore in tutti i salotti benpensanti dell'epoca... conclusione epica: la donna chiede a suo padre se è proprio sicuro che lei sia sua figlia... ovvio che una cosa simile non passasse in radio, il testo venne modificato in molti passaggi...
E arriviamo al primo brano firmato da Baglioni, "Gesù è mio fratello" (titolo originale, poi modificato in "Gesù caro fratello" nella versione cd)... nonostante il testo delicato che è un vero e proprio inno alla fede, il brano non passò in radio perchè si riteneva peccato nominare il nome di Dio invano...
Ed ecco la prima cover, "Prigioniero", tratta da "Stop, I don't wanna hear it anymore" di Melanine Safka... qua pare che si tratti effettivamente di un brano autobiografico nella quale la cantante ricorda la sua detenzione nel carcere di Tempio Pausania... Seconda cover tratta da "Into white" di Cat Stevens... brano in controtendenza con il resto dell'album, nel quale una donna parla della sua vita tranquilla nella sua casa costruita con pareti di orzo, cristalli di sole, dove tutto sembra soffuso di rosa e di benessere... ma nemmeno tanto in controtendenza, a dire il vero... è come se la donna tormentata ed infelice della quale si racconta aneli ad un po' di pace e tranquillità... e il brano serve quasi a prendere fiato per affrontare meglio ciò che verrà dopo...
E difatti, ecco irrompere un brano molto violento, cover di "Taking off" di Nina Hart, fin troppo esplicito a cominciare dal titolo, "Ossessioni"... urla di donna, cori incalzanti che spesso coprono la voce della stessa Martini... una ridda di parole che si rincorrono velocissimamente che ci rimandano l'immagine di una donna schiava del marito, della casa e dei figli, una donna disperata che ha dato tanto ma che in cambio non riceverà nulla, visto che il marito sta per mollarla...
"The lion sleeps tonight"... c'è poco da dire... a mio parere nell'album non ci azzecca nulla... forse l'unica funzione è quella di una pausa distensiva che precede il tema della violenza carnale che verrà affrontato dopo...
Ed ecco, difatti, la canzone dedicata allo stupro, "La vergine e il mare"... gli acuti a vele spiegate di Mia Martini narrano con parole fin troppo esplicite per l'epoca, un episodio di violenza carnale, nel quale tuttavia la vittima affonda quasi con un senso di masochistico piacere nel gorgo della violenza e della passione... un vero e proprio pugno allo stomaco... Non poteva mancare la canzone dedicata al suicidio... eccola, firmata da Claudio Baglioni, "Lacrime di marzo"... su una musica struggente, la voce disperata di una donna invoca amore dal suo uomo, ma l'uomo ride della disperazione della sua donna, ride anche quando lei si suicida... la voce di lei, postuma, annuncia il suo suicidio avvenuto il giorno prima e conclude dissacrante: le lacrime di giugno almeno non le piango più...
Dopo la morte per suicidio, non può mancare il "Testamento"... nella cover di "Au voleur", ritroviamo lo zampino di Baglioni... quasi un'ideale continuazione di Padre davvero... con la differenza che ora la donna non si scaglia solo addosso al padre, ma anche addosso alla madre, alla sorella, alla zia e all'uomo crudele della canzone di prima... con la scusa di lasciti ereditari a dir poco particolari, la donna lava in piazza i panni sporchi di tutta la sua famiglia...
Penultimo brano "Amore, amore un corno", firmato dalla premiata ditta Baglioni-Coggio, nel quale l'artista romano si presta a fare da seconda voce, brano con il quale Mia Martini partecipò al Cantagiro 1971 (da ricordare che il Cantagiro quell'anno non aveva classifica)... titolo particolare e dissacrante che annuncia la classica storia della donna che ama alla follia un uomo che non la ricambia di uguale amore... da antologia la coda strumentale del brano...
E arriviamo al capolavoro assoluto di tutto l'album, firmato da Claudio Baglioni, canzone che dà il titolo all'album... il brano nel quale le vicende dei protagonisti arrivano alla loro ideale conclusione non è una canzone... è un testo recitato introdotto dallo stesso Baglioni e da Loredana Bertè al quale si pospone la voce di Mia Martini... sulle note struggenti di Tesoro ma è vero, scorrono le parole tristissime che , come in un flash back, ripercorrono la storia narrata nell'album, storia di una famiglia sfasciata, di un amore infelice, di una violenza carnale e alla fine il suicidio, suicidio che interrompe la vita terrena di questa donna, il cui spirito continuerà incessantemente a cercare l'amore “un amore magari felice, oppure infelice, ma sì, tanto è lo stesso... mi basta solo che sia un amore".




NOTE: Ci sono due prime edizioni con lo stesso numero di catalogo, la prima realizzata nel 1971 e la seconda nel 1972. La prima contiene una serie di fotografie ed una selezione dei testi. La seconda, invece, contiene tutti i testi. E' stato ristampato nel 1974 (RCA PSL 10516 F375) e su CD nel 1991 (RCA ND 74550) Nella ristampa del 1991 la canzone 'Gesù è mio fratello' viene indicata come 'Gesù, caro fratello'. La prima edizione in formato musicassetta e stereotto ha una copertina diversa rispetto al long playing. La foto di copertina si ispira a quella scelta dai Nirvana per il loro 33 giri 'Local Anaesthetic. Ristampato su CD nel 2002 dalla BMG Ricordi - serie "Gli Indimenticabili" - etichetta RCA - catalogo 74321952272. Su questa ultima edizione il testo di "Oltre la collina" è pubblicato anche sull'ultima pagina di copertina.
Fonte: Il parere del GROG

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venerdì 19 settembre 2014

Mia Martini parla del look: dagli esordi a Giorgio Armani


 
 

Negli anni passati ho anche lanciato delle mode….quello della zingara, la bombetta, ma mio malgrado, perché queste sono cose che io indosso e che, magari, se poi piacciono, vengono imitati, non mi sono domandata il perché.. Sarebbe interessante che quelli del mio fans club parlassero del mio look, e non solo della mia musica….trovo che sia bellissimo.
Io, lavorando con Giorgio Armani per il Festival di Sanremo ( ’92 n.d.r.), ho avuto un’esperienza pazzesca, perché mi sono resa conto di una cosa che non avevo capito in quarant’anni dedicati alla musica, pensavo che essa si limitasse a vibrazione e suono ed emozione, invece no, va oltre. Ci sono altre maniere di interpretarle….c’è l’immagine, il potere tramutare anche questi piccoli giochi ironici, molto femminili, tra l’uomo e la donna, attraverso chiaramente la grande arte di uno come può essere Giorgio Armani e trasformarli in tanti particolari splendidi. Per esempio, quelle cravattine che avevo al collo, gli orecchini, sono dei giochi che sono sempre la continuazione della musica.
L’immagine è  bellissima, è importantissima, io sono disposta a sperimentare, fino a un certo punto, la prima cosa, infatti, che ho detto ad Armani, due tre mesi fa, quando sono andata a proporgli di curare questo aspetto, lasciandole naturalmente la cassetta con il provino de Gli uomini non cambiano, il testo, accenni sull’album Lacrime, gli ho detto: io voglio solo te, voglio soltanto i tuoi abiti, però ricordati che ho delle esigenze precise, cioè io devo cantare e per me vuol dire il massimo della concentrazione e assolutamente non posso distrarmi per nessuna cosa.
Io sono una musicista, prima di essere una cantante, per cui ho bisogno, se sono in teatro, devo fare attenzione ai cavi, alle chitarre, alla batteria, agli strumenti, e quindi ho bisogno di un abbigliamento che, sempre conservando questa femminilità, ed è importante, visto che sono una femminuccia (ride), alla fine ritengo sia utile non ricordarmi di avere qualcosa addosso. Se c’è la penza che mi tira o un tacco che mi da fastidio, cose che possono sembrare dei particolari stupidi, ma, in un concerto che dura più di due ore, a lungo andare possono diventare dei grossi problemi. Devi pertanto vestirmi come se io non avessi addosso nulla.
Questa è l’unica esigenza che ho avuto e Armani, che è un grande artista, mi ha risolto questo problema, perché gli abiti che mi ha preparato era come se non ce li avessi addosso, di una comodità incredibile, come avere una tuta.
Mi piacciono tutti gli abiti di Giorgio Armani. Amo la sua eleganza, il fascino sottile delle linee, la ricerca nei tessuti e nei colori, la creatività negli abiti da sera. Con i suoi vestiti, mi sento a mio agio, perfettamente a posto in qualsiasi momento della giornata, e molto femminile alla sera..
Elaborazione del testo: Pippo Augliera
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sabato 6 settembre 2014

Mia Martini racconta il suo legame con Bagnara basato sui ricordi e sull’amore


 
Sono nata a Bagnara e vi sono rimasta soltanto 18 giorni, però non ho mai pensato di appartenere ad altre regioni. Sono tornata spesso a Bagnara, città di mia madre, e a Villa San Giovanni, città di mio padre, per le vacanze. Sono una calabrese purosangue. Tutti i miei parenti più stretti abitano appunto a Bagnara, Scilla, Villa e Reggio. La Calabria è quindi la mia regione.

Le mie radici sono a Bagnara,   le mie radici sono tutto per me, sono la mia sola sicurezza, l’unica cosa certa della mia vita. Io sono la Calabria!  Noi del sud siamo più sanguigni, sentiamo le cose più attraverso l'intestino, sono talmente forti che non ci nascondono mai la realtà, non le camuffano, non attenuano nulla nella loro violenza, sono talmente chiare, anche se sono crude e fanno male.
Da donna volitiva e anche abbastanza autoritaria, perché sono, appunto, di Bagnara Calabra  - lì le donne hanno inventato il commercio – io volevo fare esattamente quello che avevo in testa di fare. Sono stata sfortunatamente aiutata dal destino, perché mio padre si è tolto dalla competizione da solo, nel senso che è andato via dalla nostra vita, si è separato da mia madre, per cui io non dovevo imporre la mia volontà a nessuno, ero praticamente libera. E’ molto triste essere persone libere, credo che sia una delle cose più terribili che possa capitare ad una donna, specialmente quando è giovane.

Ho passato lunghi periodi a Bagnara, in Calabria, il mio paese d’origine con il mio cane che poi è morto. E’ stato un grande dolore, stava con me da 16 anni . Soprattutto  ci sono stata quando ho mollato,  nel 1983: si era spezzato l’equilibrio, e in tutta la mia fragilità sono crollata. Cioè è crollata Mia Martini, la parte esteriore di me, mentre è rimasta, anzi si è liberata la mia vera identità. In quel momento non avevo scelta, era la ricerca di me che dovevo affrontare. Ho rotto con Fossati e mi sono messa alla ricerca di me stessa. Mi sentivo un mostro, come Fossati diceva che ero. Credo, infatti, che non sia giusto per nessuno essere il punto di riferimento totale perché  è  una dipendenza terribile. Ciò dà all’altra persona una grande responsabilità, un bagaglio troppo pesante.    
Io nasco dal mare come una sirena, perché nasco a Bagnara Calabra che è un paese di pescatori, si pesca il tonno, il pesce spada. Come dicevo, io ho avuto bisogno di cercare me stessa e ho cominciato dalle mie origini, cercando mio padre. A Bagnara andavo spessissimo con i pescatori a pescare il pesce spada e il tonno. Ci sono addirittura pescatori che pescano ancora con la fiocina in maniera proprio romantica e il mio pescatore mi ha aiutato a ritrovare dentro di me la strada esattamente come avrebbe fatto il guardiano del faro. Anche lui scrutava, ed era importantissimo, per ore ed ore il mare, sono persone che parlano poco, mi avrà detto cinque parole in due settimane, però mi ha insegnato veramente tantissime cose.

Ho sempre nel cuore il rione Marinella di Bagnara, il sapore del mare, la visione meravigliosa dello Stretto, l’immagine della pesca notturna con le lampare, l’incredibile caccia al pescespada. Mi fermo spesso  a casa di zia Sarina per riscoprire assieme il calore del focolare domestico. Al contrario di molte mie colleghe, io in cucina sono brava. La mia specialità sono le lasagne con il pesto: il basilico lo coltivo sul terrazzo di casa mia, insieme con altri ortaggi. Mi piacciono i sapori della natura, le cose fresche e genuine. Se qualche volta ho dei dubbi telefono a mia zia a Bagnara e mi faccio dare spiegazioni, mia zia è una cuoca eccezionale, è la mia maestra.  Mi ritengo figlia di “Gazziano”, il torrente da cui trae origine la vicenda di Bagnara. Tornare in Calabria è come tornare da mia madre o da mio padre.
Ho dedicato alla mia terra la canzone “Lucy”, poco conosciuta, ma bella, cantata nel nostro tipico dialetto calabrese, anzi reggino, anche se tutte le mie canzoni hanno i colori del Mediterraneo. La parte cantata in dialetto riguarda una filastrocca che mio zio Rocco recitava sempre. Le parole di essa variano, anche se di poco, di paese in paese: io ho scelto ovviamente la versione conosciuta a Bagnara Calabra.
Non mi sento in grado di lasciare messaggi ai miei conterranei ma vorrei semplicemente dire loro di andare sempre avanti, con la forza di volontà che ci contraddistingue per superare i momenti di difficoltà che si presentano. E di avere sempre fiducia nel domani, in un domani migliore che premi le aspettative e i sacrifici compiuti.
Dichiarazioni tratte da diverse interviste. Elaborazione di Pippo Augliera

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sabato 30 agosto 2014

Le zampate di Mia Martini. Intervista di Marco Mangiarotti


Milano - Mimì ha attraversato la città per raccontarci di Napoli e jazz, prima di preparare le valigie per Sanremo. Ha finito il servizio fotografico di Mia Martini, sotto la supervisione di Aldo Coppola e Giorgio Armani, che ha voluto partecipare all’arrangiamento del disco. Come? Studiando dettagli ironici – rivela Mimì -, dei simboli della femminilità maliziosa di tutti (uomini compresi). Mimì è oggi in pace col suo doppio perché dopo un canzoniere amoroso, il disco “live” e jazz con Maurizio Giammarco, i duetti napoletani con Roberto Murolo, arriva un album vero. E un pezzo capace di cambiare Sanremo.
Vado in questa girandola mostruosa, che mi ha già fatto venire i foruncoli sul naso – precisa -, solo per promuovere il mio album’. Si parla allora di “Gli uomini non cambiano”, scritta dal gruppo di Bigazzi, un testo che dice esattamente quello che succede nella vita: uomini che cercano di cambiarti a loro immagine e somiglianza, storie che ti fanno crescere “oltre” il problema; finchè arrivi a pensare che è giusto che sia così. Ma riduttivo: con loro, dopo l’adolescenza, puoi solo avere un rapporto materno ( se incontrassi uno che ha capito farebbe certo bip bip come i marziani…)
Il problema di Mimì-Mia è che non riesce più a cantare canzonette: A 45 anni certi discorsi “normali” mi annoiano, se non sono coinvolta visceralmente. Per questo ho chiesto ai miei autori cose “depravate” come “Uomini farfalla” di Maurizio Piccoli: lui presenta a lei l’altro, lei se ne invaghisce e lo vuole sedurre. Ma quando va all’appuntamento erotico scopre che erano i due amanti maschi a condurre le regole del gioco. Gli altri autori sono Bigazzi-Dati-Falagiani, Antonacci (“una lettera dal fronte”), Cavallo. E “Scenne l’argiento” di Gragnaniello, forse il mio autore preferito. “Lacrime” di detersivo piange la cipolla della copertina di Guido Harari, di detersivo vorrebbe morire la casalinga che protesta contro le "strafighe in grembiule" della pubblicità.
Mimì pensa per il futuro a un’antologia napoletana antica – come la farebbe Roberto De Simone – e moderna: Facendomi tenere per mano da Enzo Gragnaniello, seguendo i consigli di Roberto Murolo. Ho cantato a Napoli davanti a 8mila persone ( compresi i ragazzi del penitenziario di Nisida). Mentre anche i muri ripetevano le parole di “Cu’mme”, la canzone di Enzo che canto con Murolo nel suo album.
Marco Mangiarotti 1992
 
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martedì 19 agosto 2014

Festa di compleanno per Mia Martini. Intervista a Chez Mimì

 
Il 20 settembre Mia Martini avrebbe festeggiato il suo compleanno. Probabilmente in quella data qualcuno potrà aver sentito una fragorosa risata. Forse era lei, Mimì, che da chissà quale parte del cielo avrà sorriso con commozione considerando quanto il suo pubblico la ami, come sempre e più di sempre.
Domenica Bertè, in arte Mia Martini ha lasciato molto alla musica italiana. Non solo dischi che sono delle vere perle, ma soprattutto un modo raffinato ed elegante di essere artista nel bene e nel male. Non una cantante, bensì una interprete, come amava definirsi. Di lei si è detto tanto, come se fosse necessario alimentare, attraverso le parole, il suo ricordo. Ma la sua musica e la sua umanità probabilmente sono gli ingredienti che la cullano e la conservano amorevolmente nella nostra memoria. Da “Oltre la collina” (1970) a “La musica che mi gira intorno” (1994) la sua carriera è stata costellata di alti e bassi, successi e silenzi, grandi collaborazioni  e indifferenza da parte del mondo dello spettacolo. Ma tutto era scritto probabilmente.
La canzone “Oltre la collina” (brano dall’omonimo primo album) del 1970, tristemente annunciava già il senso dell’intera vita dell’artista calabrese. Una vita alla ricerca sofferta dell’amore, lottando tra solitudine e sofferenze. Molti la paragonano ad Edith Piaf. No. Mia Martini è un personaggio solo nostro che amiamo difendere gelosamente. Non tutti forse oggi come allora. “Chez Mimì” è il fan club ufficiale di Mia Martini, nato nel 1989, ufficializzato dall’artista nel 1990, creato e diretto dal messinese Pippo Augliera. 
Come è nata l’idea di realizzare un fan club dedicato a Mia Martini? 
Quando ho visto la sua esibizione a Sanremo ’89, con la splendida “Almeno tu nell’universo”, dopo un black out di circa 4 anni, è stata una fortissima emozione, ho applaudito a lungo ed ho cominciato a pensare che fondare un club tutto per lei potesse essere una maniera dei fans per dirle “Bentornata Mia”  e darle un messaggio forte nell’incitarla a proseguire la sua attività artistica. L’idea si è concretizzata a fine anno con la pubblicazione della fanzine riservata ai soci iscritti.
Ricordi del primo incontro con Mimì?
Sì, nel luglio 1990, in occasione della sua partecipazione al Nuovo Cantagiro che faceva tappa proprio a Messina. Sono andato con alcuni fans ad assistere alla sua esibizione dal vivo di un brano splendido di Enrico Ruggeri “Domani più su”. Siamo riusciti ad avvicinarla e la prima impressione avuta è stata quella di trovarmi di fronte ad una donna cordiale e affabile, lontana da atteggiamenti da diva. Lei era a conoscenza del nostro progetto e, avendo saputo  della sua titubanza rispetto a queste iniziative , ho temuto uno stop. Invece, inaspettatamente, ha dato l’autorizzazione ufficiale a proseguire, promettendo che mi avrebbe chiamato successivamente. Così è nata questa splendida avventura vissuta insieme.
Ascoltando il primo disco “Oltre la collina” si avvertono una grinta e un’aggressività tipica del nome Bertè. Il disco suona come l’opera di una artista già matura. Raro caso per il disco di una debuttante. Basti pensare a brani come “Padre davvero”, “Prigioniero”, “Lacrime di marzo”, “Amore..amore…un corno”. Carattere che si ritrova anche in dischi come “Nel mondo una cosa”, “Che vuoi che sia se t’ho aspettato tanto”, “Per amarti”. È d’accordo? 

Oltre la collina”  può essere considerato il primo album d’autore realizzato da una interprete, e per giunta al suo debutto, con dei temi forti come la conflittualità genitori-figli, la droga, lo stupro, insoliti nel 1971, cioè 40 anni fa,  essendo il pubblico abituato a brani confezionati sui soliti schemi canzonettistici. Credo che nei lavori successivi, con l’arrivo degli hits come “Piccolo uomo” e “Minuetto” e il consenso popolare, ci sia stato un avvicinamento ad un repertorio più accessibile al pubblico, pur mantenendo alta la qualità delle scelte, quando le case discografiche glielo hanno permesso.
Poi negli anni ’80 la svolta cantautorale con i due album “Mimì” e “Quante volte…ho contato le stelle”. Sembra che il lato aggressivo sia stato sostituito da una vena più riflessiva e addolcita?
Mi fa piacere che un giornalista punti l’attenzione su Mia Martini cantautrice. Precedentemente, aveva curato lei stessa la traduzione in italiano di alcuni testi appartenenti ad artisti stranieri come John Lennon e i Queen. I primi anni ’80 sono contrassegnati  da un periodo difficile legato ad un doppio intervento alle corde vocali  e ad una messa in discussione sul suo ruolo di esecutrice, essendo considerata soltanto una voce.  Lei approfondisce i suoi studi sulla musica e decide di dare spazio alla sua vena creativa nel comporre, a ritagliarsi degli abiti su misura. E’ inevitabile, quindi, che le storie cantate diventino più personali, più sentite perché vissute in prima persona, senza filtri.
L’esilio. “Se hai una malattia puoi dimostrare il contrario con le analisi. Ma contro la jella cosa fai?”. Questa la riflessione ironica e tagliante di Mimì contro il mondo musicale italiano autore di un’abominevole cattiveria nei suoi confronti. Si arriverà mai al punto di sapere nomi e cognomi di chi tentò di distruggere la sua carriera?
 Argomento spinoso quello della jella e Mimì spesso preferiva non affrontarlo. Ricordo che solo in una nostra conversazione , con un tono che voleva risultare divertito ed ironico, disse: ‘tu sai che cosa rischi nel portare avanti un club dedicato ad una che si pensa che porti sfiga?’  Riuscii a trovare una battuta accompagnata da una fragorosa risata di entrambi. Sapere i nomi di chi ha diffuso la voce credo sia inutile anche perché diventa arduo dimostrare o a trovare conferma.  Il  singolo declina ogni responsabilità  trincerandosi nel gruppo o dando la responsabilità ad altri. Nel mio secondo libro, su Mia Martini, ho ritenuto opportuno  inserire un capitolo nel quale ipotizzo che nei suoi confronti ci siano state delle azioni tipiche del mobbing. 
Nel 1989 il grande ritorno con “Almeno tu nell’universo”. Segue un periodo artisticamente felice (nonostante l’esclusione dal Festival di Sanremo del ’94 col brano “E la vita racconta”). L’ultimo periodo (1994-95) sembra però contraddistinto da una nuova vena di tristezza e malinconia. Dovuto a cosa?
A volte, le aspettative di un artista devono fare i conti con le case discografiche o con agenzie di spettacoli che spesso non rispondono in tal senso. Le difficoltà legate all’ultimo periodo  sono dovute anche ad un cambio di due case discografiche, ad un video home del concerto “Per aspera ad astra”  tenuto nel cassetto  e pubblicato postumo, ad un disco bellissimo, “La musica che mi gira intorno”, che dal punto di vista delle vendite non ha avuto l’exploit che meritava. Al club confidava il suo desiderio di realizzare un tour in teatro o un concerto con una grande orchestra in contrasto con la realtà in cui si doveva magari accontentare di portare avanti  un tour estivo nelle piazze. Da farla sentire, come lei stessa ha affermato in una intervista, la ‘Cenerentola della musica’.
Si parlava di un disco dedicato alla luna come ultimo progetto in lavorazione prima della morte di Mimì. Si è riusciti a sapere ulteriori dettagli o a trovare dei demo e del materiale inedito a riguardo?
In questo progetto aveva chiesto la nostra collaborazione nel suggerire titoli che avessero un riferimento alla luna. Eravamo riusciti anche a procurare il film “Sangue e arena” che contiene la versione originale di “Verde luna”. La sua intenzione era quello di registrarlo nella primavera inoltrata del ’95, ma non le è stato permesso. Ci sarebbero stati anche due inediti, uno scritto da Franco Fasano “Alla luna” e l’altro da Mimmo Cavallo “Luna sciamana”. Di questo brano esiste il provino realizzato da Mimì, che è stato fatto ascoltare al suo autore.
Nel corso degli anni, molteplici sono state le pubblicazioni postume contenenti brani inediti o rare versioni live. Quanto c’è di effettiva volontà di ricordare l’artista e quanto c’è di speculazione?
Una bella domanda,  che mi riporta una frase di Mimì in uno dei nostri ultimi incontri: ‘Quando non ci sarò più, Vostra Signora farà i miliardi perché i dischi pubblicati postumi sono gettonatissimi’. In tal senso, si è rivelata profetica, alla luce dei riscontri. Ritengo che per gli esiti ottenuti, diventi plausibile contemplare, più come effetto piuttosto che effettiva, la volontà di ricordare l’artista. 
Grazie a Pippo Augliera per l’intervista. Mi piacerebbe concludere con la frase di una vecchia canzone di Mimì “Preghiera”: “Ma l’uomo non capisce…e cosa fa ? Ha il mare in tasca e l’acqua va a cercar. Io  chiedo solamente.. di me non ti scordar”. Ciao Mimì.

By Mansfield  Messina. Sicilians.it Quotidiano Indipendente

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sabato 2 agosto 2014

Mia Martini racconta ai microfoni di Rai Stereo due : Francesco De Gregori e il mix Chica chica bum


 
° Ciao, sono Davide (Giorgetti, n.d.r.), ti  volevo fare una domanda che riguarda De Gregori. Tu nell’intervista che hai fatto quest’anno e anche l’anno scorso parlavi molto spesso di una tua futura collaborazione con De Gregori, cosa che però non è avvenuta, perché nel tuo ultimo album di De Gregori non c’è nemmeno l’ombra.
Mia: Va bene, ma le collaborazioni non è che sono datate con le stagioni o con gli anni, nella realtà io conosco Francesco e in qualche maniera siamo insieme nella musica da quando ancora stavo con Ivano, anzi da molto tempo prima, poi con Ivano abbiamo avuto modo di incontrarci quando hanno fatto insieme la tournée bellissima di Francesco, che è seguita  dopo. Ho cantato e canterò ancora dal vivo la sua meravigliosa “La donna cannone” che Francesco mi ha detto che è il brano che avrei dovuto cantare io. Ho seguito, infatti,  il suo consiglio: l’ho cantato ed è un pezzo bellissimo e penso che in futuro, magari, potremmo collaborare.

° Sai perché ti ho fatto questa domanda? Perché quest’anno nell’ultimo album della Mannoia c’è una canzone splendida che si chiama “Cuore di cane”.
Mia: C’è anche lo zampino di Fossati in questo album della Mannoia. Evidentemente gli amici girano sempre insieme (ride).

° Quando l’ho ascoltata, mi sono detto: se l’avesse cantata Mia, non era meglio?
Mia: Ah, va bè, questa è una cosa tua…

° Sì, è una cosa mia, però diciamo che a me piacerebbe tanto una canzone nuova di De Gregori cantata da te.
Mia: Beh, Francesco mi ha detto che sono anni che sta pensando di scrivere qualcosa per me, ma è bloccato un po’ dal fattore musicale credo: ‘tu una canzone mia non dovresti cantarla, perché io faccio canzoni con tre note’. Io gli ho detto: tu non ti preoccupare, anche con una nota sola, non mi importa nulla, non ho bisogno di tutta la scala musicale per fare un pezzo.

° E sempre quel pezzo di De Gregori “Mimì sarà” è dedicato a te?
Mia: Che domande che mi fai! Bisogna chiederlo a Francesco, questo. Quante cose vuoi sapere!

° Volevo sapere il giallo del mix “Chica, chica, bum”. Alla Fonit Cetra mi hanno detto: guardi il mix di Mia Martini ce l’abbiamo in magazzino, però non lo tiriamo fuori.
Mia: Hanno ricevuto, infatti, ordini precisi da me, perché io mi sono lasciata trasportare da questo gioco con il mio amico Claudio Belfiore, ci siamo divertiti a fare questo pezzo insieme e i miei produttori hanno pensato che poteva diventare un ottimo mix, così si dice? Io non sono molto pratica di queste cose e ho detto: va bè, lasciamo fare a chi è il genio dei mix perché io faccio musica acustica da anni, per cui non so proprio di che mondo si tratti e così hanno fatto questa cosa. Dopodiché, mi hanno fatto sentire il missaggio e sono quasi svenuta, ho bloccato il mix perché mi vergognavo di questa cosa orrenda’.

° Ho capito, be sarà un peccato per noi collezionisti che dovremo rinunciare a questo mix…..


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