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martedì 11 gennaio 2011

La musica che gira attorno a Mia Martini. Intervista del 1994 apparsa su Chez Mimì


In una calda giornata di giugno abbiamo avuto modo di incontrare Mimì a Firenze, dove è stata a lungo per mixare il suo prossimo album “La musica che mi gira intorno”. Durante una pausa, ‘Nostra Signora’ ci ha gentilmente concesso un po’ del suo tempo per parlare sia del nuovo album, che di alcune tappe
importanti della sua carriera.


° Questo tuo passaggio alla RTI-Music ci ha decisamente colto di sorpresa, infatti ti credevamo alla Polygram…
M.M. Eh sì, credo di essere l’unica cantante al mondo ad avere iniziato un disco con una casa discografica e a farlo uscire con un’altra etichetta (ride). Però, che dovevo fare? Mica potevo abbandonare il lavoro di un anno, sarebbe stato come abbandonare un figlio. Sotto questo punto di vista è stato un anno infernale. Infatti, già per andare via dalla Fonit avevo l’obbligo di interrompere ogni rapporto con la mia agenzia che allora era ‘Cose di musica’. Abbiamo dovuto pagare svariati milioni alla agenzia per evitare una causa, ma alla fine sono riuscita ad andarmene. Per quanto riguarda la Polygram, oltre alla mancata partecipazione sanremese, c’è stata un’imposizione della casa discografica a fare un disco con i miei vecchi brani. Io mi sono rifiutata e me ne sono andata! Spero adesso di trovare un po’ di tranquillità alla RTI, visto che tutta questa serie di passaggi nuoce soltanto alla mia immagine. Comunque mi sembra che alla RTI siano molto ben disposti nei miei confronti.

° In che senso?
MM E’ in programma, dopo l’uscita del disco, una tournèe teatrale nella quale sarò accompagnata da una grande orchestra. Questo spettacolo avrà come protagonista nella prima parte Fio Zanotti, mentre nella seconda ci sarò io. Purtroppo il budget dello spettacolo è molto speriamo che la RTI sia disposta a finanziare questo progetto.

°Questa tournèe potrebbe anche avere qualche tappa estera, in passato hai avuto successo fuori dall’Italia. La tua collaborazione con Charles Aznavour, culminata con una serie di memorabili concerti all’Olympia di Parigi, ne è un valido esempio.
MM Sì, l’esperienza artistica con Aznavour è durata alcuni anni e mi ha insegnato molto. Ho vinto, comunque, anche il Festival a Tokyo nel ’77 con ‘Ritratto di donna’ e il Premio della Critica Europea a palma di Majorca…

°…per non dimenticare il brillante 4° posto all’Eurofestival del ‘92 in Svezia
MM Sono arrivata quarta solo per motivi di budget…avrei dovuto, infatti, vincere io quella edizione ma, dato che la nazione che vince è obbligata ad organizzare la manifestazione l’anno successivo, mi sono dovuta accontentare di un buon piazzamento. Già due anni prima volevano denunciare Toto Cutugno per aver vinto (ride). In Svezia, comunque, ho riscosso un buon successo, soprattutto per i miei abiti. Giorgio Armani, infatti, lì è più caro che da noi e poi gli svedesi si aspettavano un’altra Loredana…ho persino fatto il promo per la loro televisione, poverini, sono stati più di tre ore a insegnarmi quello che dovevo dire!

° Torniamo a quest’anno, in particolare alla tua mancata partecipazione a Sanremo…
MM Ho letto le vostre proteste sull’ultimo numero della fanzine . Non dovevate prendervela tanto, visto che “La vita racconta” non era allo stesso livello dei brani che ho presentato nelle edizioni passate. Personalmente non ci sono rimasta poi tanto male. Ho presentato il brano su volontà della Polygram, in fondo avevo firmato il contratto da poco e non potevo di certo rifiutarmi. Lo sapete benissimo che io partecipo al Festival di Sanremo solo quando l’uscita di un mio album coincide con esso. Sanremo resta sempre la più grande vetrina che il nostro mercato discografico ci offre.
°E quell’episodio con Claudia Mori? Non è che ti ha usato per farsi pubblicità, visto che questa faccenda è andata avanti per diversi mesi?
MM Macchè, una come Claudia Mori non ha certo bisogno di farsi pubblicità in questo modo. Decisamente la faccenda è stata molto gonfiata dai giornali, ma il suo è stato un gesto sincero e nobile che mi ha molto colpita. Il regolamento del festival non prevede la sostituzione della canzone nel caso del ritiro di uno dei partecipanti ma, al massimo, quella dell’interprete. Avrei potuto cantare soltanto il brano presentato dalla Mori. Vi confesso che la Polygram un pensierino ce lo aveva fatto, ma mi ci vedete voi a cantare una canzone scritta da Cutugno?

°Un’ultima domanda. E il tanto sospirato ‘Home Video’ “Per Aspera ad astra”?
MM Spero di farlo uscire con la RTI. In questo momento tutto il materiale è della Polygram, mi auguro che sia disposto a cederlo, visto che, avendo rotto il contratto, può farci ben poco. ‘Per Aspera ad Astra’ è stato l’unico spettacolo teatrale nel quale ho ripercorso tutta la mia carriera, è stato un omaggio a tutte quelle persone che mi seguono dal 1971 e vorrei tanto che il viaggio che abbiamo fatto insieme nell’arco di quelle due ore possa essere rivissuto grazie all’Home Video.
Intervista di Alessandra Cuturi e Gabriella Peri apparsa sul numero 16 di Chez Mimì
Mia Martini canta "Rapsodia" all'Eurofestival 1992:
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domenica 9 gennaio 2011

Mia Martini: 'Il canto? Una comunicazione col cielo'


Una delle ultime interviste a Mia Martini realizzata dal giornalista Maurizio Gregorini nell'aprile del 1995.


- Dopo anni spesi alla passione della canzone e al di là dei molti dischi realizzati, come vorrebbe essere apprezzata dalla critica quanto dal pubblico?
Per quella che sono: un artista strana, perché canto e sono una interprete. La gente crede, in modo superficiale, che tutto ciò sia dovuto alla mia voce. Spesso sono portata a crederli dei folli, tant’è che si tratta di una situazione che mi fa pensare ad un mito possibile, mito che mi riguarda e che è soggetto ad un fanatismo che rasenta il razzismo. Qui mi desiderano tutti, ognuno mi vuole, sia i discografici sia i musicisti, che debbo dire mi amano molto. E mi vogliono anche coloro che per me – in qualità di artista – nutrono una stima immensa. Quel che mi offende e umilia è il fatto che parecchi dei miei fan non acquistano i dischi che produco e, anzi, trovano irrispettoso che non sia io a fargliene dono. Quando mi incontrano in strada serbano rancore, sembrano incazzati. Credo di essere l’unica a vivere in Italia questo privilegio (ride, divertita, ndi), sì il privilegio amaro di avere un tipo di fanatismo simile. E ciò vale anche per gli autori: ognuno pensa di scrivere per me secondo il loro metro di misura, la loro maniera di vivere le situazioni. La versatilità che mi fa essere unica nel mondo della musica, e l’amare il tipo di espressione, è stata molte volte oggetto di liti immense coi discografici, colpevoli di volermi in un certo modo, imponendomi tipi di canzonette che chiunque si rifiuterebbe di interpretare. Inoltre, quando mi dicono che un certo tipo di struttura musicale la posso interpretare solo io, avverto come una fitta al cuore, un infarto possibile: non solo mi prende un colpo, la considero una violenza sulla mia maniera, del tutto intima, di essere un’artista. Pezzi fatti con passaggi inutili o scritti con dei virtuosismi cretini e assurdi, puramente estetici, tanto da dimostrare a chissà chi che io sono una grande cantante. Oppure canzoni colme di sentimenti stolti, di passioni lacrimose, tanto da farmi rimpiangere la scelta di aver preso la strada della mia vocazione per intero. Mi domando come mai a nessuno è venuto in mente di scrivermi una cosa tipo ‘Attenti al lupo’ di Lucio Dalla, che mi piace tanto e canterei con grande piacere. Dunque, caro Maurizio Gregorini, tornando alla sua richiesta, cosa mi renderebbe appagata? Che molta gente mi riconoscesse in ‘Tutto sbagliato’, la canzone di Edoardo Bennato inclusa nel mio ultimo lavoro, appena uscito, una canzone colma di cose e situazioni che ho provato sulla mia pelle, macerie sulle quali mi sono riflessa. In me è ora nata un nuovo tipo di donna: è dalla morte che la vita prende origine, a tal punto da credere che la canzone di Edoardo sia una tra le più significative di questi ultimi anni; la trovo la più grande canzone d’amore di tutti i tempi, un testo dove si ammette che non v’è nulla di umiliante nel dichiararsi vinti. Allora nutrirei il bisogno che da questo uscisse ciò: che la gente come gli addetti ai lavori, e vi aggiungo anche quelli che dicono di amarmi, non mi usino come fossi già morta. Non lo sono ancora. Non voglio alcun tipo di pubblicità; mi basta solo sapere che gli altri abbiano capito e accettato che io sono fatta così e che mi possono amare con tutte le mie debolezze e le mie forze, che mi possano amare per quello che sono nella intimità. Proprio non so cosa mi potrà accadere in futuro. So solo che l’amore continua ad essere un equivoco, l’equivoco della mia vita. Certo può assumere connotati bellissimi, può addirittura sconvolgere, conservare tratti di pateticità come di tristezza o di gioia, ma resta sempre un equivoco. L’amore non esiste finché un essere umano si innamora di un altro solo per la motivazione che necessita di impossessarsi di qualcosa; l’amore si può rintracciare là dove si è compagni di viaggio, di un viaggio che vede gli esseri individui, ognuno coi bagagli propri, senza approfittarsi dell’altro per farsi portare il peso dei propri indumenti. Poi ci si può riposare insieme; ecco, questo per me è l’amore, tanto da voler nascere ancora una volta da ‘Tutto sbagliato’: è lì, in quella interpretazione particolare che ho messo le mie radici. E spero di esservi riuscita.


- Il suo rapporto con Ivano Fossati…
Oh Ivano… gli voglio bene così com’è. L’adoro. E poi è parte di me stessa. Io non gli voglio nemmeno più bene come uomo; è una entità che oramai mi ritrovo dentro. Purtroppo non siamo riusciti a rimuovere questo muro orribile che ci divideva. Quel che rimpiango di più è che noi non abbiamo giustificazioni. Quella degli artisti, perlomeno di alcuni, è una vita dura, che ci costa sangue. Parlo come donna e, come può ben notare, ho dovuto rinunciare ad un amore per me grande. L’ho pagato mio malgrado, perché tra un uomo e una donna non ci possono essere due star, non si può fare lo stesso lavoro. Non è una situazione presa a malincuore dalla donna, affatto. E’ l’uomo che non scende a patti col suo egoismo, incapace di costruirsi una strada con le proprie mani. Noi artisti non abbiamo bisogno di orgoglio, abbiamo bisogno di dignità, necessitiamo di contegno. E una donna questo lo sa, tanto è vero che da sola si può permettere il tipo di mestiere intrapreso, mentre un uomo ha sempre bisogno di una spalla su cui poggiarsi.

- Il suo ultimo disco mi sembra sia ottimo. Non trova?
Si, ma non è quello che amo in modo particolare. ‘Danza’, ‘Mimì’ e ‘I miei compagni di viaggio’ sono i solchi che ho amato di più e in cui continuo a riconoscermi, anche se si tratta di lavori che mi sono costati molto cari. C’è ben poco nella discografia che m’è stato concesso senza patimenti, a dispetto di tutto quello che mi hanno preso, di tutto ciò di cui mi hanno privata. Quello da lei suggerito, l’ultimo disco appunto, al contrario di quel che ho affermato poco fa, lo amo tutto, anche se l’amore di cui lo permeo è una passione semplice, naturale. E’ sempre il tentativo della ricerca, che mi fa innamorare della musica ogni giorno che mi tocca di vivere. Dunque sono costretta ad inventare di nuovo un amore che è sempre più difficile avere, dato che vi sono degli obblighi e le responsabilità… Così, per innamorarmi della musica debbo studiarla, capirla più a fondo. E’ in questo modo che ho provato interesse per la musica africana ed etnica. Sono costretta ad usare la musica nello stesso modo in cui sono stata usata io dal mondo discografico italiano: come una puttana, una che è un’esca. Non si scandalizzi. E’ proprio così: sono stata trattata e sono trattata come una puttana. Tant’è che per eccitarmi, debbo andare a pescare le emozioni in un tipo di origine ritmiche lontane dalla nostra melodia. Un tipo di eccitazione e di soddisfazione che mi porta a realizzare altri dischi, dischi che alla fine mutano e danno origine a delle metamorfosi curiose, a tal punto che divengono una cosa che non è di pari passo con ciò che amo nel momento specifico, ossia nel momento in cui mi sto occupando della realizzazione del prodotto. Forse si tratta di una fascino dai contorni erotici, non v’è dubbio. Tanto da farmi eccitare -e lo ripeto senza difficoltà- con una musica altra, per poi svendermi in una maniera decisamente dissimile. E’ questo il mio dolore continuo, senza fine, il conflitto eterno che è dentro di me. Vale a dire utilizzare la musica in una immagine sempre più colma di squallore, l’immagine pubblica, quella in cui noi artisti siamo relegati per forza di cose. Con questo non vorrei drammatizzare: la musica resta la dinamica della vita mia, il suo movimento e respirazione, tutto quel che non appartiene alla staticità. Mi affascina, mi sconvolge, mi offre scintille. Per questo credo che la musica non sia classificabile. Essa resta una idea e cantare è solo un modo di raccontare una storia, una emozione o una sensazione di ritmo che stai vivendo. Cosa chiedo ad una canzone? Che sia e resti qualcosa in cui si possa credere con innocenza, altrimenti non avrebbe senso alcuno ed io non potrei raccontarla.

- Oltre a quelli già citati non v’è altro solco a cui è legata in modo diverso? Non ve ne è nessuno che rappresenta al meglio il suo stato di animo di allora e di oggi?
Forse oltre a quelli a cui accennavo poco sopra non posso non menzionare ‘Quante volte ho contato le stelle’, un prodotto a cui resto legata in modo strano poiché mi rammenta, del tutto chiaramente e in maniera decisamente drammatica, il mio rapporto con Ivano. Lui stava incidendo ‘Città di frontiera’ e in mezzo c’era pure Loredana, un momento pietoso della mia vita.

- Il suo rapporto con Loredana è solido. Del resto è stato espresso con la partecipazione sanremese di “Stiamo come stiamo”.
Loredana quel Sanremo l’ha preteso. Con la forza. Forse avrei potuto vincere, ma con lei non è accaduto. Io le sono molto legata, ma Loredana deve imparare a portare le sue valigie da sola, come io faccio con le mie. Sono colma di ferite, stramazzo da ogni cellula del corpo, non posso prendere sulle mie spalle anche il suo peso. Del resto l’ho sempre aiutata, anche con Ivano e sappiamo tutti come sono andate le cose… Loredana mi ama e mi odia: mi ama perché sono sua sorella, mi odia perché sono una grande artista, una cosa che non digerisce. Ma lei è una cosa, io sono un’altra, proprio non riesce a capirlo. E di ciò soffro, è quello che causa avvicinamenti ed allontanamenti continui. Le valigie? Oh, si, le porto ancora; non è semplice liberarsi dei drammi. Ma sono state talmente tante le valigie che la vita mi ha assegnato che oramai giro col minimo indispensabile e se riuscissi a liberarmi anche del solo documento della carta di identità, sarebbe il massimo. Mi sento di vivere come un cane, in piena solitudine, allontanata da tutti. Sa, per farne un anno della vita di un cane noi umani dobbiamo consumarne sette. Non lo trova affascinante?.

- Il pubblico, i suoi fan, chi le vuole bene… come crede abbiano reagito al fatto che ad un certo punto della sua carriera lei si sia presentata in qualità di cantautrice?
Che sia una cantautrice fanno finta di non saperlo in molti. Ogni tanto qualche giornalista serio, quale lei è ad esempio, se lo rammenta, strano. Per quel che concerne i miei fan, essi m’amano in una maniera che ho sempre contestato e non è un caso anomalo che tanti dei fan-club a mio nome mi abbiano fatto causa: essi mi usano come una reliquia, una specie di mostro, fanno una cosa assurda: mi vogliono utilizzare da collezionisti e, lo ripeto, io non sono morta, perlomeno non ancora. Siccome sanno che a volte mando al diavolo la discografia e che sono a rischi di sparizione continua, mi usano come rarità, come reperto storico. I dischi che ho inciso in qualità di cantautrice vanno a ruba, e coloro che li posseggono se li fanno pagare cifre spaventevoli. E se non mi vedono su ‘Raro’ prezzata ad ottocentomilalire in su, non mi considerano nemmeno. Così li mando a quel paese, perché io non sono un cadavere, sono viva, anzi vivissima, e non realizzo dischi per i collezionisti già da adesso. Mettetemi prima in una fossa, poi discuterete il problema.

- Ma non sono tutti così ingordi…
Certo che no. Esiste un pubblico che ti offre sensazioni sconosciute, a tal punto che salire sul palco, entrare in scena è una esperienza sconvolgente, come ci si fidanzasse, un legame che l’artista estende nei riguardi di tutto il pubblico accorso. Lo definirei un rapporto intenso, privato, colmo di tenerezza. Ma in ciò vi è anche il fastidio di dover essere per forza sempre quella brava, per forza essere sempre la migliore. Come mi considero? Né una cantante, tanto meno una brava: so di essere solo un essere umano che tramite la musica può incontrare l’altro, può comunicare delle cose ad altre persone che, con le note, entrano in sintonia. Forse alla fine è quel briciolo di sospensione, di paura, che c’è ogni qualvolta si entra in scena, un briciolo che forse alla fine serve per farti divenire brava, perlomeno per coloro che sono accorsi ad un tuo concerto.
- ‘La musica che gira intorno’, è anche un disco in cui lei si riappropria del passato. Infatti, vi si ritrova una nuova interpretazione di ‘Piccolo uomo’, suo successo dei primi anni Settanta.
Si, è vero, e nei prossimi, o meglio, in ognuno dei prossimi che farò includerò ‘Minuetto’, ‘Donna sola’ e così via, fino a riprendermi, un poco alla volta, quei successi che la discografia m’ha rubato e che tuttora pubblica in antologie varie. Non sa? Da anni sono torturata da case discografiche che mi dicono che debbo soldi a destra e soldi a sinistra… La gente crede che campi sui diritti di interpretazione e passaggi radiofonici… Ah!, ma le pare? Le uniche ad intascare soldi sono le case discografiche e continuo ad essere perseguitata per una inadempienza inesistente… Mi auguro che tutto ciò abbia una fine, come spero terminino gli orrori perpetrati con delle compilation assurde… Io, per intanto, incido di nuovo canzoni mie, che sento sulla pelle, che mi appartengono e che non voglio facciano la felicità degli altri…

- Il suo lavoro ultimo doveva essere licenziato dalla Polygram. Invece è stato pubblicato dalla RTI di Berlusconi…
La Polygram ha pensato bene di bloccarne l’uscita. Una cosa da me considerata schifosa se pensa che il disco l’ho realizzato io, coi miei soldi, in due anni e con una pre-produzione personale che mi ha dissanguata, e la Polygram osa dire che il lavoro era di sua proprietà. Oh sì, l’ignoranza è una brutta cosa, tant’è che il direttore artistico della Polygram, appena arrivato, vale a dire assunto, considerava un disco di canzoni già edite di cantautori italiani di loro proprietà. Una situazione così scioccante e disgustosa, nonché cafona e priva di gusto. Allora, questi signori mi hanno privato del mio DAT trattandomi come la cameriera che va a rubare nei cassetti. A me in questo modo oltraggioso non tratta nessuno; lo dico some artista, come persona e come donna. Io non ho più parlato colla Polygram. Poi Nando Sepe mi rammentò che la RTI, tempo prima, aveva avanzato delle proposte da me rifiutate, perché io non ho mai amato Craxi e dunque non trovavo giusto fare parte della RTI: non era in sintonia col mio pensiero. Invece, senza la mia volontà, ho scoperto d’essere approdata nella casa discografica giusta, quella che cercavo da anni. Sono stati loro che hanno salvato le basi pagandole alla Polygram, quelle basi su cui avevo lavorato tanto a tal punto che rinunciarci era un dolore troppo grande, troppo immenso. Sì, è a loro che va la mia stima attuale e gli sono grata, sono dei professionisti seri, veri.
di Maurizio Gregorini - Foto di Moris Dallini

Il video di "I treni a vapore"

L’album "La musica che mi gira intorno" commentato da Mia Martini
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La musica che gira attorno a Mia Martini. Intervista del 1994 apparsa su Chez Mimì
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Mia Martini, un'artista dalla straordinaria versatilità. Intervista a Fio Zanotti
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Mia Martini era innamorata della Sicilia e l'ha scelta per iniziare l'ultimo tour http://questimieipensieri.blogspot.com/2010/06/era-innamorata-della-sicilia-e-lha.html

Per Mia Martini viva l'amore anche quando non c'è
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Mia Martini, una donna che dice di appartenere ad un'altra epoca

Là, nell'angolo, in quel buco di camerino sistemato un po’ alla meglio,per sembrare discreto, dove si mischiano caffè bollenti a lattine di coca, seduta, con la faccia verso il muro, sta Mia Martini. In una mano tiene lo specchio, nell'altra una sigaretta. Si mette a lavorare con rimmel e sottocipria, passa un velo di rossetto sulle labbra, sistema i lunghi capelli neri e dà una sistemata alle foltissime ciglia.

«Dieci minuti e sono da voi» dice ad un gruppo di giovani che le occhieggiano davanti, da un buco di finestra, allungando le mani per chiedere autografi. E' nervosa, si vede subito,arriva direttamente da Verona, dove ha partecipato al Festivalbar, domani, subito a Roma per le prove di un nuovo spettacolo, poi una serata a Modena, tra tre giorni ad Ancona e cosi via. Il suo sfogo non si fa attendere:

«Ho bisogno di riposo, non so cosa mi succede, ma sono stanca, stanca di correre da una parte e dall'altra; ho voglia di starmene in casa, di lavorare ad uncinetto, di andare al cinema e di guardare la tivù come fanno tutti».

Accende quasi con rabbia una sigaretta, vorrebbe sorridere ma un colpo di tosse aspro, secco e violento la scuote di colpo.

 «Va bene» - dice con un filo di voce - «è il prezzo del successo, quando mi chiamavo Mimi Bertè non andava certo cosi. Ecco, questo è uno di quei momenti bui che ogni tanto ti capitano: ti senti sola, non hai amici, la persona che ami è lontana e la routine ti porta in giro senza pietà.»

Fruga nella borsetta piena di mille cianfrusaglie e carezza il pincer, la cagnetta che le ha regalato la sorella e che si chiama con uno strano nome, moovie marjwuana.

«Chiariamo una volta per tutte i rapporti tra me e Loredana» - dice - «dopo le chiacchiere che sono state buttate in giro è meglio dire che non c'è ruggine o astio fra noi due. Siamo nate lo stesso giorno, lei tre anni dopo, ma siamo completamente diverse: lei è briosa, spumeggiante, socievole, io introversa, chiusa e severa, le stelle dicono che abbiamo ascendenti diversi...»

Crede all'oroscopo, ma non è superstiziosa, ama le cose del passato e dice di appartenere ad un'altra epoca

«Dovevo nascere per farla giusta, minimo nel 1920, infatti mi circondo sempre di cose antiche, di pizzi e di merletti della nonna, mi piace il liberty e tutto quello che deriva dal passato».

 Allunga una mano e mostra con orgoglio gli anelli che cingono le dita, ce n'è per tutti i gusti tanti sono, e la fila continua sul polso, dove i bracciali sono tre o forse più. S’interrompe per completare il trucco,e intanto parla dei suoi programmi:

«Tra pochi giorni inizio una tourneè con Aznavour, una "Convention" che mi porterà in Francia e comincerò a preparare un nuovo ellepi».

Adesso parla con più scioltezza, disposta persino alla battuta:

«Pensi, mi avevano proposto di fare del cinema, dovevo interpretare la Duse, l'immaginate Mia Martini nei panni della celebre diva? No, anche se il volto poteva andare bene, il resto era tutto da ridere; e io voglio evitare di ridere di me».

Arrivano quelli del complesso, «Che famo?», dice uno di loro, lei si volta, sistema il golf sulle spalle e risponde:

 «Facciamo "Donna con te", "Minuetto" e "Signora" come terza, poi quello che viene viene».

 Non c'è più tempo per parlare. Fuori sul pubblico passeggio una miriade di fans l'attende con ansia:

«Beh, forse è perchè è la prima volta che vengo a Piacenza».

Dice sorniona mentre si getta in mezzo alla calca. Poi sale sul palco e l'aria dimessa sparisce, la Mia Martini romantica, diventa aggressiva e scatenata, come la vuole e la conosce il pubblico. E gli applausi alla fine sono meritati.

Intervista di Giangiacomo Schiavi del 5/9/1975, rilasciata al quotidiano piacentino "La Libertà"


Mia Martini interpreta dal vivo "Donna con te" ed "Agapimu" Recital 1976

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Mia Martini ospite da Maurizio Costanzo show nel 1989
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sabato 8 gennaio 2011

Mia Martini ospite a Radio Montecarlo in "Radici" anno 1985 2a puntata


"RADICI" è un programma trasmesso da Radio Montecarlo nel 1985 e condotto da Mario Conte, Mimì è stata ospite per cinque puntate, nelle quali ha avuto la possibilità di parlare soprattutto dei suoi gusti musicali e dei suoi amatissimi compagni di viaggio.

2° puntata - 30 Luglio 1985
D - Ci sono molti personaggi in Italia che amano il blues e il jazz, soprattutto al sud. Le tue origini non sono strettamente milanesi, vero?
M.M. No, le mie origini sono strettamente calabresi, perchè sono di Bagnara Calabra, che è praticamente di fronte a Messina, è lì che affondano le mie radici.

D - Come mai c'è questo amore? E' vero, allora, che il sud risente di questa atmosfera molto nera, più del nord? Io, ad esempio, sono del nord ma mi sente "nero" nell'anima.
M.M. Sì, è una maniera diversa di viverlo, comunque non meno bella, noi del sud siamo più sanguigni, sentiamo le cose più attraverso l'intestino, mentre al nord ha un aspetto più spirituale, più mentale. Voglio dire che sono due diverse angolazioni ed è difficile sceglierne una!

D- Secondo a te, a che cosa è dovuta questa diversità?
M.M. Alla differenza di ambiente e di radici. Nel nostro sud sono talmente forti che non ci nascondono mai la realtà, non le camuffano, non attenuano nulla nella loro violenza, ci fanno vedere le cose talmente chiare, anche se sono crude e fanno male. Al nord è diverso, siamo più lunari e meno solari, si è più tenui, si tende ad ovattare gli angoli, a non far vedere esattamente le cose come stanno, si tinge la realtà di un colorino che ci piace, di rosa e celeste, secondo quello che preferisci. Tutto ci porta a sognare, ma quando vedi esattamente le cose come sono, come fai a sognare? E' lì la differenza.

D - Questo è dovuto anche alla città, alla fretta. a tutte queste cose.
M.M. Sì, è dovuto soprattutto alla luce che è fortissima. Lì bisogna mettersi gli occhiali scuri.

D- Nonostante tutto, vivi al nord, a Milano.
M.M. Nonostante tutto, vivo al nord, ma sto per trasferirmi, perchè sto tornando alle origini, esattamente a Bagnara, pensa un po'!

D. Io e Mimì ci siamo fatti tutta una disquisizione sul vivere in campagna, in centri minori e sul viviere a Milano o magari a Montecarlo.
M.M. O di vivere ad Asti, come Paolo Conte per esempio: le città di provincia sono meravigliose....

D......mentre Milano è ricca da spezzarti la schiena o addirittura da spezzarti il cuore.
M.M.....di spezzarti il cuore che, come dicevamo prima, può essere ancora sano ma può reggere una macchina spezzata.

D. Come dobbiamo fare, allora? In una città così è molto difficile.
M.M. Beh guarda, io quando ho deciso di trasferirmi non ho cercato casa a Milano alla prima occasione. Io parto da un presupposto, che non bisognerebbe mai perdere di vista, di non dover parcheggiare in una casa solo perchè sta lì, io amo molto gli animali, i cani e i gatti e, studiandoli, ho capito che prima vanno ad annusare in giro, se il posto gli piace, cominciano a cavare e si fanno la casa. Devo prima andare, allora, a cercare il posto che mi piace, se lo scopro e non ho le angosce, se ho la sensazione di essere dove voglio e non mi sento fuori luogo, vuol dire che è lì la mia casa.

D. Non è facile però, soprattutto con la crisi delle case e degli affitti.
M.M. Non cerchiamo scuse, non diciamo bugie pietose a noi stessi. E' facilissimo, basta fare delle scelte precise, non scendere a compromessi fra te e il mondo. Cos'è che ti piace? Quello che ti dà la città?
E' il posto per te, allora. Se invece tu cerchi quello che ti dà il piccolo paese o il piccolo centro di provincia e vai a vivere in città certo che stai male.

D. Vogliamo ascoltarci questo "Spaccami il cuore"? La prima volta che l'ho ascoltato ho detto: 'mah'. La seconda volta ho detto: 'però'!. La terza volta ne ero asolutamene innamorato perchè è una canzone molto bella, profonda ed intensa.

M.M. Come ti dicevo prima, Paolo Conte è un personaggio che ti avvelena pian piano, te lo trovi dentro e tu non capisci quando è che ci è entrato, improvvisamente dici.'mamma mia! Non lo contengo più, ma quando è successo tutto ciò? E' una roba che succede piano piano, lo sa lui quando.
D. Vogliamo parlare di questo tuo 45 giri che è arrivato dopo un periodo relativamente lungo di silenzio?
M.M. I miei periodi di silenzio sono lunghissimi, in fondo l'ho detto nel mio live "Miei compagni di viaggio": 'ed ora dico sul serio non vorrei cantare più'. Ed avevo, infatti, smesso di cantare, poi mi hanno praticamente 'quasi violentata' e devo dire che la 'violenza' più grande l'ha fatta proprio la bellezza di questo pezzo. Mi è venuta la voglia di cantarlo, ma mi sono limitata ad un 45 giri, non si sa mai! L'impresa di un album ancora non ho in mente di affrontarla.

D- Perchè? Hai paura?
M.M. No, non ho paura. Non so se mi piace ancora cantare, mi devo convincere se sto nel posto giusto con il mio cuore, senza che la mia testa magari vuole essere da un'altra parte.

D. Paolo Conte ti ha scritto questa canzone. Con chi l'hai incisa? Dove? Come? Quando e perchè?
M.M. L'ho incisa a Roma e sono tornata ad un vecchio mio amore che è Tonino Coggio con il quale come Mia Martini nel 71 ho fatto il mio primo album "Oltre la collina" insieme a Claudio Baglioni. Ho rimesso in piedi un gruppo che ho chiamato "La macchina" come, se ti ricordi, all'ecopa di "Padre davvero". "La macchina" non è propriamente il gruppo di musicisti che suona, visto che questo disco l'abbiamo suonato tutto con strumenti elettronici, compresa la batteria; di acustico c'è soltanto un basso e un pianoforte. "La macchina" è un gruppo che lavora insieme a me: sono i tecnici nei concerti, i discografici, chi fa la promozione. E' quell'ingranaggio incredibile che controlla se tutto funziona, perchè non si può andare in giro con una Rolls Royce che ha il motore di una Cinquecento. Deve funzionare tutto, i freni sono importanti come la maniglia, la portiera, come il volante ect.

D. Se state per uscire da casa e prendete la vostra automobile, controllate se tutto funziona...
M.M. .....e portatevi uno straccetto per pulire il vetro da dentro. Io sono fissata con la luce, bisogna sempre vedere, specialmente quando si guida una macchina.

D. Come fai, di notte?
M.M. Beh, io ci vedo di notte con gli occhiali bianchi, non ti preoccupare, trovo sempre il modo, per questo faccio pulire i vetri.


D. Ci lasciamo con l'ultimo brano di questa scaletta. Oggi siamo andati un po' sul jazz, cosa ci proponi alla fine?
M.M. Proporrei, di rilassarci un po', un angolo di poesia, di paradiso, di calore, di amore per il popolo, amore per la semplicità: sto parlando di Vinicius De Moraes.

D. Noi ci ritroviamo domani?
M.M. Certamente!

D. Sempre su 'Montecarlo' e sempre su 'Radici'.
M.M. Certamente! Mi piace questa cosa. Ciao.

 

Testo trascritto da Mila Giordani e pubblicato sulla fanzine Chez Mimì n° 28

Per leggere la prima puntata clicca qui:
http://questimieipensieri.blogspot.com/2011/01/mia-martini-e-stata-ospite-per-cinque.html

Il video di "Spaccami il cuore" 1985
http://www.youtube.com/watch?v=EymPIc6F5m0

venerdì 7 gennaio 2011

Mia Martini - Charles Aznavour accoppiata vincente









SUCCESSO Al PALASPORT DI BOLOGNA
Tra i nostri post più letti risulta "Quando il canto diventa poesia", recensione del concerto Mia Martini con Charles Aznavour redatta da Mila Giordani. Sulla scia di questo gradimento, pubblichiamo un prezioso articolo su questa splendida collaborazione a cura del giornalista Giorgio Martinelli, apparso su un noto quotidiano dell'epoca.


Abbigliata con una sorta di tunica stile anni Venti, color carnicino sfatto, una rosa antica pendula sul seno, i neri capelli castamente stirati sul capo e raccolti a crocchia sulla nuca, un trucco evidente (per reagire alla lucr cruda dei riflettori) ma non volgare, un insieme da interprete pirandelliana: così Mia Martini – stravolgendo di colpo l’immagine di sé costruita attraverso gli anni – è apparsa l’altra sera ai cinque-seimila spettatori convenuti al Palazzo dello Sport di Bologna per ascoltare lei ed Aznavour.
Cambiata esteriormente (forse il passaggio dalle balere ai grandi palcoscenici, forse il cambiamento del “suo” pubblico: non più ragazzini pieni di jeans e gomma da masticare ma gente appena più su con gli anni, del resto – ammette Mia – ormai ho 29 anni, era prevedibile), la Martini ci è apparsa mutata anche come artista: nel senso che i mezzi vocali sono sempre eccellenti ma la capacità interpretativa si è ulteriormente maturata e quindi affinata. L’altra sera ha presentato tutte canzoni già note del suo repertorio e perciò è stato più facile il raffronto ed anche più probante l’esame “dal vivo”. A nostro avviso le occorrerebbe soltanto un pizzico di maggior calore (che non c’entra con la drammaticità di cui dispone ampiamente) : un maggior uso di “vibrati”, per esempio, e magari anche un tantino di quello swing che dimostrò di possedere naturalmente quando ancora si chiamava Mimì Bertè. Ma sono sottigliezze: l’importante è che possiamo registrare con soddisfazione l’ascesa “giusta” di una nuova autentica interprete di canzoni. Da notare anche l’intelligente accompagnamento (al piano e negli arrangiamenti) che le ha fornito uno dei nostri rari musicisti “leggeri” di autentico valore, Angel Pocho Gatti. E successo alle stelle, entusiasmo generale.

Entusiasmo che si è ripetuto nella seconda parte, tutta occupata da Charles Aznavour (un’eccellente ed azzeccata accoppiata del divo francese con l’astro sorgente italiano, quella tentata da Franco Fontana, un impresario che si distingue per l’intelligenza colta e critica con cui costruisce i suoi spettacoli). Non sappiamo più quante volte (cioè altrettante) ne abbiamo scritto. Anche questa volta non possiamo che ripeterci: per sottolineare la grande professionalità, la sicurezza interpretativa da genuino attore, il gusto. Un gusto che si dirama in pratica in tre tipi di canzoni: quella amoroso-melodica pura e semplice (ma sempre lirica e gradevole), quella dei quadretti di costume (tipo Buon anniversario o Ti lasci andare), quella drammatica (Morire d’amore, Quello che non si dice ecc). E, in fondo a tutte, un sentimentalismo delicato e non stucchevole che conquista l’ascoltatore: a riprova che probabilmente non è così vero che il pubblico, noi tutti, si lascia travolgere rapidamente dall’aridità, dal cinismo addirittura. Bastano cinque o seimila persone che applaudono forsennatamente Aznavour per dimostrare quanto di genuino, quanto ancora di buono vi sia nell’animo di ognuno. Basta solo saperlo tirare. E Aznavour vi riesce.
Un ultimo appunto per rammentare uno splendido duetto Mia Martini-Aznavour nel notissimo brano Dopo l’amore: così bello, così sentito, così lirico da pretendere, ed ottenere, un meritatissimo bis.

Articolo di Giorgio Martinelli Febbraio 1977

Mia Martini e Charles Aznavour in "Dopo l'amore"
http://www.youtube.com/watch?v=g45C3WJt3HQ

Ecco un altro articolo su questa collaborazione Mia Martini con Charles Aznavour. Clicca qui:
http://questimieipensieri.blogspot.com/2009/10/quando-il-canto-diventa-poesia-mia.html

mercoledì 5 gennaio 2011

Mia Martini a Radio Montecarlo in "Radici" anno 1985 1a puntata


Mia Martini è stata ospite per cinque puntate a "Radici" un programma trasmesso nel 1985 da Radio Montecarlo e condotto da Mario Conti. Mimì ha avuto la possibilità di parlare soprattutto dei suoi gusti musicali e dei suoi amatissimi compagni di viaggio.

Radici 1° puntata - 29 luglio 1985

D - Mia Martini a "Radici". L'estate ti va bene perchè stai facendo tournèe, è vero?
Mia - Sì. mi sto divertendo molto, finalmente in giro con i ragazzi a cantare, suonare, a dire battute, ad inventarsi gli arrangiamenti, i pezzi, anche per strada, è proprio bello stare in tournèe.
D - "On the road"...
Mia - "On the road", esatto!

D- Parliamo di te. Hai iniziato nel 1970 e, ancor prima di cominciare questa difficile attività di artista, hai ricercato forse come tutti la commercialità, forse perchè dovevi vendere dischi. Poi, ad un certo punto, ti sei raffinata; ma, cominciamo dall'inizio.
Mia - Cominciamo dall'inizio, quando avevo tredici anni e mi chiamavo Mimì Bertè? Diciamo, allora, che ho avuto degli inizi strani e vari. A sei anni gà cantavo, studiavo lirica, danza classica e pianoforte, e mi sono ritrovata nelle chiese, all'età di nove-dieci anni, a cantare l'Ave Maria di Schubert. A tredici anni ho cominciato a girare con i gruppi e ho iniziato ad incidere dischi, mi chiamavo Mimì Bertè, ed il primo era "IL MAGONE" , mi ricordo. Ho passato così un pò di anni, facendo certo delle cose commercialissime, ma io avevo tredici anni, facevo canzoncine quasi per bambini. ho formato, poi, un trio, mi sono ritrovata a fare jazz. Passati un pò di anni, arriviamo al '70 con Mia Martini, con questo esordio con "Padre davvero", "Gesù è mio fratello", ecc. ecc.

D - Di quel periodo, scegli un brano.

Mia - Di quel periodo sceglierei il brano di uno degli artisti che mi ha più colpito all'età di 12-13 anni ed era Thelonius Monk.

D - Il mondo del jazz per Mia Martini, è bello parlare di jazz perchè il tuo ultimo 45 giri è stato scritto da un personaggio, che ha molto a che fare, ed è Paolo Conte, chiaramente. Torniamo a quel periodo: nel 1971 hai partecipato a questo famoso festival "alternativo", all'epoca si usava molto questa parola.
Mia - Sì, ti dirò che è stato il primo festival, quello che ha aperto la strada ad un serie interminabile di Festival d'Avanguardia e Nuove Tendenze. Questa era stata, come al solito, un'idea originale di Alberigo Crocetta, che aveva inventato questo Festival pop, che ha veramente sconvolto la vita a tutta la musica italiana, perchè dal '70 in poi molte cose sono cambiate, moltissime...

D - All'epoca c'era questa ricerca dell'alternativo, al quale si sta tornando anche un pò adesso, si sta cercando di scoprire il gruppettino che ti fa un certo tipo di musica, magari andandolo a trovare nelle registrazioni più strane, perchè arrivano da Londra, ma questo periodo di mezzo che è nato dal '75 all'85 è stato un pò bruttino per la musica mondiale e soprattutto per quella italiana; che ne dici?
Mia - Sì, è vero, ci sono stati diversi "cancri" che hanno avvelenato la musica, infiltrazioni malefiche che sono arrivate da tutte le parti. I primi sintomi si sono avuti all'arrivo della famosissima, orribile disco music che ha cominciato veramente a distruggere gran parte della qualità della musica internazionale. Per non parlare, poi, dell'arrivo in massa delle famose radio libere con, purtroppo, optional di dj, veramente ignoranti, che, oltre a non conoscere la lingua italiana, hanno fatto veramente un brutto lavoro anche per i ragazzi giovani che ascoltavano la nostra povera lingua italiana che è stata distrutta da questa ondata terribile, anche la musica ne ha risentito parecchio...


D -Scegli il secondo brano di questa tua scaletta.
Mia - Io vorrei, visto che queste radici mi ricordano molto i miei compagni di viaggio, inserire Randy Newman, grandissimo compositore, cantautore, musicista internazionale, poco fortunato perchè fa delle cose esattamente non molto commerciali, feglio del grande Alfred Newman, compositore di colonne sonore di films. Non sto qui a spiiegare chi è Newman: per me è uno dei musicisti più completi che esistono al mondo, in senso assoluto, io vorrei fare ascoltare "Guilty".
D - Mia Martini e il jazz, Mia Martini e Randy Newman. Tu suoni bene il pianoforte?
Mia - Bene? Dio mio no, io suonicchio il pianoforte, chitarre, percussioni, ecc... Suono così, giusto perchè quando scrivo musica mi piace studiare prima gli arrangiamenti da sola, ma difficilmente suono in pubblico.
D - Beh, l'hai fatto anche alla televisione!
Mia - Qualche volta, sì.D - Quando è stato? A Sanremo? 2-3 anni fa?
Mia - No, l'ho fatto in Rai, da qualche parte. A Sanremo no, si cantava dal vivo sulla base.D - Io mi ricordo, saranno 2-3 anni fa, quando hai fatto il tuo penultimo 45 giri, che l'hai cantato proprpio lì con il pianoforte. Sono rimasto molto bene impressionato perchè hai tirato fuori tutta la tua voce, dai toni più bassi ai toni più alti...
Mia - "E non finisce mica il cielo" di Ivano Fossati.

D - Siamo arrivati, dunque, ad un altro pezzo con il quale ci salutiamo,tu sai benissimo che ci ritroviamo domani e poi per tutta la settimana. Che cosa hai scelto per l'ultimo pezzo?
Mia - Beh, visto che abbiamo parlato di Fossati, io manderei un brano del suo ultimo splendido album "Ventilazione" intitolato "Viaggiatori d'Occidente".

D - Ti piace viaggiare?
Mia - Sì, mi piace molto, in questo caso siamo noi viaggiatori che ce ne andiamo da un'altra parte del mondo. Sì, viaggiare è una cosa splendida perchè amo molto la gente e credo che la maniera migliore di conoscerla sia proprio quella di andare in giro a cercarla.

D - Mimì, corri a prendere il sole in spiaggia, adesso, noi ci ritroviamo domani.
Mia - Immediatamente!!
Testo trascritto da Mila Giordani e pubblicato sulla fanzine Chez Mimì n° 27


Ecco la 2a puntata dell'intervista:
http://questimieipensieri.blogspot.com/2011/01/mia-martiniospite-radio-montecarlo-in.html
Il video di "E non finisce mica il cielo" da "Tutti insieme" 1982:

domenica 2 gennaio 2011

Come nasce una canzone. Mia Martini racconta come è nato il duetto con Claudio Baglioni "Stelle di stelle"


Era dai tempi di “Oltre la collina” del 1971, che Mia Martini e Claudio Baglioni, allora praticamente sconosciuti, non avevano più lavorato insieme e questo ritorno nel 1990 con questo duetto "Stelle di stelle" conferma la ritrovata popolarità di Mia Martini e che, come ha detto lei stessa, le collaborazioni non sono datate con le stagioni e con gli anni e che vengono fuori al momento opportuno. Mia Martini racconta come è nato il duetto a Radio Verde Rai.

Secondo me “Stelle di stelle” è uno dei brani più belli mai realizzati. E’ nato da una idea di Claudio, mi ha chiamato e mi ha chiesto se ero disponibile a cantare un pezzo insieme a lui nel disco. La prima volta che mi ha fatto sentire la canzone non era esattamente così, come poi è stata sviluppata in un secondo momento da Claudio. Era un pezzo molto più breve che avremmo dovuto cantare all’unisono.
Abbiamo ascoltato insieme questa prima stesura, a me è piaciuta molto e poi Claudio mi ha richiamato e mi ha detto: ‘ho sentito la tua voce, mentre provavi insieme a me, e ho cambiato completamente la stesura costruendo praticamente un’altra canzone nella canzone.

Ho trovato bellissima questa cosa, oltretutto anche molto nuova, perché è un pezzo veramente all’avanguardia, non era mai stato scritto in questa maniera, sia per quanto riguarda il lato melodico che il lato armonico. Addirittura ha aggiunto una parte di testo, mentre prima dovevamo cantare le stesse parole, improvvisamente, la mia è diventata come una specie di voce della coscienza.

Con il mio intervento, il pessimismo dell’artista che fa questo cammino all’indietro e poi smette di brillare e sparisce dalle scene, viene un attimino illuminato da un po’ di speranza. E allora io gli dico queste cose che cercano di risollevare il suo pessimismo: ‘ma può il cielo finire qui, può il mare finire prima dell’orizzonte…’ Gli offro questa speranza che poi in fondo è la forza che vuole ricevere un artista per riuscire ad andare avanti, perché è molto difficoltosa la strada da percorrere.

Melodicamente ha aggiunto dopo una parte, che è quella mia cantata, che non è conseguente alla melodia che canta lui ma è scritta come se fosse una partitura di basso, addirittura un contrabbasso, nel brano ci sono pochissimi strumenti, c’è un pianoforte, la batteria -sono soltanto delle spazzole, molto raffinate e leggere- e c’è questo contrabbasso meraviglioso registrato con tre sovrapposizioni e tre bassi diversi, per cui diventa tutto molto avvolgente e coinvolgente, la mia parte musicalmente è un po’ più intesa come una batteria tra la ritmica e il supporto del contrabbasso, è anche divertente per me entrare in questa melodia in maniera completamente diversa dalle mie normali interpretazioni.

Mia Martini ospite a Radio Verde Rai 1992


Il video di "Stelle di stelle"


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